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“Il mio continuo divenire" di Roberto Cortelli è un libro stravagante, autobiografico dove il flusso di coscienza dell'autore fa da protagonista.

Roberto Cortelli si racconta e nel contempo "dona" al lettore preziosi suggerimenti su come migliorare la qualità della vita, partendo dal presupposto che tutte le energie negative che si insinuano lentamente dentro il nostro corpo sotto forma di rabbia, frustrazione, rammarico, senso di impotenza, ecc..., a lungo andare porteranno all'inevitabile formazione di gravi malattie come tumori o seri problemi cardiaci. Inoltre, nella prima parte del libro, l'autore fa notare quanto sia determinante per la salute dell'umanità il continuo trattenere la società in uno stato perenne di "terrore" che oltre a causare malattie, rende le persone facilmente manovrabili e sotto controllo da parte dei poteri forti :" ...Così se manteniamo le persone in uno stato di stress, paura, incertezza, la gente sviluppa reazioni "tumorali" che creano opposizione al concretizzarsi del benessere per l'intero sistema. ...".

Importante suggerimento è anche quello di imparare a vivere una situazione alla volta: "... Guidi la macchina telefonando, mentre fumi una sigaretta con uno sguardo al navigatore. Guardi la televisione, mangi e leggi un articolo sul giornale sportivo. Ascolti il tuo compagno/a, figlio/a mentre controlli il risultato della tua squadra del cuore e così via! ...".

Cortelli sta cercando di mettere in pratica questi preziosi consigli a cui è arrivato dopo aver vissuto momenti di totale depressione e solitudine, dove comunicava esclusivamente con la sua "voce interna", che, in futuro, si "materalizzerà".

Non mancano esperienze extrasensoriali e racconti di pregiudizi e ignoranza di generazioni passate che hanno segnato la contemporaneità dell'autore.

Lo stile è colmo di dettagli e descrizioni di "situazioni psicologiche", talvolta, di non facile comprensione ad una prima lettura. Comunque originale nel complesso e nella suddivisione dei capitoli. Proprio come dice il titolo, non esiste un finale, in attesa, appunto, di un "divenire".

 

Recensione di Stefani Chiarioni (“Tra le dita”)

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