Istituzione Bologna Musei, gli appuntamenti dal 22 al 28 marzo

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Ogni settimana i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calendario di appuntamenti, per svelare le loro collezioni e raccontare aspetti ed episodi inediti e curiosi della storia della città, anche attraverso punti di vista differenti e insoliti accostamenti fra le diverse collezioni. Conferenze, laboratori, concerti, visite guidate, visite in lingua sono i principali “strumenti” di questo racconto, che si dispiega lungo millenni di storia, dai primi utensili in pietra di uomini vissuti 800.000 anni fa ai prodotti dell’attuale distretto industriale, dalla pittura alle varie forme dell’arte moderna e contemporanea, dalla musica alle grandi epopee politiche e civili.

Di seguito gli appuntamenti in programma da venerdì 22 a giovedì 28 marzo.

IN EVIDENZA

mercoledì 27 marzo

ore 18: Museo della Musica – Strada Maggiore 34
“Il viaggio a Reims. Memorie di uno spettacolo”
Inaugurazione della mostra a cura di Giuseppina Benassati, Roberta Cristofori con le fotografie di Marco Caselli Nirmal e i disegni di Gae Aulenti.
Inaugura la mostra Cecilia Gasdia, Sovrintendente Fondazione Arena di Verona.
Interventi di Roberto Grandi, Presidente Istituzione Bologna Musei; Claudio Leombroni, IBACN; Gianfranco Mariotti, Presidente Onorario del Rossini Opera Festival; Luigi Ferrari, già direttore artistico Teatro Comunale di Bologna (ora presidente Istituto Nazionale Studi Verdiani).
La mostra, promossa da IBC Emilia-Romagna in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Associazione Ferrara Musica e Museo della Musica, espone una selezione di fotografie realizzate da Marco Caselli Nirmal durante l’allestimento e le recite de “Il viaggio a Reims”, tenutesi nel 1992 al Teatro Comunale di Ferrara con la direzione di Claudio Abbado, la regia di Luca Ronconi e le scene di Gae Aulenti.
Ingresso all’inaugurazione: gratuito
Info: www.museibologna.it/musica

PER I BAMBINI

sabato 23 marzo

ore 10.30: Museo della Musica – Strada Maggiore 34
In occasione della rassegna The Best of
“La musica dei dove” (III e ultimo incontro). Laboratorio suono-movimento in 3 incontri per bambini da 3 a 5 anni.
Ideato e condotto da Chiara Castaldini e Marina Maffioli in collaborazione con Associazione Formati sensibili.
Un laboratorio che riguarda il fare, l’ascoltare, il giocare, il disegnare – bambini e genitori insieme – vivendo a due il piacere di creare attraverso la musica e il movimento. I piccoli partecipanti, insieme agli adulti, vengono condotti a entrare in ascolto della musica e di suoni appartenenti a un luogo (sulla terra, nel cielo, dentro il mare), sollecitati a giocare a contatto con l’altro o con degli oggetti, ad ascoltare al di là delle parole.
È richiesto abbigliamento e scarpe comode.
Prenotazione obbligatoria solo online su www.museibologna.it/musica.
Si richiede conferma o eventuale disdetta entro il giovedì precedente la data del laboratorio.
Ingresso: € 5,00 a partecipante
Info: www.museibologna.it/musica

ore 16: Museo del Patrimonio Industriale – via della Beverara 123
“Le meravigliose macchine di Alessandria” Laboratorio per ragazzi da 8 a 14 anni.
Seguendo le tracce di un giovane e curioso Archimede e dei suoi studi presso il Museo di Alessandria d’Egitto, i ragazzi scopriranno con l’aiuto di modelli funzionanti, esperimenti e giochi, il funzionamento di alcuni famosi apparati storici come l’eolipila, il tempio e la fontana di Erone.
I partecipanti dovranno poi aiutare il giovane scienziato e matematico di Siracusa nella costruzione di un modello di catapulta, testandone la gittata con divertenti prove pratiche!
Prenotazione obbligatoria allo 051 6356611 (entro le ore 13 di venerdì 22 marzo).
Ingresso: € 5,00 (gratuito per un accompagnatore adulto)
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

domenica 24 marzo

ore 16: Museo Archeologico – via dell’Archiginnasio 2
Nell’ambito del ciclo Al museo per gioco
“Guardie e ladri nell’antico Egitto” Visita guidata con archeologa e attore per bambini da 8 a 11 anni e genitori, a cura degli archeologi della società Aster.
Visitiamo la collezione egizia dove per un pomeriggio bambini e genitori vestiranno i panni di guardie e ladri. Mentre i primi dovranno apprendere trucchi e magie frequentando una divertente “scuola per criminali di mezza tacca”, gli altri dovranno assimilare quante più informazioni possibili per difendere i preziosi reperti conservati in museo.
Tra prove di abilità, indovinelli e giochi, la sfida è già iniziata!
Prenotazione obbligatoria sul sito del museo: www.museibologna.it/archeologico/eventi.
Ingresso: € 5,00 a bambino (gratuito per un accompagnatore adulto) fino ad esaurimento posti (max. 20)
Info: www.museibologna.it/archeologico

GLI ALTRI APPUNTAMENTI

sabato 23 marzo

ore 17: Museo della Musica – Strada Maggiore 34
Nell’ambito della rassegna Wunderkammer. Il museo delle meraviglie
“Il segreto del suono: l’arte cordaia. Come è fatta la corda in budello”
Per il ciclo “Com’è fatto? La musica vista da dentro”, incontro con Mimmo Peruffo, Aquila Corde Armoniche, Vicenza.
Mimmo Peruffo, unico allievo del cordaio Arturo Granata, si occupa dal 1983 dello studio e della costruzione delle corde di budello in uso nel Rinascimento, Barocco e periodo Classico. Nell’ambito della ricerca nel campo dei materiali moderni, nel 1997 ha scoperto ed introdotto nel mercato il “Nylgut”, una sorta di budello sintetico impiegato negli strumenti a pizzico storici e nella chitarra classica, ukulele ecc. in sostituzione del nylon.
Ha curato la sezione riguardante le corde di budello del catalogo degli strumenti musicali del Germanisches National Museum di Norimberga e del volume della mostra “Evaristo Baschenis e la natura morta in Europa” (Bergamo, 1998).
Ha eseguito per la prima volta accurati rilievi degli spezzoni di corde di budello risalenti alla prima metà del XVIII secolo presenti al Museo Stradivariano di Cremona e nell’aprile del 2000 le misurazioni delle corde originali di budello per violino appartenute a Nicolò Paganini.
È possibile prenotare i biglietti su www.museibologna.it/musica.
Ingresso: € 5,00
Info: www.museibologna.it/musica

domenica 24 marzo

ore 9.30: ingresso del Parco Oliviero Olivo – via Murri 177
Nell’ambito del ciclo La Via della Seta passava per Bologna
“Tra gelsi e canali sulle tracce della seta a Bologna” Incontro a cura di Mino Petazzini, Teresa Guerra, Fondazione Villa Ghigi e Francesca Alvisi, CNR-ISMAR.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, una passeggiata lungo il canale di Savena, parte del sistema idrico urbano che rese prospera l’industria a Bologna tra il XV e XVIII secolo, con uno sguardo ad alcuni filari di gelsi in città, che rimandano all’allevamento del baco da seta e agli opifici per la produzione della seta.
“La Via della Seta passava per Bologna” è un ciclo di incontri nato, nell’ambito del progetto SOCIETY, dalla collaborazione tra Museo del Patrimonio Industriale, CNR-ISOF (Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività), CNR-ISMAR (Istituto di Scienze Marine), Fondazione Villa Ghigi e Università di Bologna, per ricostruire, documentare e approfondire, da più punti di vista, la storia, il contesto naturale e culturale, le tecniche di lavorazione e l’utilizzo della seta a Bologna dalla produzione del velo tra XV e XVIII secolo fino ai più recenti impieghi in ambito tecnologico.
Info: Fondazione Villa Ghigi – 051 3399084 / 3399120.
Ingresso: gratuito
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

ore 10.30:  Museo Medievale – via Manzoni 4
Per il ciclo Nuovi arrivi
“Presentazione della donazione di un bacile rinascimentale”
Con Giovanni Morigi e Massimo Medica, responsabile Musei Civici d’Arte Antica.
Ingresso: biglietto museo (€ 5,00 intero / € 3,00 ridotto)
Info: www.museibologna.it/arteantica

ore 15-18: MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – via Don Minzoni 14
In occasione della mostra No, Oreste, No! Diari da un archivio impossibile
“SBATTESIMO, un antirito pantagruelico”
A cura di ? (former FatStudio) con Lite Orchestra.
Abbattiamo c-oralmente i limiti della parola. Con musica, semiotica, linguaggio dei segni, azioni liberamente orchestrate e tese a un unico obiettivo: la palingenesi.
Ingresso: gratuito
Info: www.mambo-bologna.org

ore 15.30 e replica ore 17: Museo Medievale – via Manzoni 4
“Insolita visita al Museo Medievale”
Con Paolo Maria Veronica e Roberto Malandrino, con la complicità di Eugenio Maria Bortolini.
La poliedrica capacità di trasformismo di Malandrino & Veronica approda nelle sale del Museo Civico Medievale, le cui preziose collezioni si prestano ad un potenziale attrattivo enorme.
L’energia creativa dei tre attori attraverserà alcune delle 22 sale in cui si articola il percorso espositivo, soffermandosi sulla storia scandita dagli oggetti esposti. Ogni sala andrà così a costituire una tappa di questa originale macchina nel tempo, come un piccolo mondo del passato così curioso e affascinante da meritare “irruzioni temporali” in cui una galleria di personaggi disparati prende vita per approfondire fatti e argomenti.
Ecco, allora, potrà capitare che il celebre generale Luigi Ferdinando Marsili in persona faccia da guida con un interessante studio sulle origini della mafia nel Medioevo. Oppure che il pontefice Bonifacio VIII, la cui maestosa statua in lastre di rame dorate troneggia in posa ieratica nella sala 7, partecipi ad un improbabile talk show, mentre il Giambologna studia un gioco d’ombre per la statua monumentale del Nettuno destinato alla fontana della Piazza, di cui si può ammirare un celebre modello preparatorio in bronzo nella sala 15.
E ancora frati, glossatori, alunni universitari, cavalieri “inscatolati” nelle loro armature rivivranno nelle sale raccontando a modo loro il proprio tempo con un unica grande avvertenza: tutto quello che diranno è vero.
Ingresso: € 13,00 / € 5,00 fino a 12 anni / € 6,50 per possessori Card Musei Metropolitani Bologna (consigliato per tutte le età)
Info: www.museibologna.it/arteantica

ore 16: Museo del Patrimonio Industriale – via della Beverara 123
“Il segreto del Mulino da seta alla bolognese” Visita guidata per adulti.
Tra XV e XVIII secolo Bologna si afferma in Europa nella produzione di filati e veli di seta; alla base di tale successo un complesso sistema idraulico artificiale e la complessità della tecnologia tessile adoperata.
Il percorso spiega le ragioni di tale affermazione commerciale attraverso exhibit, oggetti e modelli tra i quali spicca il grande mulino da seta “alla bolognese”, in scala 1:2 e funzionante, che – meccanizzando il processo di incannatura e torcitura del filo di seta – rendeva più robusti i semilavorati e il velo.
Tale mulino, alimentato da ruota idraulica, è considerato come la più alta tecnologia conosciuta in Europa prima della macchina a vapore e anticipa il sistema di fabbrica della Rivoluzione Industriale. I suoi segreti, celati all’interno di private abitazioni inaccessibili agli stranieri, furono al centro di una vera e propria rete di spionaggio industriale che il governo cittadino contrastò con una durissima legislazione che prevedeva persino la pena di morte per i “traditori della patria”.
Prenotazione obbligatoria allo 051 6356611 (entro le ore 13 di venerdì 22 marzo).
Ingresso: biglietto museo (€ 5,00 intero / € 3,00 ridotto)
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

ore 16: MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – via Don Minzoni 14
“Visita guidata al Museo Morandi, la Collezione”
L’allestimento ripercorre le diverse fasi della vicenda artistica di Giorgio Morandi, proponendo anche accostamenti tra i suoi lavori e quelli di altri autori contemporanei. Il percorso, recentemente rinnovato, include anche una sezione specificamente dedicata all’Incisione.
Prenotazione obbligatoria allo 051 6496627 (mercoledì dalle 10 alle 17 e giovedì dalle 13 alle 17) oppure mamboedu@comune.bologna.it.
Ingresso: € 4,00 + biglietto museo (€ 6,00 intero / € 4,00 ridotto). Per i possessori della Card Musei Metropolitani Bologna € 3,00 per la visita guidata (ingresso museo gratuito)
Info: www.mambo-bologna.org

ore 16: Villa delle Rose – via Saragozza 228/230
“Goran Trbuljak. Before and After Retrospective” Visita guidata alla mostra a cura del Dipartimento educativo MAMbo.
Prenotazione obbligatoria allo 051 6496627 (mercoledì dalle 10 alle 17 e giovedì dalle 13 alle 17) oppure mamboedu@comune.bologna.it.
Ingresso: € 4,00 a partecipante + ingresso mostra (€ 5,00 intero / € 3,00 ridotto). Per i possessori della Card Musei Metropolitani Bologna € 3,00 per la visita guidata (ingresso mostra gratuito)
Info: www.mambo-bologna.org

ore 17: Museo della Musica – Strada Maggiore 34
Nell’ambito della rassegna Wunderkammer. Il museo delle meraviglie
“La ‘brigata’ bolognese e le connessioni internazionali tra cantanti”
Per il ciclo “Ri-Creazioni III. Le collezioni museali raccontate”, a cura di Associazione Athena Musica – Alma Mater Studiorum Università di Bologna, incontro con Valentina Anzani.
Il ritratto più famoso della quadreria martininana è quello che Giaquinto fece del castrato Carlo Broschi, meglio noto come Farinelli.
Egli scelse Bologna come sua patria adottiva, dove intratteneva rapporti stretti con numerosi cantanti cresciuti professionalmente in città sotto il magistero di Antonio Bernacchi.
Ne risulterà la natura tutta bolognese di una rete internazionale di sostegno professionale ed economico, ma anche di affetto reciproco, tanto determinante da aver influenzato la storia della musica nelle coeve corti europee.
È possibile prenotare i biglietti su www.museibologna.it/musica.
Ingresso: gratuito fino ad esaurimento posti
Info: www.museibologna.it/musica

lunedì 25 marzo

ore 17: Accademia delle Scienze (Sala Ulisse) – via Zamboni 33
Nell’ambito del ciclo La Via della Seta passava per Bologna
“Veli, donne e paradossi: storie” Incontro con Maria Giuseppina Muzzarelli, Università di Bologna.
Un viaggio sull’uso della seta da parte delle donne e sulla produzione di questo prezioso tessuto da parte di maestranze femminili. Al centro un paradosso: quei veli che posti sul capo dovevano significare sottomissione e modestia finirono con il dare visibilità, fama e guadagno alle donne che li producevano e li commerciavano, a Bologna come a Venezia o a Milano.
“La Via della Seta passava per Bologna” è un ciclo di incontri nato, nell’ambito del progetto SOCIETY, dalla collaborazione tra Museo del Patrimonio Industriale, CNR-ISOF (Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività), CNR-ISMAR (Istituto di Scienze Marine), Fondazione Villa Ghigi e Università di Bologna, per ricostruire, documentare e approfondire, da più punti di vista, la storia, il contesto naturale e culturale, le tecniche di lavorazione e l’utilizzo della seta a Bologna dalla produzione del velo tra XV e XVIII secolo fino ai più recenti impieghi in ambito tecnologico.
Info e prenotazioni: 051 2098116 – comunicazione.aric@unibo.it.
Ingresso: gratuito
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

mercoledì 27 marzo

ore 17: Museo della Musica – Strada Maggiore 34
Nell’ambito della rassegna Il Mercato della Musica
“Editoria digitale musicale in Italia: il caso sentireascoltare”
Salvatore Papa incontra Edoardo Bridda, project leader di sentireascoltare. Cosa c’è dietro a una webzine musicale, dal business plan alla redazione dei contenuti editoriali e multimediali.
“Il Mercato della Musica” è un ciclo di incontri organizzato dall’Ufficio Musica del Comune di Bologna in collaborazione con Bologna Welcome, con l’obiettivo di sviluppare l’imprenditorialità musicale e rafforzare le competenze gestionali e manageriali.
L’intero percorso è un viaggio e una guida all’interno del mercato musicale, attraverso la comprensione delle figure professionali che popolano un ambiente tanto complesso e delle attività indispensabili per creare e gestire un progetto.
Ingresso: gratuito fino ad esaurimento posti
Info: www.museibologna.it/musica

giovedì 28 marzo

ore 17:  Museo Medievale – via Manzoni 4
In occasione della mostra I volti del Buddha dal perduto Museo Indiano di Bologna
“Dall’Asia a Bologna. Collezioni e collezionisti di arte e libri nel Novecento”
Conferenza di Luca Villa, curatore della mostra.
Ingresso: gratuito
Info: www.museibologna.it/arteantica

ore 18.30: MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – via Don Minzoni 14
“Presentazione del volume ‘I baffi del bambino. Scritti sull’arte e sugli artisti'”
Il volume, edito da Quodlibet, raccoglie i testi sull’arte che Luca Bertolo, ormai da vent’anni, affianca alla sua attività di pittore.
L’autore si confronta con dei nuclei tematici ben precisi, come il rapporto tra arte e politica o lo statuto della pittura contemporanea nel contesto di un’arte che si suppone postmediale, riflettendo allo stesso tempo sulla crisi attuale della critica d’arte. Questi temi vengono variamente declinati da Bertolo attraverso ritratti di artisti della sua generazione, recensioni di mostre e riflessioni teoriche più generali, restando sempre fedele all’urgenza di mostrare in controluce gli aspetti essenziali della propria pratica artistica.
Intervengono alla presentazione: l’autore, Lorenzo Balbi (direttore artistico MAMbo), Davide Ferri (docente e curatore indipendente) e Simone Menegoi (direttore di Arte Fiera e curatore indipendente).
Ingresso: gratuito
Info: www.mambo-bologna.org

MOSTRE

Museo del Patrimonio Industriale – via della Beverara 123

“Formazione professionale, lavoro femminile e industria a Bologna: 1946-1970”
, fino al 2 giugno 2019
La mostra, ideata e prodotta da Museo del Patrimonio Industriale e Unione Donne in Italia (sede di Bologna) in collaborazione con Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) – Ufficio per l’Italia e San Marino, costituisce il primo appuntamento di un progetto triennale promosso dal Museo del Patrimonio Industriale e dall’Unione Donne in Italia di Bologna dedicato al tema “Lavoro, formazione e cultura tecnica femminile”.
Le immagini esposte nel percorso espositivo documentano il tema dell’istruzione professionale e del lavoro femminile nei contesti industriali, con un focus sul territorio bolognese.
Negli anni del miracolo economico (1958-1963) Bologna, e l’Emilia-Romagna nel suo complesso, conobbero un’impetuosa espansione industriale, della quale le donne furono protagoniste, contribuendo in maniera sostanziale allo sviluppo del Made in Italy. All’importante crescita quantitativa dell’occupazione femminile industriale, non corrispose tuttavia una qualificazione del lavoro delle donne.
L’istruzione professionale divenne così un tema di discussione e azione politica per le associazioni femminili, impegnate a promuovere l’ingresso delle donne in istituti tecnico-industriali, come l’Aldini Valeriani, per offrire nuove opportunità di lavoro qualificato e una formazione non orientata solo ai lavori tradizionalmente identificati come femminili.
Le fotografie in mostra abbracciano l’arco cronologico compreso tra la seconda metà degli anni Quaranta e la fine degli anni Sessanta del Novecento e provengono dagli Archivi fotografici dell’UDI di Bologna, del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna (Fondi Aldini Valeriani e Fototecnica Bolognese) e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna (Fondo dello Studio fotografico Villani).
Nella parte iniziale spiccano due nuclei principali: le immagini relative ai corsi di cucito e sartoria, in particolare per ragazze disoccupate, e quelle dell’Istituto Tecnico Industriale Femminile, una nuova scuola afferente all’Aldini Valeriani. Nella seconda parte, dedicata al lavoro in fabbrica, si distinguono alcune serie relative ad ambienti e reparti di aziende storiche bolognesi, come Farmac-Zabban, Weber, Ducati Elettronica e Arco.
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

Museo Davia Bargellini – Strada Maggiore 44

“William Hogarth. Un ritratto in visita dal Museo di Belle Arti di Gand”
, fino al 28 aprile 2019
Un celebre protagonista della pittura europea del Settecento arriva per la prima volta a Bologna: si tratta del pittore e incisore inglese William Hogarth, di cui il Museo Davia Bargellini espone il dipinto “Ritratto di Signora in abito bianco e orecchini di perle”, proveniente dal Museo di Belle Arti di Gand, in Belgio.
L’eccezionale opportunità espositiva si inserisce nell’ambito della rassegna “Ospiti inattesi” promossa fin dal 1996 dai Musei Civici d’Arte Antica come attività di valorizzazione del patrimonio e sviluppo delle relazioni scientifiche con istituzioni museali italiane e internazionali, attraverso lo scambio di opere attivato in occasione di prestiti per esposizioni temporanee.
Conosciuto e ammirato per la sua pittura dal realismo narrativo, sottilmente descrittivo e tagliente, dai contenuti moralizzanti e satirici, William Hogarth (1697-1764) assurse al rango di pittore della Corte inglese solo negli ultimi anni della sua vita. Tradotti a stampa in copiose tirature, i suoi dipinti criticano eventi politici, descrivono e denunciano abitudini sociali e vizi della società inglese del tempo. Sino a circa la metà del XIX secolo, una sorta di Hogarthomania contrassegnò il grande successo riscosso dall’opera del pittore, per molti versi rivoluzionaria. Rinomato ritrattista, Hogarth si dedicò inizialmente a un pubblico prevalentemente aristocratico, ma dal 1740 circa iniziò ad estendere il suo interesse verso una clientela appartenente all’emergente ricca borghesia commerciale, per la quale forgiò un nuovo lessico della ritrattistica inglese dell’epoca.
Realizzato intorno al 1740, il “Ritratto di Signora in abito bianco e orecchini di perle” che il Museo Davia Bargellini espone in collaborazione con il Museo di Belle Arti di Gand, appartiene agli anni in cui Hogarth, dedicandosi al genere pittorico fra i più apprezzati dalla committenza inglese (la ritrattistica), sperimenta soluzioni innovative nell’intento di incontrare il favore dei suoi clienti, per lo più personaggi provenienti dalla classe borghese dei mercanti, dei professionisti, degli ecclesiastici. Un’etica nuova, fondata sui valori dell’onestà, della rettitudine, dell’operosità, deve rendersi esplicita attraverso la naturalezza delle espressioni, la schiettezza dell’adesione alla realtà, l’assenza di affettazioni retoriche, per raccontare l’ascesa e il successo di una borghesia ormai affermata sul fronte economico, ma ricca soprattutto di sentimenti e di moderna sensibilità umanitaria.
Info: www.museibologna.it/arteantica

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – via Don Minzoni 14

“No, Oreste, No! Diari da un archivio impossibile”,
 fino al 5 maggio 2019
Nello spazio espositivo della Project Room il MAMbo presenta “No, Oreste, No! Diari da un archivio impossibile”, progetto espositivo a cura di Serena Carbone incentrato sull’esperienza artistico-relazionale di Progetto Oreste, nata nel 1997 e conclusasi nel 2001, con particolare attenzione alle vicende bolognesi.
Oreste non era un collettivo, non era un sindacato ma, come spesso hanno ribadito i suoi ideatori, era “un insieme variabile di persone”, di artisti che si sono scelti e trovati per un determinato tempo per condividere una certa maniera di vedere il mondo.
Oreste ha agito da precursore, ha sperimentato e anticipato un modus operandi indipendente, alternativo a quello istituzionale, totalmente orizzontale e non gerarchico, ponendo l’accento sul processo e anticipando tendenze oggi date per scontate come la ricerca in spazi non profit e le residenze d’artista.
Alla base del progetto vi erano le relazioni, il dialogo e le interconnessioni nella cornice di un “spazio” libero in cui stimolare l’incontro, la discussione, l’aggregazione, l’esplorazione di nuovi territori sentendosi parte di una comunità multiforme accomunata dal linguaggio condiviso dell’arte.
In mostra vengono esposti testi, fotografie, libri, cataloghi, riviste, flyers, locandine, lettere, e-mail, per ricostruire il grande network che l’invisibile Oreste, in pochi anni, ha intrecciato con il mondo dell’arte. Particolare attenzione viene riservata ai momenti e alle relazioni bolognesi, come il convegno tenutosi al Link dal 31 ottobre al 2 novembre 1997, organizzato da Salvatore Falci, Eva Marisaldi, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti, Anteo Radovan, Cesare Viel e Luca Vitone. Bologna non fu una città scelta a caso, molti degli artisti che gravitavano intorno al progetto avevano frequentato l’Accademia di Belle Arti in città e qui continuavano a risiedere. Era il contesto ideale, in cui fin dagli anni Settanta la Galleria d’Arte Moderna aveva portato avanti le pratiche più innovative del contemporaneo e la vita culturale e artistica era animata dall’Accademia, dal DAMS, da importanti gallerie storiche e da spazi indipendenti autogestiti.
Nell’ambito dell’esposizione sono visibili anche diversi video di documentazione sulle residenze e la partecipazione alla Biennale e due installazioni.
Info: www.mambo-bologna.org

“Mika Rottenberg”, fino al 19 maggio 2019

Il MAMbo è lieto di presentare la prima personale in un’istituzione italiana di Mika Rottenberg, a cura di Lorenzo Balbi.
L’artista di origine argentina, cresciuta in Israele e oggi di base a New York, tra le principali protagoniste della scena contemporanea mondiale, si appropria degli imponenti volumi della Sala delle Ciminiere e del foyer del museo per animare undici delle sue più recenti produzioni – oggetti scultorei e installazioni video – celebri per il loro registro narrativo sarcastico e bizzarro.
Rottenberg utilizza i diversi linguaggi del film, dell’installazione architettonica e della scultura per esplorare le idee di classe, lavoro, genere e valore attraverso immaginifici dispositivi visivi che illuminano le connessioni e i processi nascosti dietro economie globali apparentemente non correlate fra loro.
Intrecciando elementi di finzione con dati documentali, in racconti in cui geografie e narrative collassano in non-sense surreali, l’artista crea complesse allegorie sul sistema capitalistico che regola le condizioni umane e i processi di produzione massiva delle merci.
La sua ricerca mette in evidenza temi come le disuguaglianze causate dall’attuale modello economico dominante e la fragilità del corpo umano, utilizzando la lente dell’umorismo, dell’assurdo e della confusione.
Con un approccio fondamentalmente scultoreo, l’artista inizia spesso un progetto cercando in prevalenza interpreti femminili note per le loro caratteristiche fisiche insolite, come le bodybuilder, quindi costruisce set elaborati come “costumi” per gli artisti, che a loro volta diventano il teatro in cui il pubblico vive il video.
Info: www.mambo-bologna.org

Villa delle Rose – via Saragozza 228/230

In occasione di ART CITY Bologna
“Goran Trbuljak. Before and After Retrospective”, fino al 24 marzo 2019
Proseguendo nell’indirizzo verso la riscoperta e la valorizzazione di artisti attivi nella scena internazionale, Villa delle Rose ospita la prima retrospettiva in un’istituzione museale italiana di Goran Trbuljak, a cura di Lorenzo Balbi e Andrea Bellini.
Promossa da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, la mostra segue sul piano temporale la personale dell’artista di origine croata allestita al Centre d’Art Contemporain Genève dal 30 maggio al 19 agosto 2018, cui si ricollega integrandone idealmente il percorso espositivo nel documentare le principali fasi dell’intera carriera.
La mostra si compone di un cospicuo corpus, dagli esordi alla fine degli anni Sessanta fino alle produzioni più recenti, che rappresenta l’ampio vocabolario espressivo sperimentato dall’artista: dipinti, frottage, monocromi e monogrammi, fotografie, film, libri e documentazioni delle sue azioni di strada.
La ricerca estetica di Trbuljak sonda costantemente i margini tra gli statuti di arte e anti-arte, artista e non artista, alla ricerca di mezzi alternativi di produzione e rappresentazione. Nella continua ridefinizione del contesto, la sua riflessione analizza e scompone le regole su cui si basa il sistema di musei e gallerie e i meccanismi con cui qualcosa è accettato come arte.
In base a questo approccio, anche un semplice gesto può funzionare come strumento di critica del sistema artistico e sociale. Movimenti dissimulati, come infilare un dito nel buco della porta della Galleria Moderna di Zagabria (“Hole in the door”, 1969) o azioni effimere compiute in forma anonima nello spazio pubblico, come installare accanto a buchi nell’asfalto le fotocopie di alcune fotografie che raffigurano gli stessi buchi (“Anonymous street actions”, 1970), definiscono il ripensamento della posizione dell’opera d’arte in rapporto all’istituzione e della propria condizione di giovane artista ancora sconosciuto.
Info: www.mambo-bologna.org

MAST – via Speranza 42

In occasione di ART CITY Bologna
“Thomas Struth: Nature & Politics”, fino al 22 aprile 2019
Thomas Struth è divenuto celebre in tutto il mondo grazie alle sue fotografie di vedute urbane, ai ritratti individuali e di famiglia, alle immagini di grande formato scattate nei musei e alle fotografie della serie “Paradise”. Negli ultimi anni ha affrontato e illustrato un tema nuovo: la scienza e la tecnologia.
Molte delle sue fotografie a soggetto scientifico e tecnologico, spesso di grande formato e composte con minuziosa precisione, sembrano a prima vista ritrarre una gran confusione di oggetti, un caos. In “Measuring”, “Stellarator Wendelstein”, “Tokamak Asdex Upgrade”, “Laser Lab” o “Grazing Incidence Spectrometer”, per esempio, il nostro sguardo si perde in un groviglio di cavi, sbarre, giunzioni, coperture metalliche, rivestimenti plastici e dispenser di nastro adesivo. Per chi non è del mestiere, trovare un senso in questo bricolage appare praticamente impossibile. Ci limitiamo dunque a osservare con curiosità, ma anche con una certa cautela, nel tentativo di comprendere il significato di questi accostamenti.
Con queste immagini, l’artista si muove in mondi il cui accesso ci è solitamente precluso e ci mostra una serie di sperimentazioni scientifiche e ipertecnologiche, di nuovi sviluppi, ricerche, misurazioni e interventi che in un momento imprecisato, nel presente o nel futuro, in modo diretto oppure mediato, faranno irruzione nella nostra vita e ne muteranno il corso.
Con la consueta precisione e meticolosità e con la sua spiccata sensibilità estetica, Struth realizza grandiose immagini del mondo della ricerca contemporanea e dell’alta tecnologia. Attraverso le sue fotografie siamo in grado di percepire tutta la complessità, la portata, la forza dei processi, ma anche di intuire il potere, la politica della conoscenza e del commercio che essi celano. Col tempo impariamo a dare un nome alle singole parti di questi processi, ce ne appropriamo integrandoli nel nostro mondo noto, ma il nesso complessivo sfugge alla nostra comprensione e non ci resta altro che un grande stupore, a volte divertito, di fronte all’alterità straniante di questi “ingranaggi” ipertecnologici del presente e del futuro.
La mostra è a cura di Urs Stahel e promossa da MAST.
Info: www.mast.org

Palazzo Bentivoglio – via del Borgo di San Pietro 1

In occasione di ART CITY Bologna
“Jacopo Benassi. Bologna Portraits”
, fino al 31 marzo 2019
Apre a Bologna un nuovo spazio espositivo dedicato a mostre temporanee ed eventi all’interno dei sotterranei di Palazzo Bentivoglio, nel cuore della città e vicino alla sua celebre zona universitaria. A inaugurare lo spazio è la mostra “Bologna Portraits” di Jacopo Benassi, a cura di Antonio Grulli, che racconta il rapporto speciale dell’artista con il contesto cittadino.
“Bologna Portraits” raccoglie una selezione di fotografie realizzate dall’artista durante i suoi soggiorni bolognesi negli ultimi anni. Il corpus centrale delle opere è composto da una serie di ritratti di personalità legate alla città. Artisti, scrittori, imprenditori, uomini d’affari, baristi, stilisti, musicisti, animatori culturali, perdigiorno, attori, ecc. Un centinaio di persone dalle età più varie, dai ventenni agli ultra novantenni, che fanno parte del paesaggio cittadino.
La selezione dei volti da fotografare è stata spesso guidata dal caso, così come dalle normali frequentazioni più strette dell’artista in città. Non tutti sono famosi, ma tutti hanno un volto, un’attitudine o una fisicità che hanno colpito l’artista e che lui ha sentito la necessità di interpretare con il proprio obiettivo, quasi questa serie di lavori fosse un possibile case study sul ritratto. Un case study che compone un mosaico in grado di darci un unico grande ritratto di Bologna oggi, fatto dei volti di alcune delle persone che la stanno animando e costruendo giorno dopo giorno.
A queste fotografie si mescolano immagini di un giardino fotografato nel buio della notte. È il giardino interno di Palazzo Bentivoglio, il luogo in cui solitamente l’artista risiede quando si trova in città e in cui ha realizzato la gran parte dei ritratti. Questi scatti notturni, mescolati ai volti, finiscono per creare una contestualizzazione spaziale che è anche metafora di stati psicologici e intimi dei soggetti ritratti.
Info: www.palazzobentivoglio.org

Pinacoteca Nazionale di Bologna (Salone degli Incamminati) – via delle Belle Arti 56

In occasione di ART CITY Bologna
“Carlo Valsecchi. Gasometro M.A.N. n. 3”, fino al 31 marzo 2019
Il Gruppo Hera, in collaborazione con il Polo Museale dell’Emilia Romagna – Pinacoteca Nazionale di Bologna, promuove “Gasometro M.A.N. n. 3”, il nuovo progetto di Carlo Valsecchi: quattordici fotografie che raccontano in modo del tutto inedito e originale la metamorfosi del gasometro di Bologna durante i lavori di bonifica e restauro promossi dalla stessa multiutility.
Al di fuori di ogni intento archeologico, il lavoro di Valsecchi presenta la struttura del gasometro come un organismo vivente in continua trasformazione e non come testimonianza inerte di un passato industriale.
“Gasometro M.A.N. n. 3” è una riflessione sull’evoluzione dello spazio, che l’artista concepisce come un corpo in costante metamorfosi.
L’opera di Carlo Valsecchi nasce da un dialogo continuo e diretto con i luoghi che di volta in volta affronta nei suoi progetti, siano essi architettura, un paesaggio urbano, l’industria pesante, l’industria altamente tecnologica, o l’infinito naturale. L’approccio analogico e geometrico-analitico nei confronti della fotografia di grande formato – un medium che contraddistingue tutta la produzione di Valsecchi – lo porta a scomporre e ricomporre il soggetto per restituirlo sotto una forma del tutto inedita.
Info: www.pinacotecabologna.beniculturali.it

Museo Medievale – via Manzoni 4

“I volti del Buddha dal perduto Museo Indiano di Bologna”
, fino al 28 aprile 2019
La mostra, a cura di Luca Villa, ricompone per la prima volta un’ampia parte delle raccolte appartenute al Museo Indiano di Bologna, oggi suddivise e conservate in tre diverse sedi: lo stesso Museo Civico Medievale, il Museo di Palazzo Poggi di Bologna e il Museo di Antropologia dell’Università di Padova.
L’esposizione consente di riscoprire un rilevante patrimonio di oggetti e fotografie che illustrano l’archeologia e l’arte buddhista asiatica al tempo in cui il Museo Indiano, noto anche come Museo d’Indologia e Museo di Etnografia Indiana Orientale, rimase aperto dal 1907 al 1935.
Il Museo Indiano, allestito nel Palazzo dell’Archiginnasio nelle sale oggi in uso alla Biblioteca, nacque per ospitare inizialmente la cospicua collezione di oggetti, fotografie e manoscritti acquisiti da Francesco Lorenzo Pullè (1850-1934), professore ordinario di Filologia Indoeuropea e Sanscrito dal 1899 alla Regia Università di Bologna, durante un viaggio compiuto nel 1902 in Vietnam, Ceylon, India e Pakistan in occasione della sua partecipazione al Congresso Internazionale degli Orientalisti ad Hanoi.
Lo studioso aveva in animo di creare un museo che rappresentasse non solo l’area geografica a cui dedicava da molti anni le sue ricerche, ma l’intero continente asiatico. Tuttavia, il suo obiettivo poté dirsi raggiunto solo quando il Comune e l’Università di Bologna, enti che avevano partecipato alla creazione del Museo Indiano, si impegnarono a incrementare la collezione originale con acquisti e prestiti temporanei.
Al momento dell’apertura, nelle stanze riservate al museo il pubblico poteva osservare fotografie e oggetti raccolti durante le tappe del viaggio di Pullè attraverso l’India britannica, acquistati allo scopo di illustrare gli aspetti peculiari della religione e della tradizione artistica e artigianale del subcontinente indiano, per come si erano manifestati nel corso dei secoli precedenti e per come apparivano nel presente.
L’allestimento, di cui abbiamo traccia grazie alla pianta del museo, conservata presso l’Archivio Storico Comunale di Bologna, comprendeva molte raffigurazioni di divinità del pantheon hindu e, rispetto ai musei dell’epoca, si distingueva per la presenza di una vasta raccolta di immagini che immortalavano le architetture templari dell’India, hindu, buddhiste e islamiche.
La vicenda del Museo Indiano si concluse definitivamente nel 1935 e due anni più tardi si redasse l’atto con cui le raccolte furono suddivise tra Comune e Università, che ne rimangono ancor oggi custodi, e la famiglia Pullè. Quest’ultima pochi anni dopo cedette almeno una parte della collezione pervenuta al figlio del professore, Giorgio, all’Università di Padova, dove Pullè aveva insegnato a lungo prima di passare all’Alma Mater.
Info: www.museibologna.it/arteantica