Chadia Rodriguez, cinema, poesia e arte a Cuore d’Italia

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Al festival dedicato al “Cuore d’Italia” è il giorno della protagonista della trap: Chadia Rodriguez, la ragazza di origini marocchino-spagnole che spacca il pubblico tra seguaci accaniti e odiatori da tastiera, e che recentemente ha sfornato una hit che è l’inno contro il bullismo, “Bella così”. A presentarla sul palco sarà Eva Robin’s. In programma sono anche Ludovica Andò e Emiliano Aiello, che presentano il film “Fortezza”, suggestiva ambientazione del “Deserto dei Tartari” di Buzzati in un carcere e interpretato da detenuti. A introdurre la serata, i due poeti Valeria Cagnazzo e Gassid Mohammed che leggono le “Lettere dal fronte interno” per un “epistolario del 2020” sui nostri tempi. E negli spazi del parco è ancora visibile l’installazione di “arte tessile” di Elvezia Allari. L’appuntamento è la sera del 10 luglio a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 333.4666333; www.teatridivita.it; nuova app scaricabile dal sito), con le distanze e le norme di sicurezza garantite dal filo di Arianna che delimiterà spazi e percorsi.

Il festival “Cuore d’Italia” rientra nel festival “Bologna Estate 2020” del Comune di Bologna, ed è sostenuto con il contributo della Regione Emilia Romagna e della Fondazione del Monte.

Chadia Rodriguez, “c’è una cosa che ti fa paura?” le domanda Wad durante un’intervista nella sua trasmissione su Radio Dj e lei ridendo risponde “me stessa”. Il suo ep “Avere vent’anni” la lancia nell’universo delle hip hop urban women italiane, sostenuta dal talento di Big Fish, il suo produttore. La “lei” di cui certamente non dobbiamo aver paura è Chadia Rodriguez, una bellissima ragazza di origini marocchine e spagnole, nata ad Almeria, cresciuta a Torino, 7 anni nelle giovanili di calcio della Juventus femminile, modella di nudo, che spacca i suoi ascoltatori in seguaci accaniti e odiatori da tastiera. Una grinta e un carattere che ne fanno un personaggio unico nel suo genere, capace di trasformare il primo commento d’odio dei suoi follower “troia 2.0” in un brano appassionato che è “Bitch 2.0”. Ai suoi numerosissimi fans (il suo ep d’esordio è certificato disco d’oro) dice che la soluzione per non cedere al vuoto di questa generazione è un motto semplice e necessario: “trovate qualcosa che vi renda felici e fatelo”. Lei ha fatto così: componeva brani musicali rappando e registrandosi col cellulare, li ha inviati a Big Fish e ora è Chadia Rodriguez, una urban woman che parla di bullismo e di accettazione, come nella sua ultima hit, lanciata in pieno lockdown, “Bella così”.

Per il cinema, è in programma “Fortezza” (Italia 2019), diretto da Emiliano Aiello e Ludovica Andò, con attori detenuti della Casa di reclusione di Civitavecchia. Alla proiezione saranno presenti i registi che incontreranno il pubblico. Interamente girato all’interno della Casa di Reclusione di Civitavecchia, con protagonisti e co-autori i detenuti stessi, “Fortezza” è la rilettura di uno dei più importanti romanzi del ’900: “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati. L’idea di questa inedita ambientazione è notevole: le mura che isolano lo spazio, il tempo che scorre sempre uguale, lo stallo della condizione esistenziale rimbalzano dalle pagine del libro nel vissuto reale dei detenuti, ottimi attori. Dalle note di regia: “Aggirare il muro. Trasformare la limitazione in stimolo. Utilizzare il vincolo come spinta creativa. Questo il lavoro costante in carcere. Questa la scelta cinematografica. Girare un film in un luogo vincolato da restrizioni obbliga a ripensare il tempo e lo spazio della ripresa, il tempo e lo spazio dei dialoghi, il tempo e lo spazio del silenzio, il tempo e lo spazio del vuoto. Spesso proprio la difficoltà di adattamento a questa nuova percezione della realtà crea nei detenuti squilibri emotivi e identitari. La malattia del carcere. Il malessere. Quel morbo che rode ma che lega, tanto da rendere poi inconcepibile la vita all’esterno. (…) Fortezza è un presidio militare, un carcere, un luogo dell’anima”.

Un Epistolario del 2020 è quello scritto da poeti e poetesse in occasione del festival. Sono vere e proprie lettere a diversi destinatari, lette dagli autori stessi, per raccontare questo Paese: “Lettere dal fronte interno”. I poeti di questa sera sono Valeria Cagnazzo e Gassid Mohammed. Valeria Cagnazzo si laurea in Medicina e Chirurgia. Viaggia in Palestina, della quale scrive per l’agenzia di stampa online Nena News Agency, e in Grecia, Libano, Etiopia come medico. Collabora con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna. Sue poesie compaiono su diverse riviste. Inondazioni è il suo primo volume di poesia uscito nel 2019. Gassid Mohammed Hossein Hoseini è nato a Babilonia, Iraq, ed è scrittore, poeta, traduttore (di Salgari, Pavese e Svevo) e docente di lingua araba all’Università di Bologna e all’Università di Macerata. I suoi testi sono apparsi su diverse riviste cartacee e online, e in diverse antologie. Nel 2017 esce il suo libro di poesia La vita non è una fossa comune.

La rassegna delle artiste della “fiber art” prosegue con l’installazione creata da Elvezia Allari, che da tempo lavora sul rapporto tra arte tessile e natura. I suoi materiali d’elezione sono il silicone, i polimeri a caldo, il filo di ferro cotto, la carta, impiegati in modo inconsueto, piegati a ordire trame leggere ma resistenti, accessori aerei, tele di ragno che catturano tessere musive o cristalli, pellicole d’oro o piccoli oggetti del quotidiano, che insieme guardano alle antiche cotte delle armature e al macramè orientale. Il suo lavoro punta al recupero di un rapporto autentico e rispettoso con la Terra: lontano dalla rappresentazione di una natura addomesticata e progettata per il gusto e le necessità dell’uomo, è un inno alla poesia della vita in tutte le sue manifestazioni.