Istituzione Bologna Musei, gli appuntamenti dall’8 al 14 febbraio

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Ogni settimana i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calendario di appuntamenti, per svelare le loro collezioni e raccontare aspetti ed episodi inediti e curiosi della storia della città, anche attraverso punti di vista differenti e insoliti accostamenti fra le diverse collezioni. Conferenze, laboratori, concerti, visite guidate, visite in lingua sono i principali “strumenti” di questo racconto, che si dispiega lungo millenni di storia, dai primi utensili in pietra di uomini vissuti 800.000 anni fa ai prodotti dell’attuale distretto industriale, dalla pittura alle varie forme dell’arte moderna e contemporanea, dalla musica alle grandi epopee politiche e civili.

Di seguito gli appuntamenti in programma da venerdì 8 a giovedì 14 febbraio.
Il percorso espositivo della collezione permanente MAMbo conferma la propria attenzione verso l’arte contemporanea italiana con uno spazio dedicato alle espressioni recenti della creatività artistica nel nostro paese.
Nella sezione “Officina d’Arte Italiana. Nuove creatività 1988-2018” recentemente allestita è visibile una selezione di opere entrate a far parte del patrimonio pubblico del museo attraverso mostre, committenze, acquisizioni, donazioni e comodati, inserendosi in un importante percorso di ampliamento, valorizzazione e tutela della collezione.
Il nuovo allestimento prende in prestito il titolo delle importanti rassegne a cura di Renato Barilli che hanno tracciato il solco della ricerca negli ultimi decenni e ne ripropone il carattere di sperimentazione e di dialogo, non costringendo la visita secondo percorsi o associazioni prestabilite ma aprendo al confronto e alla libera esplorazione a partire dalle suggestioni nate dalle opere esposte.

IN EVIDENZA

domenica 10 febbraio

ore 10: Museo Davia Bargellini – Strada Maggiore 44
“William Hogarth. Un ritratto in visita dal Museo di Belle Arti di Gand”
Apertura della mostra.
La mostra presenta per la prima volta a Bologna un’opera del celebre artista inglese William Hogarth (1697-1764), uno dei protagonisti della pittura inglese del Settecento, noto al grande pubblico per avere indagato nei suoi dipinti e nelle sue incisioni i vizi e le virtù della società inglese del tempo.
Ingresso: gratuito
Info: www.museibologna.it/arteantica

PER I BAMBINI

sabato 9 febbraio

ore 16: Museo del Patrimonio Industriale – via della Beverara 123
“Esplorando il Sistema Solare” Laboratorio per ragazzi da 6 a 10 anni.
Nella sala dell’Officina delle Stelle, grazie ad un programma interattivo e sotto la guida di un operatore, i partecipanti potranno vivere un percorso entusiasmante attraverso il nostro sistema solare alla scoperta di pianeti, asteroidi e comete, orbitando insieme a loro attorno al Sole, mentre con l’aiuto di un moderno tellurio a movimentazione elettronica potranno comprendere come i moti relativi di Sole Terra e Luna diano luogo a fenomeni periodici come eclissi, alternanza delle stagioni e del dì e della notte.
Prenotazione obbligatoria allo 051 6356611 (entro le ore 13 di venerdì 8 febbraio).
Ingresso: € 5,00 (gratuito per un accompagnatore adulto)
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

domenica 10 febbraio

ore 16.30: Museo Archeologico – via dell’Archiginnasio 2
“Questa domenica vado in Giappone”
Visita e laboratorio per bambini da 5 a 11 anni e genitori insieme, dedicati alla mostra “Hokusai Hiroshige. Oltre l’onda”, a cura dei Servizi educativi Istituzione Bologna Musei.
Prenotazione obbligatoria allo 051 6496627 oppure mamboedu@comune.bologna.it.
Durata: 2 ore. L’attività parte con un minimo di 6 bambini.
Ingresso: € 5,00 a bambino + biglietto mostra (gratuito per minori di 6 anni, ridotto da 6 a 17 anni e famiglia)
Info: www.museibologna.it/archeologico

GLI ALTRI APPUNTAMENTI

sabato 9 febbraio

ore 10.30: Museo Davia Bargellini – Strada Maggiore 44
Nell’ambito di ART CITY Segnala
“Giovanni Blanco – Domenico Grenci. La Fucina e lo Splendore”
Visita guidata alla mostra con gli artisti Giovanni Blanco e Domenico Grenci.
Ingresso: gratuito
Info: www.museibologna.it/arteantica

ore 16 e replica ore 17.30: Collezioni Comunali d’Arte, Palazzo d’Accursio – Piazza Maggiore 6
“Corpi e sguardi” Spettacolo dell’Associazione Teatro-Storia.
Progetto e regia di Tanino De Rosa. Drammaturgia di Enrico Saccà. Direzione artistica e collaborazione ai testi di Silva Stagni.
Con Silvia Bruni, Luca Comastri, Alessandra Cortesi, Sonila Kaceli, Luca Mazzamurro e la partecipazione di Silvia Battistini, conservatrice delle Collezioni Comunali d’Arte.
Il fuoco, la peste, l’amore e l’acqua sono i temi e le energie che muovono questa messa in scena, incrociando simbolicamente la storia della nostra città e i percorsi del museo.
Gli artisti che hanno realizzato l’evento, cercando la bellezza anche nei suoi lati più oscuri, chiedono però qualcosa in più agli spettatori presenti: di osservare tagli, scorci limitati, piccoli segni, attraversamenti, di ascoltare suoni, spesso lontani, fuggevoli, di confondere le opere esposte con gli attori dello spettacolo, esposti essi stessi, di avvicinare corpi ed ombre secondo un disegno parziale ma trasversale che scorre per piccoli frammenti lungo l’intero museo.
Prenotazione obbligatoria allo tel. 051 2193933 (lunedì ore 9-13, martedì e giovedì ore 12-16) oppure musarteanticascuole@comune.bologna.it (entro le ore 12 di venerdì 8 febbraio).
Max 25 persone a replica.
Ingresso: biglietto museo (€ 5,00 intero / € 3,00 ridotto)
Info: www.museibologna.it/arteantica

ore 16: Museo Archeologico – via dell’Archiginnasio 2
Nell’ambito del ciclo Uno sguardo straniero sull’Egitto
“Le piramidi viste dagli Arabi. L’antico Egitto secondo la visione arabo islamica” Conferenza di Generoso Urciuoli, MAO Museo d’Arte orientale, Torino.
Ultimo appuntamento del ciclo “Uno sguardo straniero sull’Egitto”, che ha proposto quattro incontri per conoscere l’antico Egitto attraverso lo sguardo delle popolazioni straniere che lo conquistarono.
Ingresso: gratuito fino ad esaurimento posti
Info: www.museibologna.it/archeologico

domenica 10 febbraio

ore 10: Museo Archeologico – via dell’Archiginnasio 2
In occasione della mostra HOKUSAI HIROSHIGE. Oltre l’onda. Capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston
“Laboratorio carta washi”
Con il maestro Nobushige Akiyama, a cura di Nipponica. Max 15 persone per turno (consigliato ad un pubblico adulto).
Leggera, flessibile, resistentissima: la carta washi è prodotta in Giappone seguendo antiche tecniche tramandate di generazione in generazione. Modellata a mano con fibre di gelso, precedentemente imbevute in acqua di fiume e filtrate con rami di bambù, questa carta è un incanto per le mani e gli occhi. La carta washi è stata dichiarata nel 2014 Patrimonio dell’Umanità. Nel 1920 esistevano in tutto il Giappone un migliaio di laboratori, oggi ne restano appena una ventina. Questo laboratorio offre agli appassionati della carta un’imperdibile occasione per scoprire un’arte antichissima, da conoscere e conservare.
Ingresso: € 5,00
Info e prenotazioni: www.oltrelonda.it/mostra-oltrelonda-eventi.html

ore 10.30: Museo Medievale – via Manzoni 4
“Frammenti di un capolavoro: la Cappella Garganelli” visita guidata con Ilaria Negretti, RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza.
Ingresso: biglietto museo (€ 5,00 intero / € 3,00 ridotto)
Info: www.museibologna.it/arteantica

ore 16: Museo del Patrimonio Industriale – via della Beverara 123
“Tecno Trekking in museo” visita guidata-laboratorio per famiglie (bambini dagli 8 anni).
Un tour tra le collezioni del museo diventa il punto di partenza per comprendere la creatività che sta dietro alle innovazioni tecnologiche e mettersi alla prova nella realizzazione di nuove soluzioni pratiche!
Prenotazione obbligatoria allo 051 6356611 (entro le ore 13 di venerdì 8 febbraio).
Ingresso: biglietto museo (€ 5,00 intero / € 3,00 ridotto)
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale

ore 16: MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – via Don Minzoni 14
“Mika Rottenberg” Visita guidata alla mostra a cura del Dipartimento educativo MAMbo.
Prenotazione obbligatoria allo 051 6496627 (mercoledì dalle 10 alle 17 e giovedì dalle 13 alle 17) oppure mamboedu@comune.bologna.it.
Ingresso € 4,00 + biglietto mostra (€ 6,00 intero / € 4,00 ridotto). Per i possessori della Card Musei Metropolitani Bologna € 3,00 per la visita guidata + € 3,00 per l’ingresso in mostra
Info: www.mambo-bologna.org

ore 16.30: Museo Davia Bargellini – Strada Maggiore 44
“William Hogarth. Un ritratto in visita dal Museo di Belle Arti di Gand”
Presentazione dell’opera a cura di Giacomo Alberto Calogero, RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza.
Ingresso: gratuito
Info: www.museibologna.it/arteantica

martedì 12 febbraio

ore 14.30: Museo del Patrimonio Industriale – via della Beverara 123
“Faccia a faccia” Un incontro dedicato alla gestione del rischio, a cura di Dynamics 360.
I temi trattati verteranno su Risk Management e integrazione con i Sistemi di Gestione, Introduzione al Risk Management e strumenti a supporto e Intervento sulla gestione del sinistro.
A tutti i partecipanti sarà inviata una mail con i contenuti del convegno e le credenziali di accesso alla piattaforma EXSAFE – con opportunità di prova per un mese – sui rischi in ambito Property.
Alle ore 17.15 sarà possibile partecipare ad una visita guidata al museo.
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti coloro che si iscriveranno entro venerdì 8 febbraio 2019.
Prenotazione obbligatoria allo 051 6356611 (entro le ore 13 di venerdì 8 febbraio).
Ingresso: gratuito
Info: www.museibologna.it/patrimonioindustriale – culturadelrischio.it

mercoledì 13 febbraio

ore 17: Museo della Musica – Strada Maggiore 34
Nell’ambito della rassegna Il Mercato della Musica
“I grandi eventi dal vivo” Incontro con Stefano Pieroni, COO Vertigo. Conduce Salvatore Papa, giornalista musicale.
Come funziona un’azienda che si occupa di grandi eventi musicali: responsabilità, ruoli e rischi connessi.
“Il Mercato della Musica” è un ciclo di incontri organizzato dall’Ufficio Musica del Comune di Bologna in collaborazione con Bologna Welcome, con l’obiettivo di sviluppare l’imprenditorialità musicale e rafforzare le competenze gestionali e manageriali.
L’intero percorso è un viaggio e una guida all’interno del mercato musicale, attraverso la comprensione delle figure professionali che popolano un ambiente tanto complesso e delle attività indispensabili per creare e gestire un progetto.
Ingresso: gratuito fino ad esaurimento posti
Info: www.museibologna.it/musica

giovedì 14 febbraio

ore 17: Museo Medievale – via Manzoni 4
In occasione del Festival Francescano
“Lodi per ogni ora. I corali francescani provenienti dalla Basilica di San Francesco”
Visita guidata alla mostra con Paolo Cova, RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza.
Ingresso: biglietto museo (€ 5,00 intero / € 3,00 ridotto)
Info: www.museibologna.it/arteantica

MOSTRE

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – via Don Minzoni 14

In occasione di ART CITY Bologna
“Mika Rottenberg”, fino al 19 maggio 2019
Il MAMbo è lieto di presentare la prima personale in un’istituzione italiana di Mika Rottenberg, a cura di Lorenzo Balbi.
L’artista di origine argentina, cresciuta in Israele e oggi di base a New York, tra le principali protagoniste della scena contemporanea mondiale, si appropria degli imponenti volumi della Sala delle Ciminiere e del foyer del museo per animare undici delle sue più recenti produzioni – oggetti scultorei e installazioni video – celebri per il loro registro narrativo sarcastico e bizzarro.
Rottenberg utilizza i diversi linguaggi del film, dell’installazione architettonica e della scultura per esplorare le idee di classe, lavoro, genere e valore attraverso immaginifici dispositivi visivi che illuminano le connessioni e i processi nascosti dietro economie globali apparentemente non correlate fra loro.
Intrecciando elementi di finzione con dati documentali, in racconti in cui geografie e narrative collassano in non-sense surreali, l’artista crea complesse allegorie sul sistema capitalistico che regola le condizioni umane e i processi di produzione massiva delle merci.
La sua ricerca mette in evidenza temi come le disuguaglianze causate dall’attuale modello economico dominante e la fragilità del corpo umano, utilizzando la lente dell’umorismo, dell’assurdo e della confusione.
Con un approccio fondamentalmente scultoreo, l’artista inizia spesso un progetto cercando in prevalenza interpreti femminili note per le loro caratteristiche fisiche insolite, come le bodybuilder, quindi costruisce set elaborati come “costumi” per gli artisti, che a loro volta diventano il teatro in cui il pubblico vive il video.
Info: www.mambo-bologna.org

“VHS +. Video/animazione/televisione e/o indipendenza/addestramento tecnico/controllo produttivo 1995/2000”, fino al 17 febbraio 2019
Nello spazio espositivo della Project Room, vocato alla riscoperta di alcuni degli episodi artistici più stimolanti e innovativi originati in ambito artistico bolognese e regionale, il MAMbo presenta “VHS +”.
Il progetto espositivo, nato da un’idea di Saul Saguatti (Basmati Film) e Lucio Apolito (Opificio Ciclope) con la curatela di Silvia Grandi e realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Arti dell’Università di Bologna, si configura come un dispositivo di pulsazioni audio-visive che nascono dall’ibridazione di differenti linguaggi, formati e pratiche di comunicazione video sperimentata in Italia tra il 1995 e i l 2000, raccontando il sogno elettronico di una stagione in cammino tra l’analogico e il digitale.
La produzione del periodo esorbita dall’autorialità individuale per estendersi a una dimensione collettiva, costituendosi in gruppi indipendenti di ricerca media-culturali che diventano veri e propri marchi, come Opificio Ciclope, Fluid Video Crew, Ogino Knauss, Otolab e Sun Wu Kung di cui la mostra documenta i peculiari approcci espressivi. In un mondo ancora senza bacheche, chat, social media e YouTube, questi laboratori pionieristici hanno materialmente costruito schermi di proiezione nelle loro rispettive residenze – Link Project a Bologna, Forte Prenestino a Roma, CPA ExLonginotti a Firenze, Garigliano e Pergola a Milano – sviluppando fucine creative sintonizzate con le coeve sperimentazioni più avanzate a livello europeo.
“VHS +” trova un’estensione on-line nel sito www.vhsplus.it, in cui sono consultabili materiali d’archivio e di approfondimento.
La mostra si avvale della sponsorizzazione tecnica di Eurovideo che ha concesso le forniture strumentali per l’allestimento impianto audio-video.
Info: www.mambo-bologna.org

Villa delle Rose – via Saragozza 228/230

In occasione di ART CITY Bologna
“Goran Trbuljak. Before and After Retrospective”, fino al 24 marzo 2019
Proseguendo nell’indirizzo verso la riscoperta e la valorizzazione di artisti attivi nella scena internazionale, Villa delle Rose ospita la prima retrospettiva in un’istituzione museale italiana di Goran Trbuljak, a cura di Lorenzo Balbi e Andrea Bellini.
Promossa da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, la mostra segue sul piano temporale la personale dell’artista di origine croata allestita al Centre d’Art Contemporain Genève dal 30 maggio al 19 agosto 2018, cui si ricollega integrandone idealmente il percorso espositivo nel documentare le principali fasi dell’intera carriera.
La mostra si compone di un cospicuo corpus, dagli esordi alla fine degli anni Sessanta fino alle produzioni più recenti, che rappresenta l’ampio vocabolario espressivo sperimentato dall’artista: dipinti, frottage, monocromi e monogrammi, fotografie, film, libri e documentazioni delle sue azioni di strada.
La ricerca estetica di Trbuljak sonda costantemente i margini tra gli statuti di arte e anti-arte, artista e non artista, alla ricerca di mezzi alternativi di produzione e rappresentazione. Nella continua ridefinizione del contesto, la sua riflessione analizza e scompone le regole su cui si basa il sistema di musei e gallerie e i meccanismi con cui qualcosa è accettato come arte.
In base a questo approccio, anche un semplice gesto può funzionare come strumento di critica del sistema artistico e sociale. Movimenti dissimulati, come infilare un dito nel buco della porta della Galleria Moderna di Zagabria (“Hole in the door”, 1969) o azioni effimere compiute in forma anonima nello spazio pubblico, come installare accanto a buchi nell’asfalto le fotocopie di alcune fotografie che raffigurano gli stessi buchi (“Anonymous street actions”, 1970), definiscono il ripensamento della posizione dell’opera d’arte in rapporto all’istituzione e della propria condizione di giovane artista ancora sconosciuto.
Info: www.mambo-bologna.org

MAST – via Speranza 42

In occasione di ART CITY Bologna
“Thomas Struth: Nature & Politics”,
 fino al 22 aprile 2019
Thomas Struth è divenuto celebre in tutto il mondo grazie alle sue fotografie di vedute urbane, ai ritratti individuali e di famiglia, alle immagini di grande formato scattate nei musei e alle fotografie della serie “Paradise”. Negli ultimi anni ha affrontato e illustrato un tema nuovo: la scienza e la tecnologia.
Molte delle sue fotografie a soggetto scientifico e tecnologico, spesso di grande formato e composte con minuziosa precisione, sembrano a prima vista ritrarre una gran confusione di oggetti, un caos. In “Measuring”, “Stellarator Wendelstein”, “Tokamak Asdex Upgrade”, “Laser Lab” o “Grazing Incidence Spectrometer”, per esempio, il nostro sguardo si perde in un groviglio di cavi, sbarre, giunzioni, coperture metalliche, rivestimenti plastici e dispenser di nastro adesivo. Per chi non è del mestiere, trovare un senso in questo bricolage appare praticamente impossibile. Ci limitiamo dunque a osservare con curiosità, ma anche con una certa cautela, nel tentativo di comprendere il significato di questi accostamenti.
Con queste immagini, l’artista si muove in mondi il cui accesso ci è solitamente precluso e ci mostra una serie di sperimentazioni scientifiche e ipertecnologiche, di nuovi sviluppi, ricerche, misurazioni e interventi che in un momento imprecisato, nel presente o nel futuro, in modo diretto oppure mediato, faranno irruzione nella nostra vita e ne muteranno il corso.
Con la consueta precisione e meticolosità e con la sua spiccata sensibilità estetica, Struth realizza grandiose immagini del mondo della ricerca contemporanea e dell’alta tecnologia. Attraverso le sue fotografie siamo in grado di percepire tutta la complessità, la portata, la forza dei processi, ma anche di intuire il potere, la politica della conoscenza e del commercio che essi celano. Col tempo impariamo a dare un nome alle singole parti di questi processi, ce ne appropriamo integrandoli nel nostro mondo noto, ma il nesso complessivo sfugge alla nostra comprensione e non ci resta altro che un grande stupore, a volte divertito, di fronte all’alterità straniante di questi “ingranaggi” ipertecnologici del presente e del futuro.
La mostra è a cura di Urs Stahel e promossa da MAST.
Info: www.mast.org

Salone Banca di Bologna, Palazzo De’ Toschi – Piazza Minghetti 4/d

In occasione di ART CITY Bologna
“Geert Goiris. Terraforming Fantasies”
, fino al 24 febbraio 219
Banca di Bologna continua il suo percorso dedicato all’arte contemporanea presentando per il quarto anno consecutivo una mostra di profilo internazionale: la prima personale in Italia del fotografo e videomaker belga Geert Goiris (Bornem 1971, vive e lavora ad Anversa), a cura di Simone Menegoi e Barbara Meneghel.
La mostra – composta da una selezione di stampe fotografiche di diverso formato, uno slide show e una video installazione multicanale – viene presentata in un allestimento ambizioso e innovativo concepito appositamente dall’architetto Kris Kimpe, collaboratore abituale dell’artista.
Il Salone è occupato da moduli espositivi esagonali, alcuni chiusi, altri aperti e accessibili, ognuno dei quali ospita sulle proprie pareti fotografie o immagini in movimento. I moduli, distribuiti in maniera irregolare, offrono allo spettatore un’esperienza immersiva, lasciandogli al tempo stesso la libertà di scegliere il proprio percorso.
La mostra bolognese è legata alla personale di Goiris che si è svolta presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa nel 2018. L’artista ha lavorato ai due progetti parallelamente, dando vita a due percorsi speculari le cui opere in gran parte coincidono ma che risultano completamente diversi nell’allestimento, sottolineando le peculiarità dei due spazi.
Il titolo della mostra, tratto dalla videoinstallazione inclusa in essa, è “Terraforming Fantasies” (“Fantasie di Terraformazione”). Il termine “terraformazione”, di creazione recente, viene usato per lo più nel contesto di speculazioni sul futuro dell’umanità, e si riferisce alla possibilità di rendere simili alla Terra, e dunque abitabili per gli esseri umani, pianeti diversi dal nostro alterandone chimicamente l’atmosfera. Si tratta di un’ipotesi che a oggi risulta fantascientifica, e la cui tacita premessa non è difficile da indovinare: l’ambizione di colonizzare altri pianeti rivela una profonda inquietudine circa il futuro del nostro, su cui incombe la minaccia di una catastrofe ecologica.
Info: www.bancadibologna.it

Museo di Palazzo Poggi – via Zamboni 33

In occasione di ART CITY Bologna
“Christian Fogarolli. Stone of Madness”, fino al 3 marzo 2019
L’intervento site specific di Christian Fogarolli per il Museo di Palazzo Poggi, a cura di Lorenzo Balbi e promosso da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna in collaborazione con SMA – Sistema Museale di Ateneo, scaturisce dall’interesse dell’artista per la profonda capacità umana di classificare e ordinare la conoscenza per meglio comprendere il mondo. La sua metodologia d’azione si è spesso confrontata con istituzioni museali che custodiscono beni sulla storia della scienza, dell’anatomia, della geografia e della storia naturale e che si scostano dal comune spazio bianco contemporaneo.
“Stone of Madness” crea una connessione con le collezioni del museo e la sua funzione, ponendo degli interrogativi sulle modalità di approccio alla cura mentale attraverso i secoli fino alla contemporaneità, da vecchie credenze popolari a odierne soluzioni farmacologiche.
Per la Sala di Camilla, Fogarolli presenta l’opera “Leaven” (2015), una teca in vetro contenente tutti i manuali di diagnostica e statistica dei disordini mentali dal 1952 al 2015 che l’artista ha raccolto ed acquistato. L’opera si pone come una sorta di contenitore che racchiude tutta la follia umana degli ultimi 70 anni: disordini veri o presunti che l’uomo ha diagnosticato su sé stesso.
Nella successiva Sala dei paesaggi l’artista presenta l’installazione “Allégorie de la Folie” (2018), un autoritratto scultoreo in vetro e quarzi naturali che reagiscono cromaticamente se esposti a specifiche frequenze luminose. L’opera è basata su antiche credenze popolari, nate nella tarda età medievale e proseguita in quella rinascimentale soprattutto nell’area geografica dell’Europa del Nord, secondo le quali la presenza di una pietra nel cranio era causa di uno squilibrio dell’anima.
Info: www.sma.unibo.it/museopoggi

Porta San Donato – Piazza di Porta San Donato

In occasione di ART CITY Bologna
“Patrick Tuttofuoco. ZERO (Weak Fist)”, fino al 17 febbraio 2019
“ZERO (Weak Fist)” è un progetto dell’artista Patrick Tuttofuoco a cura di Denise Tamborrino, Silvia Fanti, Daniele Gasparinetti e Leonardo Regano, promosso dal Polo Museale dell’Emilia Romagna in collaborazione con il Comune di Rimini, l’Accademia di Belle Arti di Bologna, l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino e XING, vincitore della prima edizione del bando Italian Council (2017).
L’opera si sviluppa come un intervento transitante: una scultura luminosa mobile progettata per ricollocarsi in una serie di tappe. Dopo l’Arco di Augusto a Rimini – locus geografico di partenza per la sua struttura simbolica priva di barriere, che lo rende a tutti gli effetti un’architettura non di difesa ma di accoglienza – e il cortile dell’Ambasciata Italiana a Berlino “ZERO (Weak Fist)” arriva a Bologna, in Porta San Donato.
I luoghi scelti per le tre città hanno un carattere di reperto archeologico, quasi fossero rimasti immutati nel tempo (formalmente o idealmente).
A Bologna Porta San Donato è il punto di accesso al quartiere universitario, punto di irradiazione della ripresa medievale del diritto romano in tutta Europa: una parte di città attraversata da flussi multiculturali che disegnano ed evidenziano la dimensione internazionale di Bologna e la sua vocazione all’inclusione, che questo intervento di arte pubblica intende sottolineare.
“ZERO (Weak Fist)” ricerca le origini, acquisisce nuovi significati ed espande la portata del messaggio per la formazione di un patrimonio culturale comune.
“ZERO” è un segno. Nel linguaggio dei segni lo zero è espresso mostrando la mano chiusa con il pollice a contatto con la punta delle altre dita. Polisemicamente raccorda il gesto di un Doriforo disarmato ripreso dalla statuaria ellenistica e il rilascio sospeso tra tensione e rilassamento di un pugno semi-aperto, allusivo del fare umano e la sua vita activa.
“ZERO (Weak Fist)” è un’opera cangiante, visibile nella sua natura mediale durante la notte, che utilizza un simbolo allusivo, espresso come presenza al contempo gioiosa e incombente in connessione con le monumentalità differenti di Rimini, Berlino e Bologna. È un gesto non violento insinuato tra architetture forti che segna la persistenza di un pensiero critico.
Opera visibile 24 ore su 24.
Info: www.artcity.bologna.it

Palazzo d’Accursio (Sala Farnese) – Piazza Maggiore 6

In occasione di ART CITY Bologna
“Massimo Kaufmann. Mille Fiate”, fino al 3 marzo 2019
Il progetto personale di Massimo Kaufmann (Milano, 1963), a cura di Giusi Affronti, realizzato con il patrocinio di DO UT DO e con il sostegno di Art Defender, presenta sei opere (olio su tela) di grande formato, installate all’interno della Sala Farnese, al secondo piano di Palazzo d’Accursio.
“Mille Fiate” si dispiega come una narrazione astratta lungo un’installazione di grandi tele allestite come quinte teatrali: è un invito a percepire le atmosfere del colore attraverso una imponente decorazione tattile in dialogo con gli affreschi del XVII secolo, opera della bottega di Carlo Cignani, che rappresentano episodi della storia della città.
Accompagnata dalle suggestioni della fisica epicurea, filtrate dalla lettura della poesia di Lucrezio nel “De Rerum Natura”, la pittura di Massimo Kaufmann indaga la ritmica del caos in una serie di opere dedicate al “Clinamen”, termine lucreziano che suggerisce l’indeterminatezza della materia e l’imponderabilità del caso.
I dittici, i trittici e i polittici in mostra evocano una concezione letteraria e sacrale della pittura; non a caso, il titolo della mostra è una citazione dal “Canzoniere” (“Rerum Vulgarium Fragmenta”) di Francesco Petrarca. Le sperimentazioni e le soluzioni compositive si moltiplicano in un allestimento aulico che ricostruisce uno spazio possibile dove l’invisibile non si configura come un’assenza ma diviene uno stato immaginario di immaterialità, uno stato di grazia dell’arte.
Nelle grandi tele di Kaufmann, apparentemente, non esiste paesaggio né narrazione. La maniera musicale, timbrica, del colore, scevra da simbolismi, assurge a strumento emotivo, empatico. Quasi come in un agone rituale, la pittura costituisce un medium epistemologico, un’opportunità di conoscenza, un mantra meditativo che scandisce la perdita di sé fino all’estasi, per aprirsi a una visione di scenari possibili. Lo spazio della pittura è pervaso da una trama di punti di colore – stesi letteralmente con il contagocce – che conduce lungo imprevedibili traiettorie di pura energia.
Massimo Kaufmann è autore di una pittura che nasce da lente sovrapposizioni di velature, dove l’azione si riduce ai minimi termini. Nessun dripping, bensì un dropping, goccia dopo goccia, meticoloso e paziente, nel quale la pittura è votata a un’esplorazione del fenomeno della trasparenza in tutte le sue gradazioni e variazioni.
Info: www.artcity.bologna.it

Palazzo Bentivoglio – via del Borgo di San Pietro 1
In occasione di ART CITY Bologna

“Jacopo Benassi. Bologna Portraits”
, fino al 31 marzo 2019
Apre a Bologna un nuovo spazio espositivo dedicato a mostre temporanee ed eventi all’interno dei sotterranei di Palazzo Bentivoglio, nel cuore della città e vicino alla sua celebre zona universitaria. A inaugurare lo spazio è la mostra “Bologna Portraits” di Jacopo Benassi, a cura di Antonio Grulli, che racconta il rapporto speciale dell’artista con il contesto cittadino.
“Bologna Portraits” raccoglie una selezione di fotografie realizzate dall’artista durante i suoi soggiorni bolognesi negli ultimi anni. Il corpus centrale delle opere è composto da una serie di ritratti di personalità legate alla città. Artisti, scrittori, imprenditori, uomini d’affari, baristi, stilisti, musicisti, animatori culturali, perdigiorno, attori, ecc. Un centinaio di persone dalle età più varie, dai ventenni agli ultra novantenni, che fanno parte del paesaggio cittadino.
La selezione dei volti da fotografare è stata spesso guidata dal caso, così come dalle normali frequentazioni più strette dell’artista in città. Non tutti sono famosi, ma tutti hanno un volto, un’attitudine o una fisicità che hanno colpito l’artista e che lui ha sentito la necessità di interpretare con il proprio obiettivo, quasi questa serie di lavori fosse un possibile case study sul ritratto. Un case study che compone un mosaico in grado di darci un unico grande ritratto di Bologna oggi, fatto dei volti di alcune delle persone che la stanno animando e costruendo giorno dopo giorno.
A queste fotografie si mescolano immagini di un giardino fotografato nel buio della notte. È il giardino interno di Palazzo Bentivoglio, il luogo in cui solitamente l’artista risiede quando si trova in città e in cui ha realizzato la gran parte dei ritratti. Questi scatti notturni, mescolati ai volti, finiscono per creare una contestualizzazione spaziale che è anche metafora di stati psicologici e intimi dei soggetti ritratti.
Info: www.palazzobentivoglio.org

Pinacoteca Nazionale di Bologna (Salone degli Incamminati) – via delle Belle Arti 56
In occasione di ART CITY Bologna

“Carlo Valsecchi. Gasometro M.A.N. n. 3”,
 fino al 31 marzo 2019
Il Gruppo Hera, in collaborazione con il Polo Museale dell’Emilia Romagna – Pinacoteca Nazionale di Bologna, promuove “Gasometro M.A.N. n. 3”, il nuovo progetto di Carlo Valsecchi: quattordici fotografie che raccontano in modo del tutto inedito e originale la metamorfosi del gasometro di Bologna durante i lavori di bonifica e restauro promossi dalla stessa multiutility.
Al di fuori di ogni intento archeologico, il lavoro di Valsecchi presenta la struttura del gasometro come un organismo vivente in continua trasformazione e non come testimonianza inerte di un passato industriale.
“Gasometro M.A.N. n. 3” è una riflessione sull’evoluzione dello spazio, che l’artista concepisce come un corpo in costante metamorfosi.
L’opera di Carlo Valsecchi nasce da un dialogo continuo e diretto con i luoghi che di volta in volta affronta nei suoi progetti, siano essi architettura, un paesaggio urbano, l’industria pesante, l’industria altamente tecnologica, o l’infinito naturale. L’approccio analogico e geometrico-analitico nei confronti della fotografia di grande formato – un medium che contraddistingue tutta la produzione di Valsecchi – lo porta a scomporre e ricomporre il soggetto per restituirlo sotto una forma del tutto inedita.
Info: www.pinacotecabologna.beniculturali.it

Palazzo d’Accursio (Cortile d’Onore) – Piazza Maggiore 6

In occasione di ART CITY Bologna
“Eduard Habicher. Uni-Verso”, fino al 28 febbraio 2019
Nel Cortile d’Onore di Palazzo d’Accursio è comparsa “Uni-Verso”, una grande scultura di Eduard Habicher, protagonista di una personale in contemporanea alla Galleria Studio G7, costituita da putrelle in acciaio IPe140 modellate quasi si trattasse di materia duttile e morbida.
Il colore rosso vivo ne sottolinea la grande forza ed emana energia. La struttura forma una grande semisfera dove il visitatore stesso può entrare sentendosi accolto da un abbraccio delicato e morbido. È tutto un universo che si apre. Lo spazio risulta così delimitato dalle linee rosse, e allo stesso tempo riesce a rimanere aperto e fluttuante.
In aperta sfida con le leggi della fisica le sculture di Habicher sembrano trasformarsi in segni tracciati nell’aria, quasi fossero disegni o tracce di gesti cristallizzati, in grado di trasmettere una forte carica dinamica e nello stesso tempo di riportarci, attraverso il connubio di materiali particolari, alla dimensione poetica della natura.
La mostra è a cura di Gabriele Salvaterra.
Info: www.artcity.bologna.it

TRIPLA – via dellIndipendenza 71 f/g/h
In occasione di ART CITY Bologna

“Rob Chavasse. Shutter”
, fino al 14 febbraio 2019
L’artista britannico Rob Chavasse presenta “Shutter”, una nuova opera site specific nello spazio espositivo TRIPLA. La mostra, a cura di Giovanni Rendina e promossa da TRIPLA con Mahler & Lewitt Studios e The Sunday Painter, consiste in un murale a grandezza naturale, stampato direttamente sulle pareti con una pistola a getto d’inchiostro.
Fondata nel 2016, TRIPLA ha ospitato mostre personali e collettive di artisti italiani e internazionali. Le vetrine dello spazio sono illuminate 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sempre visibili dal pubblico. Dopo due anni di programmazione lo spazio si avvia alla chiusura.
Per l’ultima mostra di TRIPLA in via Indipendenza, Chavasse crea un’opera che rimanda al recente passato e al possibile futuro della galleria no-profit. La natura effimera delle opere rispecchia la presenza temporanea del progetto. La pistola a getto d’inchiostro utilizzata dall’artista è originariamente destinata a scopi commerciali, normalmente impiegata per stampare sulle merci informazioni organizzate in singole linee, dalle dimensioni ai prezzi, fino ai codici a barre. “Hackerando” la stampante, Chavasse si appropria delle sue funzioni per sovrapporre linee di informazioni e codificarle in un’immagine di grandi dimensioni che specula sul futuro commerciale delle vetrine.
Mostra visibile 24 ore su 24.
Info: www.spaziotripla.com

Cantiere Modernissimo – via Rizzoli 1/2
In occasione di ART CITY Bologna

“Michele Spanghero. Again Anew. Before the film”
, fino al 3 febbraio 2019
Installazione sonora site specific di Michele Spanghero, a cura di Riccardo Costantini, promossa da Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con Cinemazero di Pordenone.
Nello straordinario spazio del cantiere del Cinema Modernissimo, che sarà presto restituito alla città, la Fondazione Cineteca di Bologna propone l’intervento dell’artista Michele Spanghero “Again Anew. Before the film”.
L’installazione è realizzata attingendo ai vasti archivi sonori di Cinemazero, lavorando sulle registrazioni audio di Gideon Bachmann, che durante tutta la sua vita intervistò e documentò la voce dei più grandi protagonisti della storia del cinema.
I lavori di Spanghero combinano il suono e le arti visive con un’approfondita ricerca concettuale e sono definiti da un approccio trasversale e un’estetica essenziale. Al Modernissimo Spanghero cerca di stimolare il coinvolgimento del pubblico alterandone sottilmente la percezione. Il silenzio, la risonanza acustica e le variazioni impercettibili del suono nello spazio e nella materia sono il nucleo della pratica sonora dell’artista.
Info: www.cinetecadibologna.it

Museo Davia Bargellini – Strada Maggiore 44
Nell’ambito di ART CITY Segnala

“Giovanni Blanco – Domenico Grenci. La Fucina e lo Splendore”, fino al 1 marzo 2019
Giovanni Blanco e Domenico Grenci affermano che la funzione del museo è quella di interpolare il tempo, essere in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con gli altri tempi.
Il Museo Davia Bargellini mette in mostra diversi oggetti creando una storia unica.
La volontà di rappresentazione che i due artisti perseguono nelle sale è quella di tracciare segni, suggerire percorsi. Nel lirismo degli oggetti non si celebra solo l’estetizzazione delle cose, il loro oblio, ma un’energia sorgiva. I due artisti vanno in cerca di altre prospettive per osservare questo patrimonio visivo.
Il risultato è una galleria fotografica, installativa e pittorica che rivela elementi, ne amplifica i bagliori e li rende indipendenti. L’intento è quello di cercare riferimenti all’interno delle immagini, creando uno spettacolo nello spettacolo. Vi è una complicità, suggerita implicitamente dal museo stesso, ovvero la capacità di diventare collezionisti visivi ed autori di collegamenti, di forzature stridenti e mai scontate.
La mostra è a cura di Massimo Pulini, in collaborazione con Nuova Galleria Morone.
Info: www.museibologna.it/arteantica

Museo Medievale – via Manzoni 4

“I volti del Buddha dal perduto Museo Indiano di Bologna”
, fino al 28 aprile 2019
La mostra, a cura di Luca Villa, ricompone per la prima volta un’ampia parte delle raccolte appartenute al Museo Indiano di Bologna, oggi suddivise e conservate in tre diverse sedi: lo stesso Museo Civico Medievale, il Museo di Palazzo Poggi di Bologna e il Museo di Antropologia dell’Università di Padova.
L’esposizione consente di riscoprire un rilevante patrimonio di oggetti e fotografie che illustrano l’archeologia e l’arte buddhista asiatica al tempo in cui il Museo Indiano, noto anche come Museo d’Indologia e Museo di Etnografia Indiana Orientale, rimase aperto dal 1907 al 1935.
Il Museo Indiano, allestito nel Palazzo dell’Archiginnasio nelle sale oggi in uso alla Biblioteca, nacque per ospitare inizialmente la cospicua collezione di oggetti, fotografie e manoscritti acquisiti da Francesco Lorenzo Pullè (1850-1934), professore ordinario di Filologia Indoeuropea e Sanscrito dal 1899 alla Regia Università di Bologna, durante un viaggio compiuto nel 1902 in Vietnam, Ceylon, India e Pakistan in occasione della sua partecipazione al Congresso Internazionale degli Orientalisti ad Hanoi.
Lo studioso aveva in animo di creare un museo che rappresentasse non solo l’area geografica a cui dedicava da molti anni le sue ricerche, ma l’intero continente asiatico. Tuttavia, il suo obiettivo poté dirsi raggiunto solo quando il Comune e l’Università di Bologna, enti che avevano partecipato alla creazione del Museo Indiano, si impegnarono a incrementare la collezione originale con acquisti e prestiti temporanei.
Al momento dell’apertura, nelle stanze riservate al museo il pubblico poteva osservare fotografie e oggetti raccolti durante le tappe del viaggio di Pullè attraverso l’India britannica, acquistati allo scopo di illustrare gli aspetti peculiari della religione e della tradizione artistica e artigianale del subcontinente indiano, per come si erano manifestati nel corso dei secoli precedenti e per come apparivano nel presente.
L’allestimento, di cui abbiamo traccia grazie alla pianta del museo, conservata presso l’Archivio Storico Comunale di Bologna, comprendeva molte raffigurazioni di divinità del pantheon hindu e, rispetto ai musei dell’epoca, si distingueva per la presenza di una vasta raccolta di immagini che immortalavano le architetture templari dell’India, hindu, buddhiste e islamiche.
La vicenda del Museo Indiano si concluse definitivamente nel 1935 e due anni più tardi si redasse l’atto con cui le raccolte furono suddivise tra Comune e Università, che ne rimangono ancor oggi custodi, e la famiglia Pullè. Quest’ultima pochi anni dopo cedette almeno una parte della collezione pervenuta al figlio del professore, Giorgio, all’Università di Padova, dove Pullè aveva insegnato a lungo prima di passare all’Alma Mater.
Info: www.museibologna.it/arteantica

“Lodi per ogni ora. I corali francescani provenienti dalla Basilica di San Francesco”, fino al 17 marzo 2019
La mostra, realizzata nell’ambito del Festival Francescano, presenta una nutrita selezione dei vari cicli liturgici, realizzati tra il XIII e il XV secolo per la basilica bolognese di San Francesco, che attualmente fanno parte della ricca collezione di codici miniati del Museo Civico Medievale di Bologna. Tra questi si segnala la serie di preziosi graduali francescani riccamente miniati dal cosiddetto Maestro della Bibbia di Gerona, protagonista assoluto della decorazione libraria bolognese della fine del Duecento. Prossimi a questa anche la serie poco più tarda degli antifonari, anch’essi ampiamente decorati, ispirandosi in parte alle più antiche esperienze del Giotto assisiate, evidentemente filtrate in città attraverso lo stesso ordine dei frati minori. A queste prime serie di corali ne seguirono altre nel corso del Quattrocento, quando i frati minori si affidarono a vari miniatori coordinati dal bolognese Giovanni di Antonio, per decorare intorno al 1440-50 alcuni dei loro libri liturgici, anch’essi presentati in occasione della mostra.
Info: www.museibologna.it/arteantica

Collezioni Comunali d’Arte, Palazzo d’Accursio – Piazza Maggiore 6

“L’anima e il corpo. Immagini del sacro e del profano tra Medioevo ed Età Moderna”, fino al 24 febbraio 2019
I Musei Civici d’Arte Antica proseguono nell’impegno per la valorizzazione delle Collezioni Comunali d’Arte in concomitanza con i lavori di ripristino della copertura di Palazzo d’Accursio, la cui conclusione è prevista nella primavera 2019, promuovendo una nuova esposizione che ne rivisita l’ampio patrimonio permanente alla luce di un nuovo criterio tematico.
Dopo un primo riallestimento incentrato sulla nascita del gusto moderno tra ‘700 e ‘800, il nuovo ordinamento del percorso espositivo propone un tema fondamentale nella cultura figurativa occidentale, la rappresentazione del divino e della figura umana, indagandone l’evoluzione iconografica tra il XIII e il XVIII secolo.
L’esposizione, a cura di Silvia Battistini e Massimo Medica, ricompone alcune delle opere di maggiore rilevanza storico-artistica del museo – tra cui la ricca collezione di sculture e di dipinti medievali dei Primitivi; le preziose tavole di Francesco Francia, Amico Aspertini, Luca Signorelli e le tele di Prospero Fontana, Ludovico Carracci, Michele Desubleo, Guido Cagnacci, Donato Creti, Gaetano Gandolfi, Pelagio Palagi – ordinate secondo due linee di lettura che si alternano nelle sale espositive narrando, da un lato, l’essenza del divino, dall’altra, la vita e i sentimenti quotidiani.
I visitatori hanno così modo di comprendere come anche le più note raffigurazioni religiose e profane non siano rimaste uguali a se stesse nel corso dei secoli, ma abbiano accompagnato il rinnovamento del linguaggio artistico, riverberando il dibattito sulla raffigurazione del corpo umano nel mutare del clima sociale e religioso europeo.
Se il Medioevo ricorre alla rappresentazione del corpo per dare un’identità alla dimensione religiosa nelle sue differenti manifestazioni (Padre Eterno, Cristo, la Vergine, i santi), nel Rinascimento il corpo rappresentato in modo naturalistico diviene fondamentale per dare un volto alla santità e facilitare la divulgazione della dottrina cattolica.
Info: www.museibologna.it/arteantica

Museo Archeologico – via dell’Archiginnasio 2

“HOKUSAI HIROSHIGE. Oltre l’onda. Capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston”, fino al 3 marzo 2019
Il Museo Civico Archeologico ospita le opere dei due più grandi Maestri del “Mondo Fluttuante”: Katsushika Hokusai (1760-1849) e Utagawa Hiroshige (1797-1858).
La mostra espone, per la prima volta in Italia, una selezione straordinaria di circa 150 opere provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston.
Il progetto, suddiviso in 6 sezioni tematiche, curato da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson, è una produzione MondoMostre Skira con Ales S.p.A Arte Lavoro e Servizi in collaborazione con il Museum of Fine Arts di Boston, promosso dal Comune di Bologna | Istituzione Bologna Musei e patrocinato dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone, dall’Ambasciata del Giappone in Italia e dall’Università degli Studi di Milano.
Gli anni trenta dell’Ottocento segnarono l’apice della produzione ukiyoe nota come “immagini del Mondo Fluttuante”. In quel periodo furono realizzate le serie silografiche più importanti a firma dei maestri che si confermarono – qualche decennio più tardi con l’apertura del Paese – come i più grandi nomi dell’arte giapponese in Occidente.
Tra questi spiccò da subito Hokusai, artista e personalità fuori dalle righe che seppe rappresentare con forza, drammaticità e sinteticità insieme i luoghi e i volti, oltre che il carattere e le credenze della società del suo tempo. Egli è considerato uno dei più raffinati rappresentanti del filone pittorico dell’ukiyoe. Nei suoi dipinti su rotolo, ma soprattutto attraverso le sue silografie policrome, l’artista seppe interpretare in modo nuovo il mondo in cui viveva, con linee libere e veloci, un uso sapiente del colore e in particolare del blu di Prussia, da poco importato in Giappone, traendo spunto sia dalla pittura tradizionale autoctona sia dalle tecniche dell’arte occidentale.
Più giovane di circa vent’anni rispetto a Hokusai, Hiroshige divenne un nome celebre della pittura ukiyoe poco dopo l’uscita delle “Trentasei vedute del monte Fuji” del maestro grazie a una serie, nello stesso formato orizzontale, che illustrava la grande via che collegava Edo (l’antico nome di Tokyo) a Kyoto. Si trattava delle “Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō”, conosciute come “Hōeidō Tōkaidō” dal nome dell’editore che lanciò verso il successo Hiroshige. Da allora l’artista lavorò ripetutamente su questo stesso soggetto, producendo decine di serie diverse fino agli anni cinquanta. La qualità delle illustrazioni di paesaggio e vedute del Giappone, la varietà degli elementi stagionali e atmosferici – nevi, piogge, nebbie, chiarori di luna – che Hiroshige seppe descrivere facendoli percepire in modo quasi sensoriale gli valse il titolo di “maestro della pioggia e della neve”.
Info: www.museibologna.it/archeologico