L’AGENDA DEL GIORNO “QUESTO” – LA RICCHEZZA DI UN’INESORABILE PERDITA (di Stefania Chiarioni)

0
373

Il 17 settembre 2019 è il 260° giorno dell’anno e la Chiesa ricorda San Roberto Bellarmino. A Bologna, il sole sorge alle 7,00 e tramonta alle 19,19. La luna è gibbosa calante.
Il 17 settembre 1953, una squadra di otto chirurghi realizza la prima separazione di due gemelli siamesi. Si tratta di Carolyne e Catherine Mouton nate il 22 luglio 1952 a Lafayette in Lousiana, unite alla base della spina dorsale e con in comune un tratto di intestino.
L’essere gemelli siamesi dipende dalla divisione tardiva dell’embrione, e la coppia di feti è monozigote e quindi dello stesso sesso. Le cause del ritardo nella scissione, al momento, non sono scientificamente accertate, ma si ipotizza siano influenzate da alcuni fattori ambientali e dall’attivazione di determinati programmi genetici. La nascita di gemelli siamesi è un’eventualità molto rara, circa una ogni 120.000 nascite, e nei tre quarti dei casi porta a morti premature a causa delle malformazioni degli organi interni.
In generale, sul concepimento di gemelli c’è stata sempre confusione. Tanti i miti e le credenze popolari che si sono avvicendati per secoli e che tuttora continuano a circolare: le gravidanze gemellari saltano una generazione? Influisce più il corredo genetico dell’uomo o della donna? Perché esistono gemelli diversi o gemelli uguali? La gemellarità ha sicuramente una componente ereditaria, ma studi recenti non confermano il salto generazionale. Una delle ultime ricerche identifica la madre come portatrice della gemellarità. La zigosità, invece, dipende dal momento in cui lo zigote si scinde in due parti: se avviene nei primi 3 giorni dalla fecondazione, ogni gemello avrà la propria placenta e il proprio sacco amniotico, se avviene tra il terzo e l’ottavo giorno, i gemelli saranno monozigoti.
La straordinarietà e rarità delle gravidanze gemellari è tutt’altro che rara. Si stima che una buona parte delle gravidanze cominci come gemellare, ma termini con la nascita di un solo bambino. Questa scoperta ha visto le sue prime luci ufficiali intorno agli anni ’80. Nel 1980 il dott. Blockage evidenziò che il fenomeno dei gemelli evanescenti è un fatto fisiologico della razza umana. Fino alla metà del ‘900 si riteneva che l’embrione fosse un’entità totalmente incapace di provare emozioni o percepire il mondo intorno a sé prima dello sviluppo della parte fondamentale del cervello. Feti ed embrioni percepiscono ed interagiscono attivamente agli stimoli. Pertanto la perdita del gemello all’interno dell’utero materno provocherebbe diverse implicazioni in quello sopravvissuto. La si definisce “sindrome del gemello scomparso”. Quello che è avvenuto all’interno del grembo materno rappresenta un distacco inesorabile, sarebbe la prima grande perdita. Secondo il dott. William Emerson, la memoria prenatale è la più influente e formativa, specialmente durante il primo trimestre intrauterino. Il dott. Emerson afferma che le persone che hanno subito tale privazione manifestano un senso di perdita, timore di subirne un’altra. Ciò viene mutato in un innato bisogno di occuparsi degli altri. La paura di perdere chi ha vicino, spinge il gemello sopravvissuto a dedicare la propria vita a soddisfare i bisogni altrui prendendosene cura costantemente. Sicuramente sono persone speciali dotate di un animo generoso e nobile. Il loro amore per il prossimo è incondizionato. E’ una fortuna averli accanto, anche per questo io sono così ricca.