BOLOGNA ISTITUZIONE MUSEI – MOSTRE IN CORSO

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DGA515676 Giuseppe Garibaldi stands down in Capua, October 1860 by Girolamo Induno, oil on canvas, 1861; (add.info.: Italy - 19th century - Giuseppe Garibaldi stands down in Capua, October 1860. Painted by Girolamo Induno (1825-1890), 1861. Oil on canvas. 64cm x 50.5cm. Artwork-location: Milan, Civico Museo Del Risorgimento (History Museum)); De Agostini Picture Library / G. Cigolini; out of copyright

Museo civico del Risorgimento – Piazza Carducci 5
“Ebrei in camicia rossa. Mondo ebraico e tradizione garibaldina fra Risorgimento e Resistenza”, fino al 29 marzo 2020

Si deve a un rinnovamento storiografico affermatosi solo in anni recenti l’affiancamento al paradigma del Risorgimento come movimento di riscatto e indipendenza nazionale, dell’immagine rimasta a lungo inesplorata, ma non per questo di minore interesse e incisività, del movimento di emancipazione civile e sociale di cui furono attive protagoniste le comunità ebraiche presenti in Italia.
È dedicata al tema del forte impegno volontaristico di questa minoranza, nel più ampio quadro del rinnovamento politico che investì l’intera società italiana nel processo di costruzione e consolidamento dello Stato unitario, la mostra “Ebrei in camicia rossa. Mondo ebraico e tradizione garibaldina fra Risorgimento e Resistenza”.
Prima tappa di un progetto espositivo itinerante a cura di Eva Cecchinato, Federico Goddi, Andrea Spicciarelli e Mattia Stefanori, la mostra è realizzata dall’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini “Giuseppe Garibaldi” (ANVRG) grazie al contributo annuale del Ministero della Difesa, con il patrocinio del Museo civico del Risorgimento di Bologna e del Museo Ebraico di Bologna.
Il percorso espositivo si articola in 17 pannelli di carattere generale e 9 biografici che forniscono un chiaro quadro del contesto storico-sociale nel quale si mossero i rappresentanti della comunità ebraica dal Risorgimento all’età liberale, dalla ripresa della tradizione garibaldina alla Grande Guerra, dal fascismo alla Guerra civile spagnola, dalla Resistenza alla rinascita democratica del Paese. A questi testi didattici e divulgativi si affianca una ricca selezione di materiali normalmente non visibili al pubblico, scelti tra il patrimonio conservato nella biblioteca e nell’archivio del Museo civico del Risorgimento (documenti, fotografie, uniformi, armi, cimeli) e altri oggetti provenienti da collezioni private. Tra queste va menzionata per rilievo la raccolta della Sezione di Bologna dell’ANVRG, depositata presso il museo nel 1997 per volontà dell’allora presidente Gian Giacomo Albertelli, che comprende tutto il materiale fino ad allora conservato presso la sede di Porta Galliera. Il complesso dei materiali, pertinente sia alla Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini della locale sezione e della Federazione regionale Emilia-Romagna, sia all’Associazione Fratellanza garibaldina, consiste in un nucleo di oggetti e in un nucleo documentario che comprende libri, periodici e ritagli di giornali, fotografie e documenti inerenti l’attività societaria (corrispondenza, documentazione contabile, elenchi dei soci, atti relativi l’organizzazione di cerimonie ed eventi commemorativi, etc.) lungo un arco cronologico che va dalla fine dell’Ottocento agli inizi degli anni ’90 del Novecento.
Info: www.museibologna.it/risorgimento

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – via Don Minzoni 14
“Galleria de’ Foscherari 1962 – 2018”, fino al 1° marzo 2020

La Project Room del MAMbo prosegue la sua attività espositiva con “La Galleria de’ Foscherari 1962 – 2018”, mostra che ricostruisce la nascita e lo sviluppo di un punto di riferimento per l’arte contemporanea a Bologna e non solo.
La Galleria de’ Foscherari, fondata da Enzo Torricelli, al quale si uniscono in seguito Franco Bartoli e Pasquale Ribuffo, nasce nei primi anni Sessanta e fin dall’inizio articola il proprio programma di attività su due filoni d’indagine strettamente connessi: l’attenzione alla tradizione criticamente consolidata e l’interesse per la ricerca e la sperimentazione.
Accanto a un fitto calendario di mostre che si sono sviluppate in queste due direzioni, segnando la vita culturale della città, la galleria ha portato avanti un’attività editoriale rappresentata non solo da cataloghi e monografie, ma anche da una collana di quaderni su temi specifici curata storicamente da Pietro Bonfiglioli, oggi selezionati e ristampati nella pubblicazione antologica “Il Notiziario della Galleria de’ Foscherari (1965-1989)”, che esce in occasione della mostra per la cura di Vittorio Boarini.
L’esposizione al MAMbo vuole essere un riconoscimento, un ulteriore contributo alla lunga e ricca storia della galleria e un omaggio alla figura di Pasquale Ribuffo, scomparso nel 2018.
L’allestimento accosta un’ampia scelta di materiali storici – fotografie, documenti, cataloghi, locandine, inviti – a una selezione di opere di artisti che hanno segnato i momenti chiave nell’attività della de’ Foscherari: Pierpaolo Calzolari, Mario Ceroli, Pirro Cuniberti, Luciano De Vita, Marcello Jori, Sophie Ko, Luigi Mainolfi, Piero Manai, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Claudio Parmiggiani, Concetto Pozzati, Germano Sartelli, Mario Schifano, Vedovamazzei, Gilberto Zorio.
Info: www.mambo-bologna.org

In occasione di ART CITY Bologna
“AGAINandAGAINandAGAINand”, fino al 3 maggio 2020

“AGAINandAGAINandAGAINand” è la mostra collettiva curata da Lorenzo Balbi con l’assistenza curatoriale di Sabrina Samorì e promossa da MAMbo in co-progettazione con Laminarie.
La Sala delle Ciminiere appare trasfigurata dalla presenza peculiare dei lavori di sette tra i più noti artisti contemporanei: Ed Atkins, Luca Francesconi, Apostolos Georgiou, Ragnar Kjartansson, Susan Philipsz, Cally Spooner, Apichatpong Weerasethakul.
Il tema della ciclicità e del superamento della rappresentazione lineare del tempo pervade il dibattito scientifico contemporaneo a tal punto da poter essere considerato dai fisici il centro di una rivoluzione del pensiero che ci sta portando a riconsiderare l’idea stessa di tempo attraverso nuove teorie come quella delle stringhe e della gravità quantistica a loop.
“AGAINandAGAINandAGAINand” si pone l’obiettivo di indagare il tema del loop, della ripetizione e della ciclicità nella contemporaneità, analizzandolo da diverse angolazioni attraverso le opere di artisti che hanno posto l’argomento al centro della propria ricerca.
Il progetto espositivo si sviluppa seguendo diversi approcci: uno sociologico che guarda all’impatto delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi di organizzazione del lavoro sulla vita psicologica e fisica dell’essere umano; uno filosofico e religioso che prende ispirazione da forme di conoscenza e di credenza basate sull’olismo, sulla reincarnazione e sulla ciclicità temporale; fino ad uno ecologico che propone nuovi modelli di produzione e consumo basati su una rinnovata coscienza della cultura rurale.
Info: www.mambo-bologna.org – www.artcity.bologna.it

In occasione di ART CITY Bologna
“Figurabilità. Pittura a Roma negli anni Sessanta”, fino al 30 giugno 2020

La prima sala della collezione del MAMbo viene riallestita intorno a una delle opere più conosciute e ricercate delle raccolte permanenti: “Funerali di Togliatti” di Renato Guttuso.
L’esposizione, a cura di Uliana Zanetti e Barbara Secci, documenta l’emergere di una giovane generazione di pittori nella Roma degli anni Sessanta, in dialogo con le ricerche artistiche e le posizioni politiche di Guttuso, ritenuto il più autorevole pittore figurativo italiano dell’epoca. Opere di Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Titina Maselli, Mimmo Rotella, Mario Schifano e Giuseppe Uncini vengono messe in relazione con l’imponente dipinto di Guttuso.
Archiviata la diatriba fra realismo e astrattismo che, nell’ambito della sinistra, aveva determinato alla fine degli anni Quaranta la pesante rottura fra Guttuso e i membri del Gruppo Forma 1, il maturo pittore guardò con interesse, ricambiato, ai nuovi tentativi di rigenerare la figurazione ibridando immaginario popolare o simboli propagandistici con rimandi storici e stilistici all’arte del passato. Il problema che accomunò molti artisti italiani del periodo fu, del resto, proprio quello di mantenere un rapporto efficace, anche sul piano politico, fra arte e realtà.
“Figurabilità. Pittura a Roma negli anni Sessanta” offre lo spunto per riprendere il tema sempre dibattuto dell’attualità della pittura, cinquant’anni fa come oggi; non a caso proprio nel 2020 Arte Fiera e ART CITY riservano un’attenzione particolare a tale medium.
Il riallestimento della sala è stato infine occasione per procedere al restauro conservativo di due opere di Renato Mambor e Titina Maselli.
Info: www.mambo-bologna.org – www.artcity.bologna.it

In occasione di ART CITY Bologna
“Claudia Losi. Ossi”, fino al 30 giugno 2020

Il progetto, curato da Matteo Zauli e promosso da MAMbo in collaborazione con Museo Carlo Zauli, coinvolge Claudia Losi, artista italiana dal forte profilo internazionale, che si contraddistingue non solo per la qualità espressiva della propria ricerca, ma anche per l’eterogeneità delle pratiche artistiche e delle tecniche utilizzate, oltre che per le implicazioni poetiche, sociali e paesaggistiche.
L’opera si pone come nuovo capitolo di un ciclo di lavori su un tema ricorrente: Ossi, ovvero un gruppo di sculture – costole di balena realizzate in collaborazione con l’azienda di Montelupo Tuscany Art in terra dell’Impruneta e prodotte da Fondazione Museo della Ceramica di Montelupo e Comune di Scandicci – richiama non solo il mistero profondo e l’aurea mistica che il grande cetaceo porta con sé, ma una riflessione profonda su storia e natura e, per deduzione, tra natura e scultura.
Ossa di balena che, inoltre, caratterizzano l’identità di più di un luogo; un’opera dunque che affonda le proprie radici in un immaginario antropologico.
Info: www.mambo-bologna.org – www.artcity.bologna.it

Villa delle Rose – via Saragozza 228/230
In occasione di ART CITY Bologna
“Muntadas. Interconnessioni”, fino al 22 marzo 2020

“Muntadas. Interconnessioni” è la prima personale di Antoni Muntadas realizzata in un’istituzione museale italiana, a cura di Cecilia Guida e Lorenzo Balbi e promossa da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna in collaborazione con Artium, Centro-Museo Vasco de Arte Contemporáneo di Vitoria-Gasteiz, Álavacon la partnership di Fondazione Federico Zeri e con il patrocinio di Dipartimento delle Arti Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
La mostra segue sul piano temporale la personale allestita presso Artium, Centro-Museo Vasco de Arte Contemporáneo di Vitoria-Gasteiz dal 4 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020. Le due esposizioni gemelle si differenziano per il peculiare rapporto con gli spazi espositivi: l’allestimento di Bologna è stato pensato appositamente per la dimensione “domestica” della settecentesca Villa delle Rose, dando vita a un percorso che favorisce un rapporto intimo con il visitatore, a partire dall’avvertenza che lo accoglie all’entrata “Attenzione: la percezione richiede impegno”.
“Muntadas. Interconnessioni” presenta un’analisi trasversale del lavoro dell’artista, che va dai primi anni Settanta a oggi, stabilendo nuovi campi di significato e relazioni puntuali tra i temi ricorrenti nella sua ricerca interdisciplinare: la globalizzazione, il capitalismo transnazionale, la nozione di dispositivo, la relazione pubblico/privato, i rapporti tra monumenti e memoria, le “microfisiche” del potere, l’interrogazione dell’archivio, i processi della traduzione, la circolazione delle informazioni, l’immaginario politico veicolato dai media.
Il titolo si riferisce a una frase dello storico dell’arte e dell’architettura Mark Wigley che definisce l’artista come “una città, piuttosto che una persona, una rete di spazi di scambio che opera per lunghi periodi, piuttosto che un individuo”, evidenziando il carattere di viaggiatore nomade e instancabile networker che ha contraddistinto Muntadas nel corso della sua lunga carriera.
La mostra è accompagnata da una pubblicazione (Corraini Edizioni) che si concentra su argomenti quali lo spazio pubblico e il potere esercitato attraverso i media, in tutte le sue forme e potenziali situazioni nella vita quotidiana, con saggi critici di Beatriz Herráez, Lorenzo Balbi, Cecilia Guida, Arturo fito Rodríguez Bornaetxea, Roberto Pinto e Gabriel Villota Toyos.
Info: www.mambo-bologna.org – www.artcity.bologna.it

Museo della Musica – Strada Maggiore 34
In occasione di ART CITY Bologna
“Donatella Lombardo. Partiture Mute. Note a margine”, fino al 23 febbraio 2020

Con le “note a margine” concepite appositamente per gli spazi del Museo della Musica, Donatella Lombardo propone un’ulteriore elaborazione del ciclo intitolato “Partiture mute,” esposto per la prima volta nella personale “Remediation, Digital memory under decostruction” alla Galleria Spazio Testoni nel 2016.
Si tratta di riproduzioni su tela di partiture musicali, tese su piccole strutture convesse sulle quali l’artista sovrappone leggere trame di fili colorati avvolti su spilli e fuselli. Questi lavori sono il risultato di un’indagine compiuta ai margini della storiografia musicale per riscoprire le opere di compositrici poco conosciute, quando non del tutto dimenticate, vissute fra il XII e il XX secolo ed eseguite assai raramente. HiIdegard von Bingen, MaddaIena CasuIana, Francesca Caccini, Barbara Strozzi, IsabeIIa Leonarda, EIisabeth Jacquet de La Guerre, Fanny Hensel, Anna Bon, fra le altre, si sono impadronite di un linguaggio da cui, in quanto donne, erano sostanzialmente escluse, sfidando con determinazione le censure culturali dei tempi a cui sono appartenute.
Lombardo interviene non solo per invocare un doveroso risarcimento storico dei loro testi musicali, ma anche per interrogarci sulla loro interpretazione e sul significato del loro recupero con un esperimento di traduzione visiva che tenta di riconsegnarne in chiave spaziale ritmi, cromie, intensità. L’associazione di queste partiture con il ricamo e la tessitura è per l’artista esito quasi naturale di una ricerca che, fin dai suoi esordi, si è sviluppata prevalentemente attraverso pratiche tessili, ma in questi suoi lavori attesta un altrettanto consolidato interesse per l’evoluzione dei codici linguistici, per i mezzi e i supporti materiali di cui si avvalgono e per il loro impatto sociale nell’organizzazione dei rapporti di dominio.
Dalla musica, dall’artigianato, dalle arti visive, dalla cultura digitale Lombardo estrae saperi e strumenti per esplorare possibilità di innesti e combinazioni, fino a proporre, in questo caso, una notazione personale in cui immagine artistica e composizione musicale coincidono perfettamente.
La mostra, a cura di Uliana Zanetti con la consulenza scientifica di Anna Rosa Vannoni (Conservatorio di Musica G.B. Martini di BoIogna), Dario Lo Cicero (Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo) e della Fondazione Adkins Chiti – Donne in Musica, è promossa da MAMbo | Museo della Musica in collaborazione con Galleria Spazio Testoni.
Info: www.museibologna.it/musica – www.artcity.bologna.it

Casa Morandi – via Fondazza 36
In occasione di ART CITY Bologna
“Francesca Ferreri. Gaussiana”, fino al 22 marzo 2020

“Gaussiana” è il titolo di un’opera di Francesca Ferreri, che si colloca nella sala centrale di Casa Morandi e dà il nome all’intera mostra, curata da Lorenzo Balbi e promossa dal Museo Morandi.
Il lavoro si inserisce nel solco di una ricerca più ampia, che cerca nell’intreccio tra restauro e algoritmi matematici spunti poetici per un approccio scultoreo che si pone, sullo sfondo, il problema dell’incognita. I tre elementi della scultura, che prendono vita lungo un asse longitudinale, nonostante la linearità e la struttura modulare mostrano evidenti sconfinamenti nell’organico: la leggera carta che essi sorreggono – punteggiata di scritture asemiche, a metà fra espressioni matematiche e notazioni coreografiche – suggerisce, pur nella sua esilità, il senso dell’opera.
La curva gaussiana, largamente usata nelle scienze naturali e sociali per rappresentare graficamente la distribuzione di una popolazione su di una qualunque variabile, tende, come noto, all’infinito. L’opera qui presentata raggiunge invece da entrambe le parti un ‘punto zero’, ed è la sua immediata ripartenza a rispondere in qualche modo al bisogno di infinito.
Il lavoro di Francesca Ferreri dialoga con l’idea e la pratica del restauro in maniera personale attraverso la scultura e il disegno. L’obiettivo dichiarato è recuperare l’idea di gap, che il restauro è destinato a colmare, ed elevarla fino a farla diventare soggetto del proprio lavoro. L’artista ricostruisce oggetti immaginari esplorando falsi ricordi e interpretazioni utilizzando un approccio creativo anziché filologico al restauro.
Info: www.mambo-bologna.org – www.artcity.bologna.it

Museo Archeologico – via dell’Archiginnasio 2
“Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”, fino al 24 maggio 2020
Il Museo Civico Archeologico presenta un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui sono riuniti circa 1400 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali.
La mostra, promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia ed Antichità italiche dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, è realizzata da Electa e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
Il progetto scientifico è a cura di Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche). Il progetto di allestimento è a cura di Paolo Capponcelli, PANSTUDIO architetti associati.
L’esposizione conduce i visitatori in un itinerario attraverso le terre degli Etruschi e mostra come non esista una sola Etruria, ma molteplici territori che hanno dato esiti di insediamento, urbanizzazione, gestione e modello economico differenti nello spazio e nel tempo, tutti però sotto l’egida di una sola cultura, quella etrusca. Non c’è miglior metafora che quella del viaggio, per spaziare in un vasto territorio compreso tra le nebbiose pianure del Po fino all’aspro Vesuvio, attraverso paesaggi appenninici e marini, lungo strade e corsi fluviali.
La prima parte del percorso offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere al visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco, attraverso oggetti e contesti archeologici fortemente identificativi. Così preparato, il visitatore può affrontare la seconda sezione, dove si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi.
La mostra dialoga naturalmente con la ricchissima sezione etrusca del museo, che testimonia il ruolo di primo piano di Bologna etrusca, costituendo, quindi, l’ideale appendice al percorso di visita dell’esposizione temporanea.
Info: www.museibologna.it/archeologico – www.etruschibologna.it

Museo del Patrimonio Industriale – via della Beverara 123
“Noi siamo la Minganti: Bologna e il lavoro industriale tra fotografia e memoria (1919-2019)”, fino al 10 maggio 2020
La mostra, realizzata in occasione del centenario delle Officine Minganti, racconta la storia della fabbrica bolognese come luogo del lavoro e della produzione accostando un’ampia selezione di fotografie d’epoca e una raccolta di materiali documentali.
Il percorso espositivo è caratterizzato da una selezione di fotografie provenienti sia dagli archivi della Camera del Lavoro di Bologna, della Fiom-Cgil Bologna e del Museo del Patrimonio Industriale che da donazioni di ex dipendenti.
Le immagini documentano, in un arco temporale che va dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta del Novecento, gli ambienti interni ed esterni della fabbrica, il lavoro nell’officina e negli uffici tecnico-amministrativi e la lunga lotta contro la chiusura (il declino inizia dagli anni Settanta, prosegue con l’amministrazione controllata degli anni Ottanta e arriverà alla fine con una lunga e complessa procedura fallimentare conclusasi solo nel 1997).
Un ulteriore nucleo di fotografie mostra gli spazi abbandonati nei primi anni Duemila e l’odierna rifunzionalizzazione dell’area come centro commerciale.
Completano l’esposizione due spazi tematici: il primo è legato alla produzione Minganti con cataloghi e oggetti donati da ex lavoratrici ed ex lavoratori.
Il secondo è dedicato alla Virtus Minganti pallacanestro: le Officine Minganti sono state infatti il primo sponsor in assoluto della società sportiva tra il 1953 e il 1958, anni in cui furono conquistati due Campionati italiani, nel 1954-’55 e nel 1955-’56. In mostra sono visibili fotografie dell’Archivio Storico Virtus, una maglia e riviste sportive dell’epoca provenienti da collezioni private.
Arricchiscono il percorso una video-installazione e alcune video-interviste a ex dipendenti, che restituiscono memoria all’aspetto umano della produzione industriale.
La mostra fa parte del più ampio progetto “Il lavoro e la Minganti”, lanciato in occasione del centenario della fondazione delle Officine in sinergia con il progetto Bologna metalmeccanic@, co-promosso dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, dal Museo del Patrimonio Industriale, da associazioni di ricerca storica e promozione culturale come Clionet e da Fiom-Cgil Bologna. Significativa ed importante è stata l’attivazione di un gruppo di ex-lavoratori ed ex-lavoratrici delle Officine Minganti, costituitosi nel Comitato Minganti Storica, interessati a non disperdere l’importante memoria e cultura del lavoro che ha trovato espressione nello stabilimento metalmeccanico nel corso del Novecento.
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

Museo Davia Bargellini – Strada Maggiore 44
In occasione di ART CITY Bologna
“Antonello Ghezzi, con la partecipazione di Luigi Mainolfi. Via libera per volare”, fino al 1° marzo 2020
In omaggio alla figura di Gianni Rodari, di cui nel 2020 ricorre il centenario della nascita, il duo artistico bolognese Antonello Ghezzi, formato da Nadia Antonello e Paolo Ghezzi, ha ideato il progetto “Via libera per volare” inserito nel calendario celebrativo “100 Rodari” che riunisce numerose iniziative accomunate dal tema della fantasia, per far conoscere meglio l’opera del celebre scrittore e pedagogista e la sua attualità.
Gli artisti si sono ispirati alla favola di Rodari intitolata “Il semaforo blu”, in cui l’autore immagina comparire improvvisamente nel centro di Milano un semaforo che emette una luce azzurra anziché rossa, gialla e verde. Il fatto provoca non poco scompiglio tra i cittadini, i quali faticano a comprenderne il senso, fino alla magica rivelazione: si tratta di un “via libera per volare” destinato a chiunque abbia il coraggio di sognare.
“Via libera per volare” ha il suo nucleo centrale nella mostra allestita al Museo Davia Bargellini, dove sette interventi di intensa forza poetica dialogano con la ricca collezione permanente di oggetti d’arte applicata e con un’opera del maestro post-concettuale Luigi Mainolfi intitolata “Per quelli che volano”.
La mostra, a cura di Manuela Valentini e Olivia Spatola in collaborazione con Chiara Belliti, Silvia Evangelisti, Galleria ME Vannucci, è promossa dal Museo Davia Bargellini in collaborazione con Legati al Filo APS – Festival per l’innovazione sociale.
Il progetto si completa con ulteriori quattro interventi in altrettanti luoghi significativi di Bologna e provincia: Palazzo d’Accursio, l’Aeroporto Guglielmo Marconi, il Reparto di Pediatria del Policlinico Sant’Orsola, grazie alla collaborazione con la Fondazione Sant’Orsola, e la Casa della Conoscenza a Casalecchio di Reno.
Info: www.museibologna.it/arteantica – www.artcity.bologna.it

Museo Medievale – via Manzoni 4
“Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento”, fino all’8 marzo 2020
Promossa dai Musei Civici d’Arte Antica, l’esposizione curata da Massimo Medica e Luca Mor approfondisce l’affascinante e ancora poco studiata produzione scultorea lignea a Bologna tra XII e XIII secolo, restituendone una comprensione aggiornata a distanza di quasi vent’anni dalla grande esposizione “Duecento. Forme e colori del Medioevo a Bologna”, dove una specifica sezione rappresentava lo spazio del sacro attraverso opere inerenti l’iconografia sacra bolognese.
Grazie alla collaborazione della Curia Arcivescovile di Bologna e della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, e con il patrocinio di Alma Mater Studiorum – Dipartimento delle Arti, il progetto si configura come esito espositivo di una sedimentata ricerca filologica e documentaria, che consente di fissare una nuova tappa verso la comprensione dei modelli di riferimento nel contesto figurativo della Bologna altomedievale.
Il nucleo principale della mostra, allestita nella Sala del Lapidario, si compone delle testimonianze più rappresentative della produzione plastica superstite nella città: tre croci intagliate di proporzioni monumentali appartenenti alla variante iconografica del Christus Triumphans che vince la morte, per la prima volta eccezionalmente riunite insieme. Nella disposizione dello spazio liturgico nelle chiese medievali, le croci erano collocate sul tramezzo murario, con la funzione di segnare una più netta divisione tra la zona presbiteriale riservata al clero e la navata accessibile ai laici.
La comparazione ravvicinata dei manufatti offre in visione tangenze e analogie, sul piano della sintassi formale e tecnica, che rendono congetturabile l’ipotesi di un’inedita attribuzione a un’unica bottega, credibilmente di area alpina sudtirolese – il cosiddetto Maestro del Crocefisso Cini – in una fase temporale compresa tra il 1270 e il 1280.
Oltre a rendere noti i preziosi dati di restauro e approfondire il tema dello spazio liturgico a Bologna tra XII e XIII secolo, il percorso espositivo consente anche di misurare in dettaglio gli originalissimi effetti della rinascenza gotica sul genere della plastica lignea in rapporto alle arti preziose, che in città conobbero una straordinaria intensità di circolazione. Il dialogo fra le tecniche viene testimoniato dalla presenza di preziosi codici miniati e raffinati oggetti liturgici, in parte conservati nella collezione del museo e in parte provenienti in prestito da Biblioteca Palatina di Parma, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino, Fondazione Giorgio Cini di Venezia, Museo Diocesano Tridentino di Trento e Museo Diocesano di Padova.
Info: www.museibologna.it/arteantica

Nell’ambito di ART CITY Segnala
“Traces”, fino al 22 marzo 2020
Una mostra collettiva a cura di Marina Dacci in collaborazione con z2o Sara Zanin Gallery, Roma.
La mostra presenta una selezione di opere di sette artisti – Ibrahim Ahmed, Evgeny Antufiev, Silvia Camporesi, Kaarina Kaikkonen Giovanni Kronenberg, Beatrice Pediconi, Nazzarena Poli Maramotti – che inscrivono nella loro ricerca l’idea di traccia.
L’esplorazione del tema si sviluppa in varie direzioni: architettonico-naturalistica, storica, sociale e relazionale.
Intervenire in uno spazio storico apre un ventaglio di possibilità immaginative perché il suo patrimonio diviene al tempo stesso traccia e indizio per ricucire nuove possibilità, nuove visioni.
Le opere degli artisti invitati si ancorano ai cabinet e alle raccolte ordinate di artefatti medievali e rinascimentali nelle sale del museo, ai frammenti e ai lacerti di antiche mura, a lapidari e sarcofagi, con un approccio basato sull’assonanza o sullo scarto visivo.
Nel lavoro di questi artisti le tracce originano dalla ricerca, ma anche da esperienze che si innestano nella cronaca quotidiana.
La storia che punteggia il percorso di un gruppo sociale o di un nucleo familiare diventa pattern, elemento moltiplicatore di forme e materiali che sbocciano l’uno dall’altro coinvolgendo frammenti di forte valenza sociale (Ibrahim Ahmed, Kaarina Kaikkonen).
Alcuni artisti hanno a che fare con l’acqua come elemento ispiratore e come medium in sé. Il valore simbolico dell’acqua, nella sua dimensione trasformativa, è cosa nota. Grazie all’acqua, riattivare e fare emergere una immagine significa destrutturare, pulire, sottrarre per poi restituire qualcosa di nuovo (Beatrice Pediconi, Nazzarena Poli Maramotti, Silvia Camporesi).
Il rapporto e l’esperienza della Natura e del paesaggio – siano essi naturali, ma soprattutto antropizzati, sia terreni ma anche “ultraterreni” – conduce a travalicare il confine tra il reale e l’immaginifico che l’artista impiega per generare immagini e per trasformare oggetti (Giovanni Kronenberg, Evgeny Antufiev, Silvia Camporesi, Nazzarena Poli Maramotti).
Info: www.museibologna.it/arteantica – www.artcity.bologna.it

Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna – via delle Donzelle 2
In occasione di ART CITY Bologna
“3 Body Configurations Claude Cahun VALIE EXPORT Ottonella Mocellin”, fino al 18 aprile 2020
Partendo dal rapporto del corpo dell’artista che agisce nello spazio pubblico e privato, la mostra offre la possibilità di vedere per la prima volta in Italia un’accurata selezione di opere fotografiche di Claude Cahun (grazie alla collaborazione con Jersey Heritage Collection), una selezione di fotografie di VALIE EXPORT (in collaborazione con Atelier VALIE EXPORT e il Museion di Bolzano) e una riproposizione di un progetto degli anni Novanta di Ottonella Mocellin.
L’esposizione si presenta come la possibilità di approfondire un ambito della storia dell’arte del Novecento ampiamente caratterizzata dall’uso dei dispositivi extra artistici quali il corpo, la fotografia e la performance.
Le tre artiste selezionate sono testimonianze imprescindibili dei principali movimenti del XX secolo: le Avanguardie Storiche dei primi decenni del Novecento per Claude Cahun, le Neo Avanguardie degli anni Sessanta/Settanta per VALIE EXPORT e le ultime ricerche degli anni Novanta per Ottonella Mocellin. Le tre importanti presenze sottolineano la riflessione estetica e progettuale di un’occupazione tanto fisica quanto mentale della propria identità, della propria prassi progettuale come anche della necessità di indagare i rapporti fra il corpo dell’artista e lo spazio dell’architettura, della natura e dell’illusione.
La mostra, a cura di Fabiola Naldi e Maura Pozzati, è promossa da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
Info: www.fondazionedelmonte.it – www.artcity.bologna.it

Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo – Piazza del Nettuno 1
In occasione di ART CITY Bologna
“Ann Veronica Janssens”, fino al 20 marzo 2020
Installazione site-specific a cura di Chiara Bertola, promossa da Galleria Studio G7 in collaborazione con Galleria Alfonso Artiaco.
L’opera di Ann Veronica Janssens, artista inglese residente in Belgio, rientra all’interno di quelle ricerche estetiche emerse a partire dalla metà degli anni Sessanta nell’ambito del gruppo californiano “Light & Space”, con le sperimentazioni realizzate dai pionieri della light art, come James Turrell, Robert Irwin, DeWain Valentine, Larry Bell, Maria Nordman. Incentrate sulla psicologia della percezione, tali ricerche utilizzavano materiali semplici e industriali come vetro, polvere fluorescenti (glitter), luci al neon, gelatine luminose, vapori, e comportavano un’intensa relazione con l’architettura, in cui lo spazio era strutturato per creare un ambiente immersivo, al fine di avvolgere e destabilizzare lo spettatore.
Con la discrezione che caratterizza da sempre la sua opera, per ART CITY Bologna Ann Veronica Janssens utilizza di nuovo lo stratagemma dello specchio che dispone, come un occhio estraneo, sul pavimento della cappella.
Spiega la curatrice Chiara Bertola: «L’esperimento è lo stesso che l’artista aveva proposto nella Cappella Sansevero di Napoli nel 2014, e prima ancora a Venezia, durante la Biennale del 1999, quando nei dodici specchi poggiati a pavimento nella Scuola di San Rocco aveva fatto “vedere” come se fosse la prima volta gli affreschi di Tintoretto. A Bologna l’alchimia è diversa, perché diverse sono le componenti chimiche della pittura e quelle concettuali dell’intervento. I tre specchi circolari mettono sottosopra l’opera pittorica di un artista minimalista: David Tremlett, che nel 2003 aveva interamente dipinto la cappella con l’obiettivo di espandere e coniugare il piccolo ambiente in un ideale paesaggio. Gli specchi riflettono e frantumano l’opera di Tremlett che già prendeva in considerazione l’idea di espandere quello stesso spazio indicandoci d’immaginarlo al di fuori, oltre. Il rispecchiamento aiuta l’opera di Tremlett a valicare i muri, a dilatarsi. E lo fa introducendo un occhio nuovo, estraneo e innocente. Lo specchio non moltiplica l’opera come aveva fatto con l’affresco a San Severo e a San Rocco, bensì la dilata, la continua, la mette di nuovo in moto attraverso una forza incredibilmente vitale».
L’intervento è visibile solo dall’esterno.
Info: www.artcity.bologna.it

CUBO Museo d’impresa del Gruppo Unipol, Spazio Arte – Piazza Vieira de Mello 3 e 5
In occasione di ART CITY Bologna
“Alessandro Lupi. ONE, TOO, FREE. Specchi, ombre, visioni”, fino al 28 marzo 2020
Con quattro grandi installazioni site-specific interne ed esterne allo Spazio Arte di CUBO, Museo d’impresa del Gruppo Unipol, Alessandro Lupi indaga i paradigmi della visione e della percezione, dello spazio e del tempo, creando opere immersive e coinvolgenti che diventano una sorta di alter-ego critico della società cui si rivolgono, stimolando il pubblico a compiere un percorso di scoperta e sorpresa, percezione e immaginazione, interazione e contemplazione.
Il titolo stesso gioca con le parole, sdoppia il loro significato attraverso l’ambiguità del rapporto tra pronuncia e scrittura, evidenziando la ricchezza iconica e semantica delle opere di Lupi, il cui processo creativo si compie attraverso una continua interazione tra elementi opposti. In primis la luce, naturale e artificiale: l’artista la vira e la sperimenta in tutte le sue gradazioni, dall’eclatante luminosità al grado zero del visibile, l’oscurità, fino alla visione alterata e ambigua-ambivalente; lavora con il suono che è ordine e armonia, caos e disaccordo; intende l’ambiente quale luogo ambivalente, dove ci specchiamo e non ci vediamo, ma siamo gli altri che attorno a noi si muovono; lavora con l’architettura, creazione dell’uomo che chiede di essere interrogata, ancor oggi, in quanto habitus di chi la vive quotidianamente.
La mostra, a cura di Ilaria Bignotti, è promossa da CUBO Museo d’impresa del Gruppo Unipol, nell’ambito del public program a cura di Federica Patti per la rassegna “das.03 dialoghi artistici sperimentali”.
Info: www.cubounipol.it – www.artcity.bologna.it

Palazzo Bentivoglio – via del Borgo di San Pietro 1
In occasione di ART CITY Bologna
“Sissi. Vestimenti”, fino al 19 aprile 2020
Palazzo Bentivoglio presenta “Vestimenti,” mostra personale di Sissi (Bologna, 1977) a cura di Antonio Grulli e promossa da Palazzo Bentivoglio.
L’artista emerge sul finire degli anni Novanta rivelandosi come uno dei più luminosi esponenti dell’arte in Italia. La sua pratica spazia dalle performance alle sculture, dai video alle fotografie, dai disegni ai dipinti.
“Vestimenti” raccoglie un’ampia selezione di sculture-abito dell’artista presentate attraverso un progetto installativo pensato appositamente per lo spazio.
La mostra è accompagnata da una pubblicazione bilingue (italiano-inglese) edita da Corraini Edizioni con testi di Mariuccia Casadio, Antonio Grulli e un dialogo di Sissi con l’artista Christian Holstad.
Info: www.palazzobentivoglio.org – www.artcity.bologna.it

Salone Banca di Bologna, Palazzo De’ Toschi – Piazza Minghetti 4/d
In occasione di ART CITY Bologna
“Le realtà ordinarie”, fino al 23 febbraio 2020
E’ una mostra di dipinti che include il lavoro di 13 artisti – Helene Appel, Riccardo Baruzzi, Luca Bertolo, Andrew Grassie, Maureen Gallace, Clive Hodgson, Maria Morganti, Carol Rhodes, Salvo, Michele Tocca, Patricia Treib, Phoebe Unwin, Rezi van Lankveld – ed è pensata per lo spazio del Salone Banca di Bologna di Palazzo De’ Toschi.
“Le realtà ordinarie” è un’indagine su alcuni aspetti della pittura del nostro tempo che si svolge a partire da una idea di rappresentazione dell’ordinario e da una serie di semplici domande: esiste ancora una spinta verso i generi classici? In che modo i pittori possono assecondarla o eventualmente contrastarla? Da cosa deriva la nostra attrazione, apparentemente inesauribile, per soggetti ordinari come nature morte, vasi di fiori, paesaggi, interni domestici…? E perché siamo inclini a considerare la rappresentazione di questi soggetti una zona franca, il luogo di un puro piacere dello sguardo, liberato dal gioco culturale dei rimandi e delle citazioni?
Il progetto prova dunque a tracciare i contorni di un territorio poroso e potenzialmente molto ampio: all’interno vi sono inclusi quadri di genere (o ambigui, frammentari tentativi di aderire al quadro di genere) e dipinti più ibridi, quando non proprio astratti, che partono da piccole epifanie, dall’osservazione di fenomeni e accadimenti minimi e quotidiani.
“Le realtà ordinarie” è anche una mostra sul tempo, sullo scorrere di un tempo apparentemente uniforme che si dispiega attorno a soggetti e forme riconducibili al reale, che possono essere variati e ripetuti, articolarsi in serie o emergere come elemento eccentrico all’interno della produzione degli artisti invitati.
La mostra rinvia inoltre a una tradizione novecentesca legata al “ritorno all’ordine” – una tendenza che attraversa la pittura italiana dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e gli anni più agitati delle Avanguardie – e vuole riflettere sull’ambiguità della parola “ordinario” (etimologicamente: conforme all’ordine), tenendo sullo sfondo la relazione tra lo stato attuale della pittura e i contrasti del momento storico in cui si colloca.
“Le realtà ordinarie” è infine attraversata, idealmente, da una luce diurna, meridiana, che illumina uniformemente le cose o può trasfigurarle abbagliandole e facendole virare verso l’astrazione, un’astrazione di “colori luce”, che sottende il ricordo di una figura o che può contenere dei richiami all’ordinario per cenni e vaghe presenze.
La mostra, a cura di Davide Ferri, è promossa da Banca di Bologna.
Info: https://contemporary.bancadibologna.it – www.artcity.bologna.it

Museo di Palazzo Poggi, Biblioteca dell’Istituto delle Scienze – via Zamboni 33
In occasione di ART CITY Bologna
“Nicola Toffolini. Un perenne stato del presente fossile”,
 fino al 23 febbraio 2020
Nicola Toffolini dedica un progetto espositivo alle collezioni universitarie di Palazzo Poggi, con due opere installative e una serie di disegni in dialogo con il fondo storico della Biblioteca dell’Istituto di Scienze.
Strutture artificiali con cui provare a catturare il reale, le installazioni, asciutti e maestosi oggetti di design e pittura al contempo, imprigionano il soggetto guardante lasciandolo solo nella realtà. Non oggetti, non sculture, le installazioni sono concepite come “opere-dispositivo” dischiuse dall’apertura di quattro ante che svelano la pittura racchiusa al loro interno: un altrove inafferrabile, generato da pennellature e stratificazioni di colore, dove l’uomo è ormai superfluo. La pittura è però solo una delle parti, asservita a una macchina spettacolare complessa in cui l’oggetto e i suoi possibili punti di vista sono la vera narrazione. La tecnica pittorica si mimetizza, fa un passo di lato, senza velleità tecniche: pura campitura con esili tracce di narrazione provenienti da un tempo e da uno spazio lontani, futuribili e reali insieme. Congegni semiotici capaci di sintetizzare la complessità del reale attraverso crasi formali inconsuete, anche i disegni in mostra dialogano con uno spazio e un tempo altro, in cui giganteschi moloch ci osservano, in contrasto formale e cromatico con l’arido paesaggio disegnativo che li accoglie. Stazioni sperimentali di sopravvivenza, osservano l’umanità come forza geologica, consci che ognuna delle mosse possibili potrebbe comportare l’inevitabile collasso e pronti per un possibile nuovo assetto.
La ricerca di Toffolini ha la capacità di portarci avanti e indietro nel tempo, tra visioni di un futuro prossimo e la bellezza immortale di forme classiche, vivendo in un controtempo interstiziale.
La mostra, a cura di Lorenzo Balbi, è promossa da MAMbo in collaborazione con SMA – Sistema Museale di Ateneo Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
Info: www.sma.unibo.it/museopoggi – www.artcity.bologna.it

Padiglione de l’Esprit Nouveau – Piazza della Costituzione 11
In occasione di ART CITY Bologna
“Mika Taanila. Damage/Control”, fino al 22 marzo 2020
Prima personale dell’artista e filmmaker finlandese Mika Taanila in un’istituzione pubblica italiana, la mostra “Damage/Control” presenta un’ampia selezione di opere multimediali incentrate sulle continue trasformazioni dell’immagine in movimento. Spaziando dall’ambito ecologico alla cibernetica, dalla robotica alle sperimentazioni musicali, la sua ricerca multidisciplinare indaga le modalità in cui i dispositivi tecnologici hanno ridefinito il mediascape e le modalità della visione. Negli archivi filmici, in supporti obsoleti come i VHS, e in found footage film Taanila individua chiavi di accesso per ripercorre la storia culturale dell’ultimo secolo, con una particolare attenzione alla natura ambivalente delle innovazioni tecnologiche che hanno portato l’umanità a vivere in una perenne condizione di allerta e di “Damage Control”.
Con il documentario “The Future Is Not What It Used To Be” (2002), ad esempio, l’artista ha lavorato sull’archivio di Erkki Kurenniemi, esperto di robotica pioniere della musica elettronica in Finlandia, mentre per “Futuro: A New Stance for Tomorrow” (1998) si è occupato di un’altra utopia made in Finland: le unità abitative mobili “Futuro House” progettate dall’architetto finlandese Matti Suuronen in un clima di seduzione e fiducia, tipica di quegli anni, per la conquista dello spazio e per il tempo libero.
Negli ultimi anni Taanila ha indagato nuove modalità di riproduzione delle immagini in movimento. “Tectonic Plate” (2016) è un film d’animazione astratto realizzato senza l’ausilio della macchina, prodotto fotocopiando e manipolando direttamente le immagini sulla pellicola cinematografica, che riporta al pre-cinema e alla seduzione del teatro d’ombre.
La volontà di sfidare le modalità della rappresentazione è presente anche nella serie “Black and White Movies” (2013), fotogrammi realizzati anche in questo caso senza l’ausilio della macchina fotografica, posando su carta fotosensibile, in camera oscura, resti di cassette VHS maltratti e distrutti da Taanila.
Per la serie “Film Reader” (2017) l’artista è intervenuto con incisioni, tagli e manipolazioni su libri di carattere cinematografico di generi diversi, musical, horror, exploitation, melodramma, creando un editing di tipo “scultoreo” che permette ai libri di avere una diversa plasticità.
La mostra, a cura di Lorenza Pignatti, è promossa da MAMbo e Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Frame Contemporary Art Finland, Kinotar (Helsinki), Testifilmi (Helsinki), Associazione Culturale Stòff e con il patrocinio di Ambasciata di Finlandia a Roma.
Info: www.artcity.bologna.it

Spazio Kappanoun – via Lambertini 5 (San Lazzaro di Savena)
In occasione di ART CITY Bologna
“Jimmie Durham. Un’altra pietra | another stone”, fino al 29 marzo 2020
Jimmie Durham inizia a lavorare con le pietre in Giappone, nel carcere di Yokohama, quando come detenuto è chiamato a spaccar massi per scontare la sua pena. Quel momento, oggi mitico per il racconto di uno dei protagonisti dell’arte del nostro tempo, segna l’avvio di un sodalizio fra la pietra – madre degli strumenti umani – e l’artista. Nel tentativo di costruire un’altra storia del pensiero, più libera e poetica di quella raccontata dalla storia della civiltà, Durham usa le pietre per liberare energie espressive e suggerire insolite narrazioni.
Kappanoun omaggia l’artista, recentemente insignito del Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia, presentando al pubblico una selezione di opere provenienti da collezioni private italiane.
In particolare la mostra pone l’accento sul vitalismo primigenio che nutre la pratica dell’artista e lo spinge ad usare la materia come puro atto.
La mostra è promossa da Kappanoun.
Info: www.artcity.bologna.it