Domenica 8 settembre si chiude il Festival Danza Urbana 2019

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Domenica 8 settembre si chiude il Festival Danza Urbana 2019, con la sua ultima giornata. Nell’ambito della sezione “Convergenze”, punto di incontro tra la manifestazione e alcune realtà culturali, locali e internazionali, è in programma un doppio appuntamento, con entrambi gli spettacoli a ingresso libero. Si comincia alle 11.30, al Parco 11 settembre, protagoniste un gruppo di giovani studentesse del maC, Master in coreografia del Centro Internazionale di Danza HZT di Berlino: Akemi Nagao, Jadi Carboni, Clara Federica Crescini e Alica Minarova, che nei giorni precedenti sono state ospitate e hanno seguito il Festival, proporranno ai cittadini e agli spettatori una passeggiata performativa che possa esplorare il paesaggio urbano, partendo dalla propria cifra coreografica. Il progetto si interroga su come le strategie artistiche possano aprirsi all’esperienza sensoriale di un territorio, partendo dal presupposto che le connessioni tra corpi, idee e luoghi creano trame temporanee che è possibile intrecciare insieme. Il maC di Berlino – da cui provengono Nagao, Carboni, Crescini e Minarova – è uno spazio condiviso e comunitario per lo sviluppo e l’approfondimento delle pratiche artistiche individuali, nel quale i temi della partecipazione, collaborazione e responsabilità sociale sono ritenuti essenziali per lo studio della coreografia contemporanea. La danza e il movimento sono intesi come parte integrante del sistema mente-corpo, che generano specifiche competenze per entrare in contatto con i vari contesti sociali. Le opere dei giovani coreografi che partecipano al maC non si limitano agli spazi teatrali o alle sale danza, ma si confrontano con i luoghi delle città, in formati site-specific e/o partecipativi, in dialogo con le comunità che le accolgono.

Alle 12, sarà la volta di Yes, I’m a witch di Francesca Penzo. Lo spettacolo è l’esito del Laboratorio interculturale al Femminile per donne migranti e non, condotto dalla danzatrice e coreografa, un laboratorio che rappresenta la continuazione e l’eredità più tangibile del precedente progetto “Migrarti” del MiBAC. Lo studio in forma di performance è la condivisione di pratiche sul corpo e la danza realizzate durante il laboratorio, partendo dall’obiettivo di indagare la creazione di un gruppo di lavoro e di ricerca tra culture e identità differenti avendo come elemento comune il tema del femminile. Yes I am a witch è un rituale collettivo in cui si perdono i confini del proprio corpo, per esplorare un nuovo modo di essere gruppo, forma mutevole e sensuale, celebrazione viva di un respiro comune. Lo spettacolo vede l’assistenza alla regia di Mary Martins, con il sostegno di Cantieri Meticci, Associazione MondoDonna Onlus e Fattoria Vittadini, in collaborazione con il Festival Danza Urbana, Next Generation Italy, Leggere Strutture, Arci Bologna, Mosaico di Solidarietà e Radio Alta Frequenza.