Istituzione Bologna Musei, aperture e mostre in corso dala 6 al 12 marzo

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DGA627422 Garibaldi in Dijon, 1871, by Sebastiano de Albertis (1828-1897), 1877, oil on canvas, Franco-Prussian War, Italy; (add.info.: Garibaldi in Dijon, 1871, by Sebastiano de Albertis (1828-1897), 1877, oil on canvas. Franco-Prussian War, Italy, 19th century.); De Agostini Picture Library / M. Carrieri; out of copyright

Le sedi museali dell’Istituzione Bologna Musei sono aperte con i normali orari, l’accesso dei visitatori è regolato in base alle caratteristiche di ciascuna sede, contingentando gli ingressi a gruppi calcolati in base alle capienze delle sale espositive, in modo da consentire alle persone di distribuirsi negli spazi nel rispetto di quanto stabilito dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sul contenimento della diffusione del coronavirus.
Sono sospesi gli eventi con il pubblico e tutte le attività educative e di mediazione (visite guidate, laboratori, incontri). Queste modalità sono valide sia per le collezioni permanenti che per le mostre temporanee gestite direttamente dall’Istituzione

Ecco tutte le mostre aperte nella settimana dal 6 al 12 marzo, per ogni eventuale aggiornamento, consultare il sito www.museibologna.it.

MOSTRE

Museo civico del Risorgimento – Piazza Carducci 5

“Ebrei in camicia rossa. Mondo ebraico e tradizione garibaldina fra Risorgimento e Resistenza”,
 fino al 29 marzo 2020
Si deve a un rinnovamento storiografico affermatosi solo in anni recenti l’affiancamento al paradigma del Risorgimento come movimento di riscatto e indipendenza nazionale, dell’immagine rimasta a lungo inesplorata, ma non per questo di minore interesse e incisività, del movimento di emancipazione civile e sociale di cui furono attive protagoniste le comunità ebraiche presenti in Italia.
È dedicata al tema del forte impegno volontaristico di questa minoranza, nel più ampio quadro del rinnovamento politico che investì l’intera società italiana nel processo di costruzione e consolidamento dello Stato unitario, la mostra “Ebrei in camicia rossa. Mondo ebraico e tradizione garibaldina fra Risorgimento e Resistenza”.
Prima tappa di un progetto espositivo itinerante a cura di Eva Cecchinato, Federico Goddi, Andrea Spicciarelli e Mattia Stefanori, la mostra è realizzata dall’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini “Giuseppe Garibaldi” (ANVRG) grazie al contributo annuale del Ministero della Difesa, con il patrocinio del Museo civico del Risorgimento di Bologna e del Museo Ebraico di Bologna.
Il percorso espositivo si articola in 17 pannelli di carattere generale e 9 biografici che forniscono un chiaro quadro del contesto storico-sociale nel quale si mossero i rappresentanti della comunità ebraica dal Risorgimento all’età liberale, dalla ripresa della tradizione garibaldina alla Grande Guerra, dal fascismo alla Guerra civile spagnola, dalla Resistenza alla rinascita democratica del Paese. A questi testi didattici e divulgativi si affianca una ricca selezione di materiali normalmente non visibili al pubblico, scelti tra il patrimonio conservato nella biblioteca e nell’archivio del Museo civico del Risorgimento (documenti, fotografie, uniformi, armi, cimeli) e altri oggetti provenienti da collezioni private. Tra queste va menzionata per rilievo la raccolta della Sezione di Bologna dell’ANVRG, depositata presso il museo nel 1997 per volontà dell’allora presidente Gian Giacomo Albertelli, che comprende tutto il materiale fino ad allora conservato presso la sede di Porta Galliera. Il complesso dei materiali, pertinente sia alla Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini della locale sezione e della Federazione regionale Emilia-Romagna, sia all’Associazione Fratellanza garibaldina, consiste in un nucleo di oggetti e in un nucleo documentario che comprende libri, periodici e ritagli di giornali, fotografie e documenti inerenti l’attività societaria (corrispondenza, documentazione contabile, elenchi dei soci, atti relativi l’organizzazione di cerimonie ed eventi commemorativi, etc.) lungo un arco cronologico che va dalla fine dell’Ottocento agli inizi degli anni ’90 del Novecento.
Info: www.museibologna.it/risorgimento

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – via Don Minzoni 14

“Galleria de’ Foscherari 1962 – 2018”,
 fino al 15 marzo 2020
La Project Room del MAMbo prosegue la sua attività espositiva con “La Galleria de’ Foscherari 1962 – 2018”, mostra che ricostruisce la nascita e lo sviluppo di un punto di riferimento per l’arte contemporanea a Bologna e non solo.
La Galleria de’ Foscherari, fondata da Enzo Torricelli, al quale si uniscono in seguito Franco Bartoli e Pasquale Ribuffo, nasce nei primi anni Sessanta e fin dall’inizio articola il proprio programma di attività su due filoni d’indagine strettamente connessi: l’attenzione alla tradizione criticamente consolidata e l’interesse per la ricerca e la sperimentazione.
Accanto a un fitto calendario di mostre che si sono sviluppate in queste due direzioni, segnando la vita culturale della città, la galleria ha portato avanti un’attività editoriale rappresentata non solo da cataloghi e monografie, ma anche da una collana di quaderni su temi specifici curata storicamente da Pietro Bonfiglioli, oggi selezionati e ristampati nella pubblicazione antologica “Il Notiziario della Galleria de’ Foscherari (1965-1989)”, che esce in occasione della mostra per la cura di Vittorio Boarini.
L’esposizione al MAMbo vuole essere un riconoscimento, un ulteriore contributo alla lunga e ricca storia della galleria e un omaggio alla figura di Pasquale Ribuffo, scomparso nel 2018.
L’allestimento accosta un’ampia scelta di materiali storici – fotografie, documenti, cataloghi, locandine, inviti – a una selezione di opere di artisti che hanno segnato i momenti chiave nell’attività della de’ Foscherari: Pierpaolo Calzolari, Mario Ceroli, Pirro Cuniberti, Luciano De Vita, Marcello Jori, Sophie Ko, Luigi Mainolfi, Piero Manai, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Claudio Parmiggiani, Concetto Pozzati, Germano Sartelli, Mario Schifano, Vedovamazzei, Gilberto Zorio.
Info: www.mambo-bologna.org

“ULTRABANDIERE”, fino al 15 marzo 2020
Il progetto “ULTRABANDIERE” nasce nel novembre 2017 a Torino all’interno dello Spazio Popolare Neruda, un’occupazione abitativa atipica, nella quale convivono circa 150 persone, con molti nuclei familiari e un’alta presenza di bambini. Insieme agli abitanti sono state immaginate, disegnate e poi cucite quattordici bandiere in stoffa che raccontano storie, pensieri, sogni e ricordi dei loro autori. Questi manufatti non sono più “solo” bandiere, ma “ultra”-bandiere. Si trasformano in altro, stratificando significati: sono arazzi, tappeti, lenzuola o tovaglie… Non più vessilli identitari ma narrazioni aperte, che ognuno può leggere e interpretare a suo modo. Il progetto si è concluso in primavera (maggio 2019) con l’installazione delle bandiere all’interno del luogo in cui sono state create, lo Spazio Popolare Neruda.
L’allestimento ha preso spunto dalle feste in cui le bandiere Asafo vengono esposte per le strade in Ghana, proponendo un installazione densa e stratificata di colori e narrazioni. A seguire l’installazione è uscita dal suo contesto naturale per essere esposta in musei e fondazioni di arte contemporanea per creare un ponte tra ambiti, persone e narrazioni differenti. Insieme alle bandiere, nei contesti museali, il racconto degli abitanti dell’occupazione abitativa accompagna l’installazione concependo queste stoffe colorate come il supporto per una narrazione principalmente orale.
“ULTRABANDIERE”, a cura di Guerrilla Spam e Mattia Branca in collaborazione con CHEAP Street Poster Art, è visibile nel foyer del MAMbo.
Info: www.mambo-bologna.org

“AGAINandAGAINandAGAINand”, fino al 3 maggio 2020
E’ la mostra collettiva curata da Lorenzo Balbi con l’assistenza curatoriale di Sabrina Samorì e promossa da MAMbo in co-progettazione con Laminarie.
La Sala delle Ciminiere appare trasfigurata dalla presenza peculiare dei lavori di sette tra i più noti artisti contemporanei: Ed Atkins, Luca Francesconi, Apostolos Georgiou, Ragnar Kjartansson, Susan Philipsz, Cally Spooner, Apichatpong Weerasethakul.
Il tema della ciclicità e del superamento della rappresentazione lineare del tempo pervade il dibattito scientifico contemporaneo a tal punto da poter essere considerato dai fisici il centro di una rivoluzione del pensiero che ci sta portando a riconsiderare l’idea stessa di tempo attraverso nuove teorie come quella delle stringhe e della gravità quantistica a loop.
“AGAINandAGAINandAGAINand” si pone l’obiettivo di indagare il tema del loop, della ripetizione e della ciclicità nella contemporaneità, analizzandolo da diverse angolazioni attraverso le opere di artisti che hanno posto l’argomento al centro della propria ricerca.
Il progetto espositivo si sviluppa seguendo diversi approcci: uno sociologico che guarda all’impatto delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi di organizzazione del lavoro sulla vita psicologica e fisica dell’essere umano; uno filosofico e religioso che prende ispirazione da forme di conoscenza e di credenza basate sull’olismo, sulla reincarnazione e sulla ciclicità temporale; fino ad uno ecologico che propone nuovi modelli di produzione e consumo basati su una rinnovata coscienza della cultura rurale.
Info: www.mambo-bologna.org

“Claudia Losi. Ossi”, fino al 30 giugno 2020
Il progetto, curato da Matteo Zauli e promosso da MAMbo in collaborazione con Museo Carlo Zauli, coinvolge Claudia Losi, artista italiana dal forte profilo internazionale, che si contraddistingue non solo per la qualità espressiva della propria ricerca, ma anche per l’eterogeneità delle pratiche artistiche e delle tecniche utilizzate, oltre che per le implicazioni poetiche, sociali e paesaggistiche.
L’opera si pone come nuovo capitolo di un ciclo di lavori su un tema ricorrente: Ossi, ovvero un gruppo di sculture – costole di balena realizzate in collaborazione con l’azienda di Montelupo Tuscany Art in terra dell’Impruneta e prodotte da Fondazione Museo della Ceramica di Montelupo e Comune di Scandicci – richiama non solo il mistero profondo e l’aurea mistica che il grande cetaceo porta con sé, ma una riflessione profonda su storia e natura e, per deduzione, tra natura e scultura.
Ossa di balena che, inoltre, caratterizzano l’identità di più di un luogo; un’opera dunque che affonda le proprie radici in un immaginario antropologico.
Info: www.mambo-bologna.org

Villa delle Rose – via Saragozza 228/230

“Muntadas. Interconnessioni”,
 fino al 22 marzo 2020
E’ la prima personale di Antoni Muntadas realizzata in un’istituzione museale italiana, a cura di Cecilia Guida e Lorenzo Balbi e promossa da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna in collaborazione con Artium, Centro-Museo Vasco de Arte Contemporáneo di Vitoria-Gasteiz, Álavacon la partnership di Fondazione Federico Zeri e con il patrocinio di Dipartimento delle Arti Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
La mostra segue sul piano temporale la personale allestita presso Artium, Centro-Museo Vasco de Arte Contemporáneo di Vitoria-Gasteiz dal 4 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020. Le due esposizioni gemelle si differenziano per il peculiare rapporto con gli spazi espositivi: l’allestimento di Bologna è stato pensato appositamente per la dimensione “domestica” della settecentesca Villa delle Rose, dando vita a un percorso che favorisce un rapporto intimo con il visitatore, a partire dall’avvertenza che lo accoglie all’entrata “Attenzione: la percezione richiede impegno”.
“Muntadas. Interconnessioni” presenta un’analisi trasversale del lavoro dell’artista, che va dai primi anni Settanta a oggi, stabilendo nuovi campi di significato e relazioni puntuali tra i temi ricorrenti nella sua ricerca interdisciplinare: la globalizzazione, il capitalismo transnazionale, la nozione di dispositivo, la relazione pubblico/privato, i rapporti tra monumenti e memoria, le “microfisiche” del potere, l’interrogazione dell’archivio, i processi della traduzione, la circolazione delle informazioni, l’immaginario politico veicolato dai media.
Il titolo si riferisce a una frase dello storico dell’arte e dell’architettura Mark Wigley che definisce l’artista come “una città, piuttosto che una persona, una rete di spazi di scambio che opera per lunghi periodi, piuttosto che un individuo”, evidenziando il carattere di viaggiatore nomade e instancabile networker che ha contraddistinto Muntadas nel corso della sua lunga carriera.
La mostra è accompagnata da una pubblicazione (Corraini Edizioni) che si concentra su argomenti quali lo spazio pubblico e il potere esercitato attraverso i media, in tutte le sue forme e potenziali situazioni nella vita quotidiana, con saggi critici di Beatriz Herráez, Lorenzo Balbi, Cecilia Guida, Arturo fito Rodríguez Bornaetxea, Roberto Pinto e Gabriel Villota Toyos.
Info: www.mambo-bologna.org

Casa Morandi – via Fondazza 36

“Francesca Ferreri. Gaussiana”,
 fino al 22 marzo 2020
“Gaussiana” è il titolo di un’opera di Francesca Ferreri, che si colloca nella sala centrale di Casa Morandi e dà il nome all’intera mostra, curata da Lorenzo Balbi e promossa dal Museo Morandi.
Il lavoro si inserisce nel solco di una ricerca più ampia, che cerca nell’intreccio tra restauro e algoritmi matematici spunti poetici per un approccio scultoreo che si pone, sullo sfondo, il problema dell’incognita. I tre elementi della scultura, che prendono vita lungo un asse longitudinale, nonostante la linearità e la struttura modulare mostrano evidenti sconfinamenti nell’organico: la leggera carta che essi sorreggono – punteggiata di scritture asemiche, a metà fra espressioni matematiche e notazioni coreografiche – suggerisce, pur nella sua esilità, il senso dell’opera.
La curva gaussiana, largamente usata nelle scienze naturali e sociali per rappresentare graficamente la distribuzione di una popolazione su di una qualunque variabile, tende, come noto, all’infinito. L’opera qui presentata raggiunge invece da entrambe le parti un ‘punto zero’, ed è la sua immediata ripartenza a rispondere in qualche modo al bisogno di infinito.
Il lavoro di Francesca Ferreri dialoga con l’idea e la pratica del restauro in maniera personale attraverso la scultura e il disegno. L’obiettivo dichiarato è recuperare l’idea di gap, che il restauro è destinato a colmare, ed elevarla fino a farla diventare soggetto del proprio lavoro. L’artista ricostruisce oggetti immaginari esplorando falsi ricordi e interpretazioni utilizzando un approccio creativo anziché filologico al restauro.
Info: www.mambo-bologna.org

Museo Archeologico – via dell’Archiginnasio 2

“Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”
, fino al 24 maggio 2020
Il Museo Civico Archeologico presenta un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui sono riuniti circa 1400 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali.
La mostra, promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia ed Antichità italiche dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, è realizzata da Electa e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
Il progetto scientifico è a cura di Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche). Il progetto di allestimento è a cura di Paolo Capponcelli, PANSTUDIO architetti associati.
L’esposizione conduce i visitatori in un itinerario attraverso le terre degli Etruschi e mostra come non esista una sola Etruria, ma molteplici territori che hanno dato esiti di insediamento, urbanizzazione, gestione e modello economico differenti nello spazio e nel tempo, tutti però sotto l’egida di una sola cultura, quella etrusca. Non c’è miglior metafora che quella del viaggio, per spaziare in un vasto territorio compreso tra le nebbiose pianure del Po fino all’aspro Vesuvio, attraverso paesaggi appenninici e marini, lungo strade e corsi fluviali.
La prima parte del percorso offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere al visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco, attraverso oggetti e contesti archeologici fortemente identificativi. Così preparato, il visitatore può affrontare la seconda sezione, dove si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi.
La mostra dialoga naturalmente con la ricchissima sezione etrusca del museo, che testimonia il ruolo di primo piano di Bologna etrusca, costituendo, quindi, l’ideale appendice al percorso di visita dell’esposizione temporanea.
Info: www.museibologna.it/archeologico – www.etruschibologna.it

Museo del Patrimonio Industriale – via della Beverara 123

“Noi siamo la Minganti: Bologna e il lavoro industriale tra fotografia e memoria (1919-2019)”, fino al 10 maggio 2020
La mostra, realizzata in occasione del centenario delle Officine Minganti, racconta la storia della fabbrica bolognese come luogo del lavoro e della produzione accostando un’ampia selezione di fotografie d’epoca e una raccolta di materiali documentali.
Il percorso espositivo è caratterizzato da una selezione di fotografie provenienti sia dagli archivi della Camera del Lavoro di Bologna, della Fiom-Cgil Bologna e del Museo del Patrimonio Industriale che da donazioni di ex dipendenti.
Le immagini documentano, in un arco temporale che va dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta del Novecento, gli ambienti interni ed esterni della fabbrica, il lavoro nell’officina e negli uffici tecnico-amministrativi e la lunga lotta contro la chiusura (il declino inizia dagli anni Settanta, prosegue con l’amministrazione controllata degli anni Ottanta e arriverà alla fine con una lunga e complessa procedura fallimentare conclusasi solo nel 1997).
Un ulteriore nucleo di fotografie mostra gli spazi abbandonati nei primi anni Duemila e l’odierna rifunzionalizzazione dell’area come centro commerciale.
Completano l’esposizione due spazi tematici: il primo è legato alla produzione Minganti con cataloghi e oggetti donati da ex lavoratrici ed ex lavoratori.
Il secondo è dedicato alla Virtus Minganti pallacanestro: le Officine Minganti sono state infatti il primo sponsor in assoluto della società sportiva tra il 1953 e il 1958, anni in cui furono conquistati due Campionati italiani, nel 1954-’55 e nel 1955-’56. In mostra sono visibili fotografie dell’Archivio Storico Virtus, una maglia e riviste sportive dell’epoca provenienti da collezioni private.
Arricchiscono il percorso una video-installazione e alcune video-interviste a ex dipendenti, che restituiscono memoria all’aspetto umano della produzione industriale.
La mostra fa parte del più ampio progetto “Il lavoro e la Minganti”, lanciato in occasione del centenario della fondazione delle Officine in sinergia con il progetto Bologna metalmeccanic@, co-promosso dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, dal Museo del Patrimonio Industriale, da associazioni di ricerca storica e promozione culturale come Clionet e da Fiom-Cgil Bologna. Significativa ed importante è stata l’attivazione di un gruppo di ex-lavoratori ed ex-lavoratrici delle Officine Minganti, costituitosi nel Comitato Minganti Storica, interessati a non disperdere l’importante memoria e cultura del lavoro che ha trovato espressione nello stabilimento metalmeccanico nel corso del Novecento.
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

Museo Medievale – via Manzoni 4

“Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento”
, fino al 13 aprile 2020
Promossa dai Musei Civici d’Arte Antica, l’esposizione curata da Massimo Medica e Luca Mor approfondisce l’affascinante e ancora poco studiata produzione scultorea lignea a Bologna tra XII e XIII secolo, restituendone una comprensione aggiornata a distanza di quasi vent’anni dalla grande esposizione “Duecento. Forme e colori del Medioevo a Bologna”, dove una specifica sezione rappresentava lo spazio del sacro attraverso opere inerenti l’iconografia sacra bolognese.
Grazie alla collaborazione della Curia Arcivescovile di Bologna e della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, e con il patrocinio di Alma Mater Studiorum – Dipartimento delle Arti, il progetto si configura come esito espositivo di una sedimentata ricerca filologica e documentaria, che consente di fissare una nuova tappa verso la comprensione dei modelli di riferimento nel contesto figurativo della Bologna altomedievale.
Il nucleo principale della mostra, allestita nella Sala del Lapidario, si compone delle testimonianze più rappresentative della produzione plastica superstite nella città: tre croci intagliate di proporzioni monumentali appartenenti alla variante iconografica del Christus Triumphans che vince la morte, per la prima volta eccezionalmente riunite insieme. Nella disposizione dello spazio liturgico nelle chiese medievali, le croci erano collocate sul tramezzo murario, con la funzione di segnare una più netta divisione tra la zona presbiteriale riservata al clero e la navata accessibile ai laici.
La comparazione ravvicinata dei manufatti offre in visione tangenze e analogie, sul piano della sintassi formale e tecnica, che rendono congetturabile l’ipotesi di un’inedita attribuzione a un’unica bottega, credibilmente di area alpina sudtirolese – il cosiddetto Maestro del Crocefisso Cini – in una fase temporale compresa tra il 1270 e il 1280.
Oltre a rendere noti i preziosi dati di restauro e approfondire il tema dello spazio liturgico a Bologna tra XII e XIII secolo, il percorso espositivo consente anche di misurare in dettaglio gli originalissimi effetti della rinascenza gotica sul genere della plastica lignea in rapporto alle arti preziose, che in città conobbero una straordinaria intensità di circolazione. Il dialogo fra le tecniche viene testimoniato dalla presenza di preziosi codici miniati e raffinati oggetti liturgici, in parte conservati nella collezione del museo e in parte provenienti in prestito da Biblioteca Palatina di Parma, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino, Fondazione Giorgio Cini di Venezia, Museo Diocesano Tridentino di Trento e Museo Diocesano di Padova.
Info: www.museibologna.it/arteantica

“Traces”, fino al 22 marzo 2020
Una mostra collettiva a cura di Marina Dacci in collaborazione con z2o Sara Zanin Gallery, Roma.
La mostra presenta una selezione di opere di sette artisti – Ibrahim Ahmed, Evgeny Antufiev, Silvia Camporesi, Kaarina Kaikkonen Giovanni Kronenberg, Beatrice Pediconi, Nazzarena Poli Maramotti – che inscrivono nella loro ricerca l’idea di traccia.
L’esplorazione del tema si sviluppa in varie direzioni: architettonico-naturalistica, storica, sociale e relazionale.
Intervenire in uno spazio storico apre un ventaglio di possibilità immaginative perché il suo patrimonio diviene al tempo stesso traccia e indizio per ricucire nuove possibilità, nuove visioni.
Le opere degli artisti invitati si ancorano ai cabinet e alle raccolte ordinate di artefatti medievali e rinascimentali nelle sale del museo, ai frammenti e ai lacerti di antiche mura, a lapidari e sarcofagi, con un approccio basato sull’assonanza o sullo scarto visivo.
Nel lavoro di questi artisti le tracce originano dalla ricerca, ma anche da esperienze che si innestano nella cronaca quotidiana.
La storia che punteggia il percorso di un gruppo sociale o di un nucleo familiare diventa pattern, elemento moltiplicatore di forme e materiali che sbocciano l’uno dall’altro coinvolgendo frammenti di forte valenza sociale (Ibrahim Ahmed, Kaarina Kaikkonen).
Alcuni artisti hanno a che fare con l’acqua come elemento ispiratore e come medium in sé. Il valore simbolico dell’acqua, nella sua dimensione trasformativa, è cosa nota. Grazie all’acqua, riattivare e fare emergere una immagine significa destrutturare, pulire, sottrarre per poi restituire qualcosa di nuovo (Beatrice Pediconi, Nazzarena Poli Maramotti, Silvia Camporesi).
Il rapporto e l’esperienza della Natura e del paesaggio – siano essi naturali, ma soprattutto antropizzati, sia terreni ma anche “ultraterreni” – conduce a travalicare il confine tra il reale e l’immaginifico che l’artista impiega per generare immagini e per trasformare oggetti (Giovanni Kronenberg, Evgeny Antufiev, Silvia Camporesi, Nazzarena Poli Maramotti).
Info: www.museibologna.it/arteantica

Padiglione de l’Esprit Nouveau – Piazza della Costituzione 11

Mika Taanila. Damage/Control”,
 fino al 22 marzo 2020
Prima personale dell’artista e filmmaker finlandese Mika Taanila in un’istituzione pubblica italiana, la mostra “Damage/Control” presenta un’ampia selezione di opere multimediali incentrate sulle continue trasformazioni dell’immagine in movimento. Spaziando dall’ambito ecologico alla cibernetica, dalla robotica alle sperimentazioni musicali, la sua ricerca multidisciplinare indaga le modalità in cui i dispositivi tecnologici hanno ridefinito il mediascape e le modalità della visione. Negli archivi filmici, in supporti obsoleti come i VHS, e in found footage film Taanila individua chiavi di accesso per ripercorre la storia culturale dell’ultimo secolo, con una particolare attenzione alla natura ambivalente delle innovazioni tecnologiche che hanno portato l’umanità a vivere in una perenne condizione di allerta e di “Damage Control”.
Con il documentario “The Future Is Not What It Used To Be” (2002), ad esempio, l’artista ha lavorato sull’archivio di Erkki Kurenniemi, esperto di robotica pioniere della musica elettronica in Finlandia, mentre per “Futuro: A New Stance for Tomorrow” (1998) si è occupato di un’altra utopia made in Finland: le unità abitative mobili “Futuro House” progettate dall’architetto finlandese Matti Suuronen in un clima di seduzione e fiducia, tipica di quegli anni, per la conquista dello spazio e per il tempo libero.
Negli ultimi anni Taanila ha indagato nuove modalità di riproduzione delle immagini in movimento. “Tectonic Plate” (2016) è un film d’animazione astratto realizzato senza l’ausilio della macchina, prodotto fotocopiando e manipolando direttamente le immagini sulla pellicola cinematografica, che riporta al pre-cinema e alla seduzione del teatro d’ombre.
La volontà di sfidare le modalità della rappresentazione è presente anche nella serie “Black and White Movies” (2013), fotogrammi realizzati anche in questo caso senza l’ausilio della macchina fotografica, posando su carta fotosensibile, in camera oscura, resti di cassette VHS maltratti e distrutti da Taanila.
Per la serie “Film Reader” (2017) l’artista è intervenuto con incisioni, tagli e manipolazioni su libri di carattere cinematografico di generi diversi, musical, horror, exploitation, melodramma, creando un editing di tipo “scultoreo” che permette ai libri di avere una diversa plasticità.
La mostra, a cura di Lorenza Pignatti, è promossa da MAMbo e Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Frame Contemporary Art Finland, Kinotar (Helsinki), Testifilmi (Helsinki), Associazione Culturale Stòff e con il patrocinio di Ambasciata di Finlandia a Roma.
Info: www.artcity.bologna.it

L’Istituzione Bologna Musei racconta, attraverso le sue collezioni, l’intera storia dell’area metropolitana bolognese, dai primi insediamenti preistorici fino alle dinamiche artistiche, economiche, scientifiche e produttive della società contemporanea.
Un unico percorso diffuso sul territorio, articolato per aree tematiche. Archeologia, storia, storia dell’arte, musica, patrimonio industriale e cultura tecnica sono i grandi temi che è possibile affrontare, anche attraverso percorsi trasversali alle varie sedi.

Fanno parte dell’Istituzione Bologna Musei: MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Museo Morandi, Casa Morandi, Villa delle Rose, Museo per la Memoria di Ustica, Museo Civico Archeologico, Museo Civico Medievale, Collezioni Comunali d’Arte, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Museo del Patrimonio Industriale, Museo e Biblioteca del Risorgimento, Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi”.
Info: www.museibologna.it.

La Card Cultura è il più ricco e conveniente abbonamento per la fruizione culturale del nostro territorio, che offre accesso illimitato alle collezioni permanenti e ingresso a prezzo ridotto alle mostre temporanee di tanti musei della città e dell’area metropolitana. L’offerta si arricchisce con le proposte che riguardano il cinema, gli spettacoli teatrali, i concerti e i festival.
Vale 12 mesi e costa 25 euro: tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.cardcultura.it.

INDIRIZZI E RECAPITI

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Museo Morandi
via Don Minzoni 14
tel. 051 6496611
aperto: martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica e festivi: ore 10-18.30; giovedì: ore 10-22

Casa Morandi
via Fondazza 36
tel. 051 6496611
aperto: su prenotazione solo nei seguenti giorni e orari:
da ottobre a maggio venerdì e sabato ore 14-16; domenica: ore 11-13
da giugno a settembre venerdì e sabato ore 17-19; domenica: ore 11-13

Villa delle Rose
via Saragozza 228/230
tel. 051 436818 – 6496611
aperto: in occasione di eventi espositivi

Museo per la Memoria di Ustica
via di Saliceto 3/22
tel. 051 377680
aperto: giovedì e venerdì: ore 9-13; sabato e domenica: ore 10-18.30

Museo Civico Archeologico
via dell’Archiginnasio 2
tel. 051 2757211
aperto: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì: ore 9-18; sabato, domenica e festivi: ore 10-18.30; ore 18.30-20 aperta solo la Sezione Etrusca permanente del primo piano, con ingresso a € 1,00 per i possessori di biglietto della mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”

La mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” osserva i seguenti orari: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 9-18; sabato e domenica: ore 10-20

Museo Civico Medievale
via Manzoni 4
tel. 051 2193916 – 2193930
aperto: martedì – domenica e festivi: ore 10-18.30

Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore 6
tel. 051 2193998
aperto: martedì – domenica e festivi: ore 10-18.30

Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44
tel. 051 236708
aperto: martedì – venerdì: ore 9-14; sabato, domenica e festivi: ore 10-18.30

Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi”
via di Casaglia 3
tel. 051 2194528 – 2193916 (biglietteria Museo Civico Medievale)
aperto: venerdì: ore 9-13; sabato e domenica: ore 10-18.30
Accesso momentaneamente sospeso per previsione di manutenzioni straordinarie

Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34
tel. 051 2757711
aperto: martedì – domenica e festivi: ore 10-18.30

Museo del Patrimonio Industriale
via della Beverara 123
tel. 051 6356611
aperto: martedì – venerdì: ore 9-13; sabato e domenica: ore 10-18.30

Museo civico del Risorgimento
Piazza Carducci 5
tel. 051 347592
aperto: martedì – venerdì: ore 9-13; sabato, domenica e festivi: ore 10-14