CALCIO – A volte ritornano: Sinisa Mihajlovic è il nuovo allenatore del Bologna

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Ancora tu, ma non dovevamo vederci più.

Dieci anni dopo il suo debutto in panchina proprio sotto le Due Torri, Sinisa Mihajlovic torna a vestire i panni di allenatore del Bologna. Ricordate? Correva la stagione 2008/2009, i rossoblù freschi di ritorno in Serie A si affidarono all’esordiente tecnico serbo dopo l’esonero del mister della promozione, Daniele Arrigoni, in coda a due mesi claudicanti sul piano dei risultati. Era il Bologna di Renzo e Francesca Menarini, di Castellini e di Marazzina, di Amoroso e di Valiani, di Bombardini e di Mingazzini. Era soprattutto il Bologna di un Marco Di Vaio già in odore di resurrezione. Sembra di parlare di preistoria e in effetti nel calcio dieci anni corrispondono ad un pugno di ere geologiche. Mihajlovic arrivò a novembre e fu congedato ad aprile, in seguito ad una rovinosa disfatta casalinga contro il Siena (1-4) che per caratteristiche e proporzioni ricorda parecchio lo scivolone clamoroso di ieri contro il Frosinone. La salvezza fu poi centrata sui titoli di coda sotto la guida esperta di Giuseppe Papadopulo. In questo lungo lasso di tempo Sinisa è cresciuto come allenatore e ha accumulato parecchie esperienze, alcune convincenti (Catania, Sampdoria) e altre meno (Fiorentina, Milan). Da citare anche la parentesi alla guida della Nazionale del suo Paese e l’anno e mezzo vissuto al Torino, ultima squadra italiana prima del Bologna. Nel mezzo, un intrigo chiamato Sporting Lisbona: chiamato la scorsa estate sulla panchina del glorioso club portoghese, Mihajlovic è stato licenziato dal nuovo presidente insediatosi dopo pochi giorni, senza riuscire neppure ad esordire.

Tolta la gavetta, è comunque rimasto il Mihajlovic di sempre: sanguigno, verace, passionale, divisivo, politicamente schierato. Lo ami o lo odi, non esistono vie di mezzo. Sinisa è fatto così, dice quello che pensa a costo di risultare inopportuno e impopolare. Come quando ammise pubblicamente la sua stima nei confronti di un personaggio più che controverso come Arkan (al secolo Zeljko Raznatovic), capo ultrà della Stella Rossa di Belgrado accusato di crimini contro l’umanità in veste di capo della milizia ultranazionalista delle Tigri ai tempi della guerra nell’ex Jugoslavia. O come quando arrivò a scomodare la buonanima del maresciallo Tito, rimpianto in quanto unico leader capace -a detta di Sinisa- di garantire coesione sociale e dignità economica alla Jugoslavia. Sì, quel Tito che la storia ricorda come uno dei dittatori più spietati e sanguinari del XX secolo. Se non gradite il politicamente corretto, insomma, Mihajlovic è l’uomo che fa per voi.

La speranza diffusa a Casteldebole è che sia soprattutto l’allenatore giusto per scacciare un incubo sempre più concreto: la Serie B. Da Inzaghi eredita una truppa malinconicamente terzultima, incapace di vincere uno straccio di partita in campionato da quattro mesi tondi e reduce da una batosta che rischia di appesantire ulteriormente il fardello sulle spalle. Piccola curiosità: non è il primo avvicendamento tra i due, già al Milan nell’estate 2015 Sinisa subentrò all’esonerato Inzaghi. A Mihajlovic si chiede una scossa, magari ricorrendo a quel famigerato piglio da sergente di ferro che ne accompagna da sempre le gesta in panchina. Inizialmente titubante, Sinisa ha accettato di rimettersi in gioco in una piazza che ha già avuto modo di conoscere: per lui contratto fino a giugno con opzione di rinnovo in caso di salvezza. Sprint decisivo nel pomeriggio di oggi, quando all’incontro di addio con Pippo Inzaghi (che ha lasciato Casteldebole verso le 16) ha fatto seguito il vertice con l’agente di Mihajlovic, Federico Pastorello. Nessun intoppo per le ultime formalità, a quel punto mancavano solo i crismi dell’ufficialità che sono puntualmente giunti in serata, quando Sinisa ha rimesso piede al Centro tecnico “Niccolò Galli” mezzora dopo l’arrivo in treno da Roma. Fin dal triplice fischio di ieri Mihajlovic per il Bologna ha rappresentato la prima scelta assoluta rispetto a candidati non troppo convincenti come De Biasi e Del Neri. Già da qualche tempo la dirigenza rossoblù aveva infatti compreso che, in caso di separazione da Superpippo, non ci sarebbero stati i presupposti per un ritorno di Roberto Donadoni, il quale vantava un contratto fino al termine di questa stagione risolto consensualmente qualche settimana fa.

Difficile dire cosa resterà della squadra di Inzaghi nel Bologna del serbo. Si può però affermare con certezza pressoché assoluta che la rivoluzione tattica tentata a gennaio dalla precedente gestione verrà portata avanti, dal momento che la difesa a quattro è un pilastro fisso delle formazioni di Mihajlovic. Almeno nelle prime uscite la conferma del 4-3-3 dovrebbe essere scontata, mentre non è escluso un rimescolamento delle gerarchie. Insomma, i vari Donsah e Dzemaili sperano di beneficiare del ribaltone. Attenzione, una chance potrebbe averla anche Destro, poiché non è detto che per il nuovo mister Santander sia intoccabile come nella prima parte di campionato. Del resto, per quanto lontana nel tempo, anche la prima volta di Mihajlovic sulla panchina rossoblù fu contrassegnata da ripescaggi di lusso: si pensi ad esempio a Marazzina e a Bernacci, allora riproposti in coppia con Di Vaio dopo settimane di oblio. Il tentativo non andò benissimo, ma Sinisa volle osare un disperato recupero. Lo stesso potrebbe fare oggi, anche se a sensazione sembra difficile ipotizzare che tra il guerriero di Vukovar e l’indolente centravanti rossoblù scatti un feeling profondo.

Nel calcio, però, mai dire mai.