CINQUANTADUE “ART WEEK”

0
197

Per Bologna questa è la settimana dell’arte. Si inaugurano mostre ogni giorno, conferenze stampa per presentare artisti e rispettive opere o performance. Si avvicina un fine settimana colmo di eventi, una lunga notte completamente dedicata alla creatività, all’espressione estetica. La città si sta lentamente preparando all’arrivo di numerosi fruitori del senso del bello. Per una settimana Bologna si risveglia ogni mattina invasa da creazioni stravaganti, a volte anteprime mondiali ed esclusive. Sono sette giorni straordinari in cui la faticosa quotidianità la si percepisce meno stressante.

E’ in atto un fermento creativo che dona alla cara vecchia signora dai fianchi un po’ larghi, uno stato di febbrile eccitazione. L’aria che si respira è quella dell’attesa di una grande ed indimenticabile festa a cui è quasi doveroso partecipare.

Pertanto viene spontanea una domanda: perché non moltiplicare una settimana per cinquantadue settimane, perché non rendere Bologna ancora più accogliente ed ospitale? Si è già sentita una simile proposta dagli organizzatori di Art City Week e da alcuni membri dell’Istituzione Bologna Musei. Rendere l’arte fruibile a tutti dal primo gennaio al trentuno dicembre. Sarebbe meraviglioso aprire il portone di casa al mattino e godere della bellezza di una qualsiasi opera e, soprattutto emozionarsi. Una specie di arte pubblica.

L’arte pubblica o pubblic art ha origine negli anni 70. Lo scopo non è celebrativo, ma comunicativo. Vuole sovvertire le regole comunicative dell’arte stessa modificandone il sistema, appropriandosi di nuovi luoghi e modalità d’espressione. Nasce anche dall’esigenza di operare usufruendo di piccoli budget, ma con idee efficaci e pregnanti. Scegliendo luoghi non deputati, risulta come un’azione urbana con la necessità di riscoprire il contatto diretto con il fruitore che ne può godere quando e meno se lo aspetta. Sempre e comunque nel rispetto della realtà urbana e sociale del contesto in cui va a collocarsi.

Dunque, nell’epoca in cui viviamo, ossia quella della condivisione totale, sarebbe strabiliante se si avesse l’opportunità di sentirsi parte integrante dell’opera. La condivisione non solo virtuale, ma tangibile, materiale, che appartiene a chiunque abbia il desiderio di lasciarsi andare alle sensazioni che l’espressività creativa comunica.

Questa non vuole essere una mera illusione, ma una semplice proposta, una richiesta a tutti coloro che di arte se ne occupano 365 giorni all’anno e che gioiscono quando il messaggio che stanno comunicando viene percepito e fatto proprio.