L’AGENDA DEL GIORNO “QUESTO” – IL MONDO TORNA AD ESSERE A COLORI (di Stefania Chiarioni)

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Il 18 settembre 2019 è il 261° giorno dell’anno e la Chiesa ricorda San Giuseppe da Copertino. A Bologna il sole sorge alle 7,01 e tramonta alle 19,17. La luna è gibbosa calante.
Il 18 settembre 1984, Joseph William Kittinger raggiunge un nuovo primato dopo il salto più alto con paracadute e la maggiore velocità di un umano: ha traversato l’Atlantico in solitario con un pallone aerostatico partendo da Caribou nel Maine, percorrendo 5703 chilometri e atterrando a Cairo Montenotte in provincia di Savona. Nell’atterraggio si frattura il piede destro. Nel 1960 Kittinger era già stato protagonista di un’altra impresa: ha raggiunto la velocità mai ottenuta prima per il salto più alto con paracadute. Si è lanciato da un’altezza di 31,33 chilometri raggiungendo i 988 km/h. Kittinger è un aviatore statunitense della USAF e i salti facevano parte del progetto Excelsior, che aveva lo scopo di studiare i sistemi di salvataggio ad alta quota utilizzando apposite tute e paracadute. Il record di Kittinger è stato battuto da Felix Baumgartner nell’ottobre del 2012. Baumgartner si è lanciato da una quota di 38.969,4 metri superando la velocità del suono ed arrivando ad una velocità massima di 1357,64 km/h.
Cosa spinge l’essere umano a compiere queste sfide estreme? Quella di Kittinger faceva parte di un progetto dell’aviazione statunitense, ma non quella di Baumgartner. Una ricerca del 2017 della Queens University of Technology (Australia), sfata il mito secondo il quale le persone che partecipano a sfide o sport estremi sono individui dipendenti dall’adrenalina, con un desiderio di morte. Al contrario, i ricercatori affermano che costoro lo fanno per avere un’esperienza che cambia la vita. In questi sport un solo errore può portare alla morte. Nonostante ciò la loro popolarità sta aumentando. Coloro che si avventurano in queste imprese non sono individui irresponsabili, ma sono soggetti altamente formati, con una profonda conoscenza di sé stessi, dell’attività e dell’ambiente, e che fanno ciò per avere un’esperienza che migliori e cambi la loro vita (dott. Eric Brymer della Queensland University of Technology). L’esperienza è veramente difficile da descrivere, nello stesso modo in cui si può parlare dell’amore. Esso fa sentire il partecipante completamente vivo perché i sensi funzionano meglio che nella vita quotidiano, come se nell’andare oltre i nodi di essere di tutti i giorni si intravedesse il proprio potenziale. Per esempio i BASE jumpers parlano di essere capaci di vedere tutti i colori, angoli e fessure della roccia anche se passano ad otre 300 km/h. Queste esperienza arricchiscono la vita dei partecipanti e forniscono un’altra visione di cosa vuol dire essere umani. Anche l’innamoramento potrebbe essere paragonato ad un’esperienza simile: ci si sente completamente vivi, tutti i sensi funzionano meglio e si è fieri del proprio potenziale. Scompare la paura di togliere la maschera indossata nella quotidianità e il mondo torna ad essere a colori.