L’AGENDA DEL GIORNO “QUESTO” – “L’ALFABETIZZAZIONE” DEL MASCHIO (di Stefania Chiarioni)

0
44

Il 25 settembre 2019 è il 268° giorno dell’anno e la Chiesa ricorda Sante Aurelia e Neomisia. A Bologna , il sole sorge alle 7,09 e tramonta alle 19,04. La luna è calante.

Il 25 settembre 2005, Anna De Toni, ventottenne di Marano Vicentino, debutta come prima donna italiana ad arbitrare il calcio professionistico maschile: allo stadio Druso di Bolzano dirige la partita tra Suedtirol e Lecco di serie C 2. Stephanie Frappart, invece è stata la prima donna a dirigere una finale di Supercoppa europea tra Liverpool e Chelsea, dove la terna arbitrale era femminile. Stephanie lavora nella Ligue 1, la serie A francese. E in Italia? Non è ancora mai successo. Anzi, ad ascoltare la telecronaca in un’emittente campana in cui Sergio Vessicchio ha definito la guardialinee “uno schifo” ancora prima che iniziasse la partita, sembriamo lontani anni luce. Da alcuni aneddoti raccontati da diverse arbitre italiane durante le partite, si evince che il tipico tifoso italiano non è nemmeno dotato di tanta fantasia nell’affibbiare nomignoli e nell’infamare la direttrice di gara. Oltre alle offese più che scontate rivolte ad una donna, le arbitre si sono sentite dare diversi suggerimenti, tra i quali quello di andare a lavare i piatti o di fare la sfoglia. Ma senza cadere nei luoghi comuni o nella retorica auto-celebrativa del sesso femminile, si può dire che l’Italia è al 70° posto, su 149 paesi, per quanto riguarda la disparità di genere, che comprende, tra l’altro, la diversità di stipendi. Secondo i calcoli del Global Gender Cap Report serviranno, almeno, altri 108 anni per arrivare al traguardo, fissato nel 2003 dall’ONU, della parità di genere. L’Italia è messa peggio di paesi come Honduras e Montenegro. Nell’Europa occidentale, la nostra casa comune, in quanto a pari opportunità, tra uomini e donne, l’Italia è in fondo alla classifica e sono messi peggio di noi solo Grecia, Malta e Cipro. Intanto, l’Europa occidentale, nel mondo, rispetto ad altri continenti e grazie innanzitutto alle nazioni del Nord Europa, e non per il contributo dell’Italia, è il luogo del globo dove le pari opportunità vengono più rispettate. Dati alla mano, è quasi inutile sprecare parole nell’analisi della condizione femminile nel Bel Paese. Ed è anche anacronistico, ormai, il termine “emancipazione della donna”. Sarebbe invece opportuno iniziare a trattare seriamente il tema dell’alfabetizzazione del maschio, ossia ricominciare dall’ABC in termini di convivenza tra generi diversi.