Intervista del Capo della Polizia Prefetto Gabrielli per Interpol

0
85

“ANCORE NELLA TEMPESTA”

Risposta immediata, rapida capacità di adattamento, equilibrio, fermezza e umanità.

L’emergenza COVID19 ha determinato anche per le Forze di Polizia la necessità di un repentino adattamento dell’organizzazione e della capacità di risposta alle esigenze di protezione del cittadino, in uno scenario completamente imprevisto per i nuovi compiti di controllo volti ad evitare il diffondersi della pandemia e per contrastare sin da subito i nuovi scenari criminali.

Il mondo guarda all’esperienza italiana anche sul fronte dell’ordine e la sicurezza pubblica e la testimonianza del Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Franco Gabrielli, è stata raccontata da Interpol, la più grande organizzazione internazionale di polizia, che l’ha messa a disposizione dei 194 Paesi che ne fanno parte.

Un documento riservato, che ha come destinatari i 194 uffici Interpol di tutto il mondo, e che contiene una prima valutazione dell’impatto del COVID19 sui compiti di polizia e sull’evolversi della criminalità.

Una valutazione a tutto tondo che individua tre fasi della crisi: la preparazione all’impatto della pandemia (pre-wave), la gestione degli interventi nel periodo massimo di crisi (in-wave) e il difficile momento della ripresa economica con i drammatici effetti sia a livello economico che sociale (post-wave).

L’obiettivo di Interpol e delle forze di polizia italiane è di essere sempre più Anchor in the storm, ancore nella tempesta, sempre di più un saldo punto di riferimento per i cittadini.

E l’intervista al Prefetto Gabrielli traccia un quadro a tutto tondo dell’impegno della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria: massima attenzione alle filiere dei comparti economici essenziali che non hanno smesso di funzionare, nuovi scenari criminali e proiezioni della criminalità organizzata di tipo mafioso, monitoraggio e prevenzione delle infrastrutture critiche, strategia per pianificare fin d’ora il post emergenza con sistemi di analisi predittiva.

E l’Italia sta seguendo lo stesso modello d’intervento proposto da Interpol (delle tre P): identificare le vulnerabilità, addestrare gli operatori, raccogliere i dati e pianificare (PREPARE); proteggere le forze di polizia in prima linea, informare i cittadini sul modus operandi dei criminali nella fase emergenziale, utilizzando anche i dati internazionali (PROTECT); condividere con i colleghi delle forze di polizia straniere, anche grazie alle agenzie internazionali, le best practices e le nuove modalità operative (PROJECT).

COVID19 E MAFIA

Gli analisti ben pagati delle organizzazioni mafiose sono già al lavoro per individuare le grandi occasioni di profitto conseguenti all’emergenza COVID19 e le forze di polizia raccolgono la sfida, non fermandosi ai confini nazionali.

Nell’intervista ad Interpol, il Prefetto Gabrielli lancia l’allarme ai 194 Paesi del mondo che fanno parte di Interpol, allargando a livello mondiale quelle analisi che sono state svolte in questi giorni in Italia anche dalle voci più autorevoli del mondo della magistratura, dove si è parlato dell’imminente pericolo del doping finanziario o del welfare assicurato dalle mafie.

Il pericolo è attuale perché le organizzazioni mafiose hanno già da tempo investito nelle attività di prima necessità che non sono state bloccate dalle restrizioni da COVID 19: la filiera agro-alimentare, il settore dell’approvvigionamento di farmaci e di materiale medico-sanitario, il trasporto su gomma, i servizi funebri, le imprese di pulizia, sanificazione e smaltimento di rifiuti. Settori dove non è richiesto un livello particolarmente elevato di specializzazione e i gruppi criminali possono riuscire agevolmente ad offrire servizi a prezzi sicuramente concorrenziali perché le società da loro controllate non rispettano le prescrizioni normative in materia ambientale, previdenziale e di sicurezza sul lavoro.

Ma nel post-emergenza (che Interpol chiama post-wave) la minaccia mafiosa potrebbe esplodere con una forza inedita e la strategia che viene tracciata già oggi dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza sarà decisiva per mantenere la legalità e preservare il mondo economico dall’inquinamento della malavita.

L’onda d’urto della massa di capitali sporchi della mafia potrebbe finanziare la crisi di liquidità delle grandi aziende, ma anche delle piccole e medie imprese, che a causa del lockdown potrebbero non essere in grado di far fronte ai propri pagamenti. La criminalità organizzata potrebbe sfruttare il momento di difficoltà per insinuarsi nella compagine societaria assicurando il denaro necessario o proponendo prestiti usurai, così che al termine dell’emergenza le associazioni criminali potrebbero aver inquinato l’economia, controllando imprese in precedenza non infiltrate.

Anche le famiglie in difficoltà, i lavoratori precari o stagionali potrebbero rappresentare un ulteriore bacino d’utenza sia per le attività usurarie della malavita, sia come nuova “manovalanza” a basso costo. Famiglie e lavoratori che già in questa fase vengono circuiti nelle regioni del Sud con l’offerta generosa di buste della spesa e generi di prima necessità.

Prima del diffondersi della pandemia, l’Italia stava già lavorando con Interpol al progetto I-CAN contro la ‘Ndrangheta, presentato il 30 gennaio scorso a Reggio Calabria e che doveva essere avviato proprio in questi giorni.

La ‘Ndrangheta rappresenta la più pericolosa organizzazione criminale a livello mondiale ed è stata già tracciata una rete di 10 Paesi in tutto il mondo che lavoreranno insieme per la cattura dei latitanti, il sequestro dei patrimoni mafiosi e, da oggi, anche per il contrasto a tutte quelle operazioni illecite che questa potente organizzazione mafiosa è pronta ad attuare nella fase della post-emergenza finanziando con i patrimoni illeciti il mondo produttivo, finanziario e dei servizi.

INTERPOL: SUPREMATISTI BIANCHI USA PIANIFICANO DI DIFFONDERE IL VIRUS E DI INFETTARE MINORANZE ETNICHE E FORZE DI POLIZIA.

OSCAD: ANCHE IN ITALIA SI REGISTRANO EPISODI DI AGGRESSIONE ED INTOLLERANZA.

L’Interpol ha rilanciato un recente report di una agenzia federale statunitense secondo il quale gruppi di suprematisti bianchi USA (che propugnano la superiorità ed il dominio della “razza bianca” su tutti gli altri gruppi etnici) starebbero pianificando di utilizzare il Coronavirus come arma biologica attraverso saliva, bottiglie spray ed oggetti contaminati. Dal monitoraggio dell’attività estremista sul web, è, in particolare, emersa l’intenzione, da parte di un gruppo di neonazisti americani, di cogliere l’occasione della pandemia per diffondere il virus tra le persone appartenenti a minoranze etniche, colpendo i “quartieri non bianchi”, ma anche tra gli operatori di polizia, spargendo saliva infetta sulle maniglie delle porte e le pulsantiere degli ascensori in edifici federali. Lo scopo ultimo – in linea con le deliranti teorie suprematiste cui questi estremisti si richiamano – sarebbe quello di causare una guerra razziale che provochi la destabilizzazione ed il collasso della società multiculturale americana.

In Europa, sono stati registrati diversi casi di aggressioni accompagnate da colpi di tosse, sputi ed espliciti riferimenti al virus ai danni di cittadini, operatori sanitari e forze dell’ordine.

Per quanto attiene in particolare al nostro Paese, come chiarisce il Prefetto Vittorio Rizzi, Direttore centrale della polizia criminale e Presidente dell’OSCAD, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori del Dipartimento della pubblica sicurezza, di cui fa parte Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri: “Sin dai primi giorni dell’emergenza, l’OSCAD ha monitorato attentamente i casi di discriminazione che potessero avere una connessione con l’emergenza COVID-19. Eravamo consapevoli del rischio che la pandemia potesse costituire un’occasione per l’aumento degli episodi di intolleranza e violenza nei confronti di minoranze e, purtroppo, non sbagliavamo. A partire dalla fine del mese di gennaio, abbiamo registrato circa 30 casi: per oltre la metà si tratta di aggressioni fisiche accompagnate da insulti, per il resto discriminazioni di vario tipo: aggressioni verbali, commenti social, scritte. Non sono mancati, inoltre, titolari di esercizi pubblici (bar, ristoranti, pizzerie) che si sono rifiutati di servire clienti cinesi, comportamento che, è bene evidenziare, può integrare un vero e proprio reato. Le vittime sono state in prevalenza cinesi, ma anche filippini, giapponesi, domenicani, a conferma che l’odio non conosce confini.

D’altro canto, però, abbiamo potuto apprezzare concreti segni di vicinanza, tra i quali la donazione di materiale di protezione (mascherine, tute, calzari) a strutture sanitarie, ma anche alle forze di polizia, proprio da parte delle comunità straniere più colpite dalla violenza e dall’intolleranza xenofoba, a testimonianza del loro affetto e della gratitudine per il nostro Paese e per le forze dell’ordine”.

CONTRAFFAZIONE, DROGA, TERRORISMO, VIOLENZA DI GENERE

Il documento Anchor in the storm di Interpol, la più grande organizzazione internazionale di polizia che riunisce 194 Paesi del mondo, contiene una prima valutazione dell’impatto del COVID19 sui compiti di polizia e sull’evolversi della criminalità.

La fotografia che ne emerge ricalca a livello mondiale quelle problematiche che ha dovuto affrontare l’Italia e quei pericoli relativi alla minaccia criminale di cui ha parlato il Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Franco Gabrielli, nell’intervista contenuta nel documento Interpol.

Attraverso i dati del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale, Gabrielli parla di una generale diminuzione complessiva dei reati (-64,2%) nel periodo 1° – 22 marzo 2020, rispetto all’analogo periodo del 2019. Data la permanenza a casa, vi è stata una sensibile flessione dei c.d. reati predatori, che generalmente incidono in modo rilevante sulla percezione di sicurezza dei cittadini (furti in appartamento, rapine, borseggi).

L’attenzione delle forze di polizia si è concentrata nell’immediato alla tutela di tutte le attività commerciali rimaste operative, come la piccola e grande distribuzione, le farmacie, le tabaccherie e le edicole. Campanelli di allarme sono state alcune recenti rapine perpetrate ai danni di farmacie e di tabaccherie, in particolare a Roma e Milano, complici le strade semi deserte e la possibilità di travisarsi dietro ad una semplice mascherina sanitaria.

A livello mondiale viene segnalato il grave pericolo di medicinali e prodotti sanitari contraffatti. Proprio nel mese di marzo, l’Operazione Pangea XIII coordinata da Interpol ha portato al sequestro di mascherine contraffatte in Indonesia, nella Repubblica della Moldavia e, soltanto in Cina, di 31 milioni di pezzi. Sono stati sequestrati spray e medicinali fasulli contro il COVID19 ed è grave l’allarme che questo mercato illecito potrebbe espandersi ai ventilatori polmonari, ai kit per i test e, un domani, anche al futuro vaccino contro il virus.

Per quanto riguarda il settore degli stupefacenti, Gabrielli sottolinea che, dall’inizio al 22 di marzo, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza, registrano una diminuzione del 46% dei reati connessi alla droga, a causa della limitazione nei movimenti delle persone e ad una presenza più incisiva delle forze di polizia sul territorio. La criminalità organizzata non tarderà, comunque, ad organizzarsi, dati i fiumi di denaro garantiti da questo mercato, e verranno individuati metodi alternativi di distribuzione al dettaglio, magari con riders che garantiranno un servizio “porta a porta” e modalità elettroniche di pagamento.

Proprio lo scorso 25 marzo, in Brasile le forze di polizia hanno sequestrato oltre una tonnellata di cocaina nascosta in una spedizione di guanti chirurgici che veniva trasportata su di un camion.

Particolare attenzione da parte dell’Italia anche sul fronte del terrorismo con un attento monitoraggio delle attività dei gruppi anarchici: il rischio è che si cavalchi il disagio sociale, anche attraverso i social, incitando alla ribellione e alla rivolta.

A livello internazionale, Interpol richiama l’attenzione delle forze di polizia dei vari Stati sul pericolo di una nuova impennata del terrorismo islamico che potrebbe sfruttare proprio la permanenza a casa delle persone per promuovere la loro radicalizzazione attraverso il web.

Grande risalto nel documento Interpol alla best practice italiana in materia di violenza di genere e protezione delle vittime vulnerabili: la convivenza forzata in famiglia vissuta in maniera continuativa potrebbe favorire, infatti, nei contesti familiari più a rischio, la commissione di violenze domestiche.

Se il reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi fa registrare una riduzione del 43,6% dal 1° al 22 marzo,i dati potrebbero essere influenzati dalla difficoltà per le vittime di contattare agevolmente, in questo momento storico, le Forze di polizia e i Centri Antiviolenza e lo scenario potrebbe essere più grave di quello che appare.

Proprio a tale fine, la settimana scorsa il Prefetto Gabrielli ha emanato una direttiva per mantenere al massimo i livelli di attenzione delle forze di polizia su questi reati al fine di intercettare, già al telefono, i segnali di un pericolo o di disagio che la vittima potrebbe non essere del tutto libera di esprimere.