DAL 28 GIUGNO LA MOSTRA SUL FUTURO DELLA PROCREAZIONE A TEATRI DI VITA

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Quando arriverà il momento in cui una donna potrà avere un figlio senza alcun apporto maschile? Le vertigini della biotecnologia si scontrano con i confini della bioetica, si sposano con la computer grafica e la sensibilità di Ai Hasegawa, un’artista tra le più sorprendenti del panorama giapponese, e diventano una mostra unica e suggestiva: “(Im)possible baby, Case 01: Asako & Moriga”, in esclusiva a Teatri di Vita – Sala Studio (via del Pratello 90/a, Bologna, www.teatridivita.it/cuoreditokyo; infotel. 333.4666333), dal 28 giugno al 10 luglio 2019 (ore 15-23), in apertura del festival internazionale “Cuore di Tokyo”.

La mostra ha vinto l’Excellence Award nella categoria Arte al Japan Media Arts Festival e il prestigioso Core77 Design Award, ed è stata oggetto di un docufilm della TV nazionale giapponese NHK.

L’inaugurazione avviene esattamente nel 50esimo anniversario dei moti di Stonewall che sancirono la nascita del movimento lgbt e del Pride: venerdì 28 giugno, alle ore 19, l’artista inaugurerà la mostra e dialogherà con Giulia Sudano, presidente dell’Associazione Orlando.

La mostra e “Cuore di Tokyo” sono organizzate da Teatri di Vita nell’ambito di “Bologna Estate”, con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano e della Camera di Commercio e Industria Giapponese in Italia; e hanno ottenuto il riconoscimento della Effe Label, marchio di qualità della European Festival Association

I recenti sviluppi della genetica e della ricerca sulle cellule staminali, come i risultati ottenuti dagli scienziati dell’Università di Cambridge e dell’Istituto Weizmann, hanno dimostrato che il traguardo del concepimento e della nascita di un bambino da una coppia omosessuale, senza interventi di donatori, potrebbe avvicinarsi presto.

Ai Hasegawa ha analizzato i dati sul DNA di una coppia lesbica utilizzando la piattaforma 23andMe, dopodiché li ha studiati per simulare le loro due potenziali bambine attraverso la realizzazione di due simulazioni di sequenza DNA individuando alcuni marcatori genetici che suggerissero alcune caratteristiche fisiche e psichiche, e infine ha creato una serie di foto di famiglia in un album che è stato regalato alla coppia e che costituisce il nucleo della mostra.

Le due madri si chiamano Asako e Moriga, le due “figlie (im)possibili” sono state chiamate Powako e Mameko (che significa “fagiolino”). Per esempio, in una foto si vede Mameko che annusa in modo disgustato una foglia di coriandolo, idea basata sulla presenza del genotipo di derivazione da una delle due madri “rs72921001 (C; C)”, mentre analogamente Powako mangia contenta gli asparagi, in base al genotipo “rs4481887 (A;G)”.

La mostra, che nel 2015 ha vinto l’Excellence Award nella categoria Arte al Japan Media Arts Festival e anche nel 2016 il prestigioso Core77 Design Award, ha l’obiettivo di sviluppare il dibattito sulla procreazione in laboratorio, ma è anche un impressionante esempio di virtuosismo visionario, grazie alla stupefacente computer grafica.

Ai Hasegawa ha prodotto molte opere mettendo l’accento su argomenti relativi a uomo e tecnologia con tecniche come bioarte, design concettuale e simulazione.

Laureata in Interazioni progettuali al Royal College of Art in Gran Bretagna, ha lavorato come ricercatrice presso il Design Fiction Group al MIT Media Lab; e lavora come ricercatrice di progetto all’Università di Tokyo dal 2017.

Come artista ha esposto in tutto il mondo in contesti come: Mori Art Museum (Tokyo), Ars Electronica (Linz), MoCA (Shanghai), National Museum Design (Stoccolma), Science Gallery (Dublino), Taipei Digital Arts Center (Taipei), e molti altri ancora dall’Australia alla Polonia, dagli Usa alla Cina.

Attualmente partecipa con la sua opera “Human X Shark” alla 22esima Triennale di Milano.