GENTE DI TEATRO – AL CELEBRAZIONI VITO ne “IL BORGHESE GENTILUOMO”

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Dal 29 novembre al 1° dicembre in scena al Teatro Celebrazioni di Bologna Il borghese gentiluomo con Vito come interprete principale.

Nella Francia di Molière la società è rigidamente separata: da una parte il popolo, dall’altra la nobiltà. Il confine tra le due parti è invalicabile. Nella seconda metà del 1600 inizia però a crescere e a prosperare una nuova classe, quella dei borghesi. Anche per loro il confine non si può superare: possono pure avere più denaro di certi nobili che hanno scialacquato il loro patrimonio, ma le porte della nobiltà per loro restano chiuse. In questa meravigliosa commedia satirica viene messo sotto osservazione “il borghese”, il commerciante arricchito che, pieno di comica ambizione, vorrebbe oltrepassare quel confine. Non c’è da parte di Molière nessuna critica sociale. La società per lui e per i suoi contemporanei è giusta così: sbaglia e viene sbeffeggiato chi cerca di cambiarla. Monsieur Jourdain, il protagonista, viene sfruttato e ridicolizzato da una schiera di improbabili “professionisti” che approfittano del suo ingenuo carattere. Siamo ancora ben lontani dalla Rivoluzione che farà saltare tutti i confini: Molière desidera solamente farci divertire con una commedia che dopo più di tre secoli non ha perso nulla della sua forza comica.

Note di regia di Gabriele Tesauri

«Per la prima collaborazione tra la nostra compagnia e Vito abbiamo scelto uno testo che possiamo definire un “inno al teatro comico”. Lo abbiamo fatto con la volontà di reinterpretare una commedia classica attraverso l’abilità degli interpreti, mantenendo fede alla volontà di Molière di divertire il suo pubblico attraverso l’osservazione e lo svelamento delle piccole ipocrisie che appartengono a quella borghesia che dopo qualche secolo sarebbe divenuta la classe dominante e nella quale oggi ci riconosciamo. Il personaggio del borghese viene qui messo sotto la lente d’ingrandimento per il suo carattere, la sua buffa volontà di emancipazione, ma non per descrivere una sorta di rivincita sociale. Si tratta quindi di un’analisi di un carattere che potremmo definire universale. Alla base di questo progetto c’è dunque la volontà del divertimento da parte degli attori di interpretare questi personaggi senza tempo, il divertimento da parte della regia di ricostruire un testo rendendolo più vicino alla sensibilità contemporanea senza snaturarlo nella sua forza comica, e il divertimento da parte del pubblico nel riscoprire la qualità di una macchina teatrale che resiste dopo quattro secoli dalla sua scrittura originale».