GENTE DI TEATRO – Bugie bianche, capitolo secondo: con Negri senza memoria

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Perché la realtà storica, spigolosa e piena di sfaccettature, si ammanta di ‘bugie bianche’ che finiscono per diventare la versione ufficiale dei fatti?
Se il primo capitolo del progetto, Black Dick, si era soffermato sulle suggestioni interrazziali legate al corpo del maschio nero visto con gli occhi del maschio bianco, con Negri senza memoria, Alessandro Berti si concentra sulla storia degli immigrati italiani in America e sui modi in cui vennero prima classificati e disprezzati, poi sedotti e inglobati nella società bianca. Lo spettacolo, tra musica, storia e cronaca, racconta il rapporto tra italiani e afroamericani: partendo dal Sud Italia, approda nell’America di inizio ’900 fino a toccare fuori i giorni nostri.

Le note iniziali della canzone di Daniele Silvestri Kunta Kinte e la sua splendida allitterazione fungono da prologo, argomentativo e metodologico: saltando avanti e indietro nel tempo e nello spazio, Berti incolla pezzi stracciati di un passato che ci accorgiamo essere più comune di quanto l’abitudine ci suggerisce: fino ai tempi recenti gli immigrati italiani in America (soprattutto meridionali) venivano non solo trattati da negri, classificati con gli stessi stereotipi, ma addirittura appellati con gli stessi dispregiativi. Da qualche parte nel secolo scorso, storia e cultura sono andate in corto circuito: ci siamo dimenticati il ghetto, gli insulti, i soprusi, i linciaggi e il nostro acquisito status sociale si è solidificato nella storia.

Mescolando racconti e documenti, interpretazione e commento, parlato e cantato, pagine di storia si aprono una dall’altra come link del deep web: in un fatto noto, da una piccola parola nascosta tra le righe si accede ai contenuti sommersi dalla cultura dominante.

Marion, Indiana, USA, 1930: una folla di bianchi inferociti irrompe nella prigione, trascina via gli afroamericani Thomas Shipp e Abram Smith, accusati senza prove di omicidio e stupro nei confronti di bianchi, e li impicca. Il fotografo Lawrence Beitler immortala la scena. Bronx, New York, USA, poco tempo dopo: l’insegnante ebreo-russo Abel Meeropol alla vista della foto resta così scosso da non dormire per giorni. Poi trova una soluzione: scrive una poesia, Strange fruit, che diventerà un simbolo della protesta razziale e verrà resa famosa qualche anno dopo dalla splendida voce di Billie Holiday.
Siamo subito messi davanti al cuore del problema: perché la violenza dei bianchi sui neri è una forma di giustizia, mentre al contrario è un irrisolvibile problema di patrimonio genetico? E soprattutto: perché fatichiamo a renderci conto di questa palesissima disparità?
Philadelphia, Pennsylvania, USA, 2002: il dj nero Chuck Nice dichiara in radio che “Italians are niggaz with short memories”, gli italiani sono dei negri dalla memoria corta. Si riferiva al difficile cammino di integrazione dei nostri emigrati nella società americana e alla rimozione di queste difficoltà, una volta ‘sbiancati’; la comunità italoamericana insorge, chiedendo le scuse dell’uomo, che lui si rifiuta di presentare.

Quasi sempre intonate a cappella, le parole dei blues americani e dei canti del folklore italiano contaminano la recitazione e si mischiano a essa diventando parte integrante dell’azione: trascinano, illudono, testimoniano, svelano, spiegano. Su un altro piano parallelo vengono a galla, in maniera quasi filologica, le pulsioni (emotive, politiche, sociali) che spingono alla creazione artistica. Il pubblico verrà guidato, senza forzature o pedanteria, in un intricato labirinto di realtà obliate, attraversando corridoi che solo dopo averli percorsi ci si ricorda di conoscere.

NEGRI SENZA MEMORIA

Giovedì 13 febbraio 2020, ore 21

Venerdì 14 febbraio 2020, ore 21

Sabato 15 febbraio 2020, ore 21

di e con Alessandro Berti

organizzazione Gaia Raffiotta

produzione Casavuota / progetto Bugie Bianche

con la collaborazione di Sciaranuova Festival

consigliabile la prenotazione
info@teatrocasalecchio.it