GENTE DI TEATRO – A Teatri di Vita: “Samedi détente” di Dorothée Munyaneza

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Il ricordo del Ruanda, da cui dovette scappare a soli 12 anni per sfuggire a uno dei più crudeli genocidi della storia. La memoria dei compagni di scuola e di giochi mai più ritrovati, e una radio che manda canzoni orecchiabili. Tutto questo e altro ancora è “Samedi détente” di Dorothée Munyaneza, in programma a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; info: www.teatridivita.it; 333.4666333) domenica 3 marzo(ore 17). In scena, insieme all’autrice, Nadia Beugré e Alain Mahé. Produzione Kadidi Company. Al termine, incontro con gli artisti, condotto da Rossella Menna.

Lo spettacolo è inserito, grazie a una collaborazione speciale, nel festival “Atlas of Transition – HOME” a cura della Fondazione Emilia Romagna Teatro, e nella stagione di Teatri di Vita “Recito di cittadinanza”.

In un lavoro poetico e lieve, capace di mescolare ricerca acustica, narrazione e presenza corporea, Munyaneza attraversa una storia, la sua, che non può contenere se non a costo di prenderla di mira, inseguendo i tracciati della propria memoria localizzati nello spazio e nel tempo.

Ho avuto un’infanzia felice, spensierata, piena di luce, amore, musica, danza, risate, apprendimento, e ho amato passare il tempo ad ascoltare la radio con i miei amici e quando ho deciso di fare uno spettacolo, ho voluto ricordarli attraverso la lente di quei momenti spensierati, ho scelto di parlare della loro morte, della nostra sopravvivenza, attraverso qualcosa che, nella mia memoria, mostrava allegria. Non volevo dare al mio primo spettacolo autobiografico un titolo che rievocasse il genocidio, ma piuttosto qualcosa che mi ricordasse la vita. (Dorothée Munyaneza)

Dorothée Munyaneza, cantante, coreografa e autrice ruandese, residente a Marsiglia. Interessata a investigare le cicatrici della storia, si è occupata del genocidio tutsi, della violenza di genere, della disuguaglianza razziale. Formatasi in ambito musicale alla Jonas Foundation di London, e in seguito in Studi Musicali e Sociali a Canterbury, prende parte all’album Anatomic degli Afro Celt Sound System, compone e esegue le partiture vocali della colonna sonora del film Hotel Rwanda. Nel 2006, incontra il coreografo francese François Verret, e performa in alcune sue produzioni (Sans Retour, Ice, Cabaret and Do you remember, no I don’t). Da quel momento matura l’idea di meticciare canto e danza contemporanea. Nel 2010 Martin Russell produce il suo primo album Earth Songs, in collaborazione con James Brett. Oltre a insegnare musica alla Scuola Zip Zap in Sud Africa, collabora con coreografi e artisti, tra gli altri Nan Goldin, Mark Tompkins, Robyn Orlin, Alexandra Badea, Alain Buffard and Rachid Ouramdane, ed esplora i rapporti tra danza, poesia e musica sperimentale con Seb Martel, Alain Mahé, Jean-François Pauvros e Ko Murobushi. Dal 2013, anno della fondazione della compagnia Kadidi, dà vita lavori autonomi in qualità di ideatrice e coreografa.