Il sindaco Matteo Lepore ha consegnato la Turrita d’Argento alla memoria di Guido Ferrarini al figlio Piero

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ieri mattina il sindaco Matteo Lepore ha consegnato la Turrita d’Argento alla memoria di Guido Ferrarini, al figlio Piero, direttore artistico del teatro Dehon. La cerimonia si è tenuta in Sala Anziani di Palazzo d’Accursio nel primo anniversario della scomparsa di Ferrarini.

“Con il suo Teatroaperto e il Teatro Dehon, nei decenni – ha sottolineato il sindaco Matteo Lepore – ha  fatto di Bologna un luogo consapevole della sua identità, aperto al teatro popolare. Ha scommesso sull’eredità di Bologna e oggi abbiamo un grande patrimonio sul quale andare avanti”.

La delegata del Sindaco alla Cultura, Elena Di Gioia, ha letto le motivazioni del conferimento:

“La scena teatrale bolognese, per oltre 40 anni, è stata segnata in maniera indelebile dalla passione e dal lavoro di Guido Ferrarini. Una presenza forte e tenace che da un anno ci ha lasciato, consegnando alla città di Bologna una preziosa eredità.
Autore, regista e interprete, ha messo in scena più di 60 pièces teatrali ed è stato il volto e l’anima della Compagnia Teatroaperto e del Teatro Dehon. Dal quartiere della Cirenaica all’attenzione nazionale, il passo è stato breve.
La svolta per Ferrarini, dopo aver frequentato il corso per attori alla Soffitta, avviene negli anni ‘60 grazie all’incontro con Luciano Leonesi, figura di spicco della scena bolognese del dopoguerra, venuto a mancare anch’egli nel 2021. Con Leonesi condivide per diversi anni la passione per quel teatro di impegno civile che porta sul palcoscenico partigiani, mondine, studenti e operai.
Nel 1974 Ferrarini fonda la compagnia Teatroaperto che abita con i suoi spettacoli gli spazi del teatro non ufficiale. Circoli Arci, come quello di Corticella, e piccoli teatri come il teatrino del Bibiena in via San Vitale con spettacoli come “Duse, Duse…Duce, Duce” e “Un uomo solo al comando… Fausto Coppi”.
Nel 1986 Ferrarini approda al teatro Dehon di via Libia, edificio realizzato attorno agli anni ‘50 sotto la basilica di Santa Maria del Suffragio e di proprietà dei padri dehoniani.
È qui che va in scena la sua opera più longeva e di successo, ‘Il Cardinale Lambertini’ di Alfredo Testoni, cardinale al quale Ferrarini ha dato corpo e voce per diverse stagioni. Memorabili gli allestimenti in piazza Maggiore nel 1990 e nel 2003.
La continua ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di espressione lo ha portato ad oscillare dal teatro popolare ai grandi maestri del palcoscenico.
Ha collaborato con i grandi del teatro contemporaneo, tra cui Fernando Arrabal, Dario Fo e Samuel Beckett e portato avanti un sodalizio artistico con Giorgio Celli e il già citato Luciano Leonesi. È stato l’unico teatrante italiano ad essere ricevuto dal fondatore del teatro dell’Assurdo.
Ferrarini ha fatto del Dehon il luogo di un teatro ‘sincero’ e autentico, sul cui palcoscenico si sono susseguiti artisti del calibro di Rossella Falk, di Giorgio Albertazzi, di Franca Valeri, di Paolo Villaggio. Un teatro che ha saputo creare un pubblico affezionato e appassionato.
Poco tempo prima di lasciarci aveva concluso e programmato la pubblicazione del suo ultimo progetto: la traduzione in lingua bolognese di Romeo e Giulietta di Shakespeare.
Qui è racchiuso il pensiero che ci lascia in eredità: proteggere e, nello stesso tempo rinnovare, la cultura della tradizione popolare valorizzandone la potenza artistica nel confronto continuo con la cosiddetta cultura alta.
Per questi motivi l’Amministrazione comunale di Bologna conferisce la Turrita d’Argento a Guido Ferrarini”.