L’AGENDA DEL GIORNO “QUESTO” – L’ENERGIA DI UN’ETICHETTA (di Stefania Chiarioni)

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Il 7 ottobre 2019 è il 280° giorno dell’anno e la Chiesa ricorda Beata Vergine Maria del Rosario e San Marco. A Bologna, il sole sorge alle 7,23 e tramonta alle 18,42. La luna è gibbosa crescente.
Il 7 ottobre 1849, a Baltimora nel Maryland, muore lo scrittore Edgar Allan Poe, inventore del genere poliziesco, della letteratura horror e del giallo psicologico. Era nato a Boston il 19 gennaio 1809. Dopo un’infanzia alquanto travagliata, Poe, nel 1826 si iscrive all’università della Virginia dove, però, comincia ad affiancare agli studi il gioco d’azzardo. Indebitatosi in maniera inusitata, il patrigno si rifiuta di pagargli i debiti obbligandolo ad abbandonare gli studi per cercarsi un lavoro. Si arruola nell’esercito, in seguito si iscrive all’accademia militare di West Point da dove verrà espulso per aver disobbedito agli ordini. Nel 1832 arrivano i primi successi come scrittore. Diventa redattore di alcune importanti testate statunitensi, ma la sua dedizione all’alcolismo e al gioco lo portano alla morte. Nonostante la sua vita tormentata e disordinata, l’opera di Poe costituisce un corpus sorprendentemente nutrito: almeno 70 racconti, circa 50 poesie, almeno 800 pagine di articoli critici (era un ottimo recensore), alcuni saggi ed un poemetto in prosa di alta filosofia. Sebbene la varietà di genere sia una sua peculiarità e lo abbia reso uno scrittore versatile, Poe viene nominato come maestro dell’orrore. Dei 67 racconti che ha scritto, soltanto il 31% è rappresentato da storie dell’orrore, cioè 21 racconti. Il 37% è di stampo umoristico, fra parodia e satira. L’etichettare un individuo fa parte della natura umana. Rende più semplice il riconoscimento “dell’oggetto” poiché viene catalogato ed archiviato nello scaffale del cervello che gli è più congeniale. Ma non sempre l’etichetta corrisponde alla vera natura del prodotto. Pertanto si radicalizzano convinzioni e pensieri che non sono mai messi in discussione. Se si incontra una persona in ascensore che, in quel momento, per svariati motivi, puzza, quella persona, per sempre sarà “il puzzone”, nonostante, durante tutti gli incontri successivi, sarà profumato. Quindi, una soluzione possibile per non incappare nelle convinzioni erronee, sarebbe quella di scrivere il titolo dell’etichetta con una matita.