A Teatri di Vita i due spettacoli vincitori del Premio Scenario 2021

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Quattro giorni per scoprire i due spettacoli vincitori del Premio Scenario 2021, che arrivano a Bologna subito dopo il debutto nazionale a Napoli sotto l’egida dell’Associazione Scenario. Due spettacoli di giovanissime formazioni di teatro e di danza che spalancano nuove visioni su due temi ad alta incandenscenza.

“Topi” (Premio Scenario Periferie) di Usine Baug ci porta nella memoria del G8 di Genova del 2001, tra le istanze di un movimento anti-globalizzazione e i drammatici fatti di cronaca alla Diaz, a Bolzaneto fino all’uccisione di Carlo Giuliani: una narrazione di grande potenza evocativa, che coinvolge la responsabilità di tutti arrivando all’oggi.

“Le Etiopiche” (Premio Scenario) di Mattia Cason delinea un folgorante affresco sul senso dell’Europa e del suo futuro, gettando le radici in un profondo passato che parte da Alessandro Magno, attraversa le guerre mondiali e arriva all’epopea delle migrazioni attuali, usando il teatro, la danza, le nuove tecnologie, creando impasti e meticciati anche linguistici di grande suggestione.

L’appuntamento è a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 333.4666333; www.teatridivita.it), con “Topi” giovedì 24 e venerdì 25 marzo alle ore 21, e con “Le Etiopiche” sabato 26 alle ore 20 e domenica 27 marzo alle ore 17.

Anche “Topi” e “Le Etiopiche” sono nell’ambito della stagione “Fuori, casa” di Teatri di Vita, realizzata in convenzione con il Comune di Bologna e con il contributo della Regione Emilia Romagna.

 

Topi – regia e drammaturgia Usine Baug – con Ermanno Pingitore, Stefano Rocco, Claudia Russo – luci e tecnica Emanuele Cavalcanti

Vincitore Premio Scenario Periferie 2021

Vent’anni fa, una città sul mare, odore di basilico e lacrimogeni, in sottofondo Manu Chao e le esplosioni, in primo piano il signor Canepa che in quei giorni di luglio ha altro per la testa e nel suo appartamento combatte contro i topi che rischiano di far fallire la cena che ha organizzato per i suoi ospiti. Ecco il racconto del G8 di Genova, in quel non troppo lontano 2001, che alla ricostruzione dei fatti, attraverso la narrazione e le testimonianze, aggiunge l’inedita e folgorante piccola storia di un piccolo borghese rinchiuso in casa, ignaro di quanto sta succedendo nelle strade: segno dell’indifferenza della maggioranza silenziosa, ma anche allegoria di un sistema di governo e polizia che per rendere più bella la “casa” non si fa scrupoli di sterminare i topi. Ovvero quei piccoli roditori che insidiano l’appartamento, ma anche quel fiume di persone – 50.000 – che per le strade di Genova hanno manifestato contro l’ideologia del profitto e dello sfruttamento. Ricevendo lo stesso trattamento dei topi: inseguiti, massacrati, torturati, uccisi.

Dopo essere arrivati in finale al Premio Scenario 2018 con la loro prima opera “Calcinacci”, Ermanno Pingitore, Stefano Rocco, Claudia Russo ed Emanuele Cavalcanti – ovvero Usine Baug – portano in scena “Topi”, fresco vincitore del Premio Scenario Periferie 2021. Lo spettacolo, come si legge nella motivazione del premio, “fa riesplodere nella sua tragica potenza narrativa, personale e collettiva” la memoria dei giorni del G8, visti attraverso i giovani occhi di chi non c’era e raccontati intrecciando pubblico e privato, la realtà dei fatti e la manipolazione delle informazioni.

Ci sono ferite che travalicano il tempo, e che la storia non può ricucire. Ci sono violenze, sistemiche, crude e inspiegabili, che esigono lo spazio di essere interiorizzate prima di poter essere analizzate: “nel 2001 avevo solo 12 anni e certe cose ho potuto leggerle, altre ascoltarle, altre solo immaginarle”.

Le Etiopiche ideazione, coreografia e regia Mattia Cason – interpreti Mattia Cason, Katja Kolarič, Rada Kovačević, Tamás Tuza, Carolina Alessandra Valentini – assistente alla regia Alessandro Conte – drammaturgia Mattia Cason – disegno luci Aleksander Plut – video Mattia Cason
con la partecipazione in video di: Sirak, Berhanu, Dawit (rifugiati africani) / Odysseas Manidakis (giocatore di Bouzuki) / Nabi Aslam, Armin Hamdard, Arshaz Khan, Ayal Khan, Faisal Khan, Naveed Khan, Ramin Khan, Sulaiman Kharoti, Hamyoon Nabizada (Mama), Sharif (soldati di Alessandro) / Shashe Capra, Arsema Amare Hagos, Tarik Ranieri (combattenti della resistenza etiope) / Alessandro Conte (Ibn Arabi) / Paolo Cacioppo, Alessandro Conte, Luca Vallata (AlKhidr)
riprese video Federico Boni, Mattia Cason, Andrej Lamut, Alberto De Nart, Francesco Sossai
autore e interprete della canzone Muhammad Abd AlMunem
animazione Alessandro Conte, Roberto Ranon – montaggio sonoro Lav Kovač – costumi Katarina Markov (Atelje d.o.o.), Claudia Cavagnis (La Cruna dell’Ago), Paola D’Incà (Fuori dai Piedi), Andrea Ferletic – oggetti di scena Diego Cason, Andrea Ferletic, Katarina Markov, Antonio Trinko, Vladimir Vodeb, Loris Zanetti – traduzioni Yonatan Esterkin (yiddish); Sorour Semsari Parapari, Sara Shmuel (persiano); Gianfrancesco Lusini (amarico); Giacomo Klein (greco moderno); Francesca Canzian (greco antico); Mert Aksu (turco); Muhammad Abd Almunem (arabo) — una produzione EN-KNAP Produzioni / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG – con il sostegno di Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin

Vincitore Premio Scenario 2021

Rodi 340 a.C. o forse Turchia 2021. Al seguito di Alessandro Magno verso l’Afghanistan o al seguito dei migranti verso l’Europa, praticamente sulla stessa rotta, dove la cronaca dei nostri giorni sembra sovrapporsi all’epica millenaria di conquiste leggendarie. “Le Etiopichedi Mattia Cason, progetto vincitore del Premio Scenario 2021, è un invito a rileggere il presente attraverso la storia e la filosofia, mescolando Alessandro e il suo avversario Mnemone, Wittgenstein e Pasolini, la prima guerra mondiale e la tradizione sufi: “storia e mito, plurilinguismo e multidisciplinarietà, complessità concettuale e artigianato teatrale che ricollocano nel passato tematiche del presente”, come si legge nella motivazione della giuria del premio. Un viaggio affascinante tra danza contemporanea, teatro, performance e videoarte, che trascina lo spettatore in una suggestiva babele linguistica, dove italiano, tedesco e inglese incontrano il greco antico, l’arabo e il turco.

Per Mattia Cason “Le Etiopiche”, il cui titolo si rifà a un antico romanzo greco, è il primo tassello di una trilogia su Alessandro Magno, non come conquistatore, bensì come esploratore, innamorato di tutto ciò che è altro, straniero, diverso da lui. Da qui prende forma uno spettacolo che racconta di alterità e di confini, dove l’antico incontro tra Greci e Persiani assume i tratti archetipici della storia dell’Unione Europea, con tutte le sue contraddizioni, rileggendo – come si legge nella motivazione del Premio Scenario – “l’epica di Alessandro Magno alla luce della contemporaneità, aprendo una riflessione sull’Europa di oggi, in una prospettiva che contempla l’accoglienza come opportunità piuttosto che come limite”.
Mattia Cason nasce a Belluno nel 1989. Ha studiato recitazione all’Accademia Nico Pepe di Udine e danza alla Maslool di Tel Aviv. Ha lavorato con le compagnie israeliane Fresco Dance Company e Inbal Dance Theatre, e con vari coreografi indipendenti. Dal 2021 è a Lubiana con la compagnia En Knap.