Istruttoria pubblica sul disagio abitativo, l’intervento dell’assessore alla Casa Virginia Gieri

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Nel pomeriggio di oggi, nell’aula del Consiglio comunale di Palazzo d’Accursio, si tiene la prima seduta dell’Istruttoria pubblica sul disagio abitativo. Di seguito l’intervento dell’assessore alla Casa Virginia Gieri.

“Un Piano complessivo per l’abitare è l’auspicio e la sollecitazione che arriva dalle cittadine e dai cittadini che hanno promosso questa istruttoria pubblica. Ma che cos’è un Piano se non uno strumento che prova a programmare nel tempo risposte organiche a domande che emergono dalla comunità; una comunità plurale come la nostra, che cresce nei suoi residenti ogni anno, fatta di studenti che continuano ad animare l’università e la città; di turisti che hanno scoperto Bologna come una risorsa autentica fuori dai circuiti più noti. E che nel crescere questa comunità affronta, come sempre accade, piccole e grandi difficoltà. Ma affrontiamo questi problemi proprio perché sta crescendo e non perché è in crisi.

Se si chiede dunque oggi un Piano per l’abitare, si ritiene evidentemente che fin qua questa attività, auspicata, di programmazione, non ci sia stata, o che sia stata talmente blanda da non aver sortito alcun effetto sulla città. Si può essere più o meno d’accordo sull’azione amministrativa di questa Giunta, ma sostenere che non abbiamo alcuna visione programmatica sulla questione abitativa, che non abbiamo dedicato impegno e risorse a questo settore delle politiche urbane, è semplicemente fuori dalla realtà. Questa è una tesi che non va rifiutata per principio, ma perché è la realtà stessa ad incaricarsi di respingerla. Non la realtà delle ‘cose che faremo’, ma la realtà delle cose che sono già state messe in campo.

Se avrete la pazienza di leggere il programma del nostro mandato amministrativo troverete al capitolo “Politica abitativa per una piena cittadinanza”, alcune parole chiave, per esempio: accelerare l’assegnazione di alloggi di Edilizia Pubblica e ridurre le liste d’attesa; riqualificare e incrementare il patrimonio Erp; migliorare l’integrazione urbana e sociale nei comparti di Edilizia Residenziale Pubblica”.
Parto da qui, dall’edilizia sociale, perché è il più significativo strumento di politica per la casa che abbiamo; 25 mila persone a Bologna abitano in uno dei 12 mila alloggi pubblici, che vengono assegnati con bandi trasparenti ed equi, dove trovano risposta le famiglie in difficoltà, indipendentemente dal colore della pelle e dalla nazionalità, secondo i range di Isee.
Ad inizio mandato abbiamo rilevato alcuni problemi: poche risorse per rinnovare questo patrimonio; un numero troppo alto di alloggi vuoti, sempre per mancanza di risorse adeguate per la ristrutturazione; alcuni immobili occupati senza diritto; un alto numero di domande nelle graduatorie a fronte di un numero limitato di alloggi. Abbiamo perciò programmato nel tempo gli interventi di risposta. Trovate molte di queste risposte nel “Programma mille case per Bologna”, che ha una dotazione di 60 milioni di euro, e che in parte si stanno utilizzando per ridurre gli alloggi pubblici sfitti a un numero vicino allo zero. Questo si sta traducendo nella possibilità di assegnare più case pubbliche a chi sta nelle liste d’attesa – a oggi abbiamo una lista d’attesa di circa 5 mila nuclei -, liberando appartamenti di mercato che potranno essere affittati a famiglie e studenti, per dire che c’è una forte connessione fra l’intervento di ristrutturazione degli alloggi pubblici e quindi le assegnazioni con il libero mercato degli affitti. Parlo di un intervento di ristrutturazione di alloggi già bene avviato, che riguarderà complessivamente, tra attività di riqualificazione ordinaria e straordinaria, non meno di 800 appartamenti in due anni.

Poi ci sono, nel Progetto mille case, i grandi cantieri per l’edilizia pubblica e sociale da dedicare a differenti segmenti di persone: giovani, anziani, famiglie con figli, per diverse ragioni fermi da qualche tempo o rallentati, come quelli del comparto dell’ex Mercato ortofrutticolo, dove sorgeranno quasi 200 nuovi appartamenti (i così detti lotti G e H), che saranno aggiuntivi al patrimonio pubblico già a disposizione. Qui abbiamo ridato un impulso decisivo, impegnandoci in tempi rapidi a riattivare i lavori, grazie a un rinnovato lavoro di squadra tra Comune e Acer, mettendo in valore le risorse che siamo riusciti a far convergere negli ultimi anni sulla nostra città.

Abbiamo anche rigenerato, perché non basta ristrutturare e costruire ex novo degli appartamenti. Una rigenerazione che abbiamo messo in piedi nel comparto Erp tra via dello Scalo e Via Malvasia, nel così detto Quadrilatero: oltre 5 milioni di euro che serviranno a ristrutturare gli appartamenti, a realizzare un grande giardino pubblico a servizio delle famiglie. Quando procediamo alla ristrutturazione, lavoriamo anche sullo spazio esterno comune, perché l’edilizia pubblica può deve essere bellissima, che crea luoghi dove si vive bene, per aiutare i processi di comunità.

Ma la risposta ai problemi della casa non passa solo per l’edilizia sociale. Sono voluta partire da qui perché noi siamo anche proprietari e questo è il primo impegno. I promotori di questa Istruttoria chiedono giustamente un impegno nel regolamentare il mercato degli affitti per calmierare i canoni. Il Comune di Bologna è stato da sempre a fianco delle associazioni sindacali degli inquilini e dei proprietari nel promuovere e sostenere gli accordi per i così detti ‘canoni concordati’, che sono uno strumento necessario per calmierare il mercato. Qui a Bologna, e questo è un dato di cui dobbiamo essere molto orgogliosi, la metà circa dei contratti di locazione è di questo tipo: questo numero, da record nazionale, non è frutto del caso, ma è l’esito dell’impegno di tutte le parti in gioco, insieme agli investimenti che l’Amministrazione ogni anno fa. Il Comune investe infatti ogni anno circa 6 milioni di euro in termini di mancato gettito IMU, proprio per incentivare i canoni concordati; risorse che servono a garantire un aliquota agevolata a quei 23 mila proprietari che hanno deciso di affittare la propria casa a canone concordato. Canoni che in accordo tra le parti, voglio ricordarlo, non hanno subito rialzi dal 2013.
E a fianco di questi investimenti, anche in assenza di un adeguata politica nazionale, ogni anno cerchiamo di garantire un sostegno all’affitto a quanti faticano a pagare il canone. Nel 2018 abbiamo erogato, grazie anche al contributo ricevuto dalla Regione Emilia Romagna, circa 1 milione e mezzo di euro che ha permesso a 960 famiglie di essere aiutate. Anche quest’anno, a novembre, e colgo l’occasione per annunciarlo, con 1,5 milioni di risorse per ora tutte dal Bilancio comunale, pubblicheremo il nuovo bando per il sostegno all’affitto in canone privato. Inoltre, nel sistema complessivo dei contribuiti, noi utilizziamo completament eil fondo per la morosità incolpevole, continuiamo ad erogare fondi per il sostengo a quanti rischiano di essere sfrattati: dal 2014, abbiamo erogato 3 milioni di euro che hanno contribuito a salvare 600 famiglie dallo sfratto, incidendo fortemente anche su questo problema.

In questi anni ci siamo occupati anche di mettere a sistema anche un efficace strumento per affrontare l’emergenza abitativa di famiglie e adulti particolarmente fragili. Abbiamo aumentato gli alloggi a disposizione per la transizione abitativa e per la pronta accoglienza. Questo ci ha consentito di superare il triste fenomeno delle occupazioni abitative. Tutto questo è stato possibile perché ci siamo attivati in stretta collaborazione con i Servizi Sociali territoriali a trovare soluzioni a bisogni che sono abitativi ma anche di fragilità sociale.

Non vado oltre perché questo non è il luogo in cui stendere tappeti rossi sulla nostra attività. Ho voluto solo richiamare questi interventi che abbiamo in campo, perché sono l’essenza del nostro programma sulla casa; cioè sono una parte del contenuto di un Piano per l’abitare. Che certo è criticabile, che è certamente migliorabile, che non è sufficiente da solo a risolvere i problemi della città che immagino ascolteremo anche oggi. Ma la cui esistenza e la cui entità non può essere negata.
Possiamo fare di più e faremo di più. Perchévogliamo accompagnare la crescita della nostra città e le trasformazioni. Lo faremo insieme alla città e a tutti coloro che hanno seriamente a cuore questo tema.
Lavoreremo per migliorare la fruibilità e la funzionalità delle nostre strutture per l’emergenza e l’accoglienza. Vi assicuro che ne hanno bisogno; lavoreremo per meglio regolamentare il fenomeno degli affitti brevi; lavoreremo per il prossimo accordo su canoni concordati, per rendere più equo e più conveniente attivare questa tipologia di contratti che nel 2020 andranno ridiscussi; lavoreremo perché all’interno del PUG emerga la necessità di più edilizia sociale; lavoreremo sulla promozione di modelli di nuovi modi di abitare: cohousing, ma anche la coabitazione e modelli nuovi anche in collaborazione con il terzo settore; lavoreremo con l’università per sostenere e meglio accogliere il continuo aumento degli studenti fuori sede, perché vogliamo sempre di più avere studenti nella nostra città; lavoreremo con Città metropolitana perché Bologna sia e si pensi “grande” e quindi programmi in grande; per finire, ci faremo promotori al nuovo Governo anche di una richiesta di una politica per la casa e di risorse che non possono essere soltanto delle Amministratori locali: abbiamo bisogno di un vero piano casa nazionale.

Oggi ascolteremo con grande attenzione i contributi che ci saranno presentati e che porteranno il loro punto di vista del tema andando anche conflitto fra loro. Al di là delle diversità di vedute – immagino anche molto ampie – questo momento di dialogo aperto può contribuire a orientare le scelte per il futuro e lo dico davvero senza retorica, perché starò queste due giornate e a capire insieme a voi cosa serve per la città. Noi stiamo lavorando tanto e lavoreremo di più, ma sicuramente da un confronto così ampio, da mondi così diversi possono arrivare stimoli per noi molto importanti”.