GENTE DI TEATRO – “IL RIGOLETTO” AL COMUNALE (di Angelica Sisera)

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Dal 19 al 30 marzo 2019, per 5 date, è andato in scena al Teatro Comunale di Bologna,
“Rigoletto”
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave da Le Roi S’amuse di Victor Hugo
Musica di Giuseppe Verdi
Il Rigoletto è una delle due produzioni che il Teatro Comunale di Bologna porterà in tournée in Giappone a giugno: l’opera di Verdi sarà in scena alla Civic Hall di Nagoya il 15 giugno, alla Biwako Hall di Otsu il 18 giugno, alla Bunkamura Orchard Hall di Tokyo il 21 e il 23 giugno.

Regia di Alessio Pizzech
Direttore d’orchestra Matteo Beltrami
Alberto Gazale (Rigoletto),
Stefan Pop (il Duca di Mantova),
Lara Lagni (Gilda) sostituita da Desirée Rancatore per la recita del 21 marzo.
Scene Davide Amadei,
Costumi di Carla Ricotti,
Luci di Claudio Schmid – riprese da Daniele Naldi
Coreografie di Isa Traversi.
Il Coro del TCBO è preparato da Alberto Malazzi.

XVI secolo. Nello splendore del Palazzo Ducale di Mantova si è aperto un cuore di tenebra, come ci racconta la scenografia, che mescola figure mostruose, corpi attorcigliati, occhi inquieti e feroci e il ribaltamento orrifico, non solo iconografico ma anche morale della “Sala dei Giganti”che si trova realmente a Palazzo Te, delizia estiva dei Gonzaga, alla periferia di Mantova.
Impossibile non pensare anche a “Il sonno della ragione genera mostri” di Goya.
In questa enclave infernale si muovono i “cortigiani vil razza dannata”, impersonati da protagonisti perfettamente nella parte, dandy decadenti e sbracati, viziosi dediti al pettegolezzo ed all’intrigo, grazie anche ai costumi modernamente anacronistici, nel loro iconico bianco e nero.
Al centro della scena un’alcova, trono rosso di sangue.
Sullo sfondo si muovono le cortigiane, splendide e ferali dark lady, streghe di nero vestite a metà fra Moulin Rouge ed un sabba di Macbethiana memoria.
Il padrone di casa, il Duca di Mantova è un misogino seduttore seriale e narcisista (“questa o quella per me pari sono…” , “il bel viso menzognero”) .
La tragedia inizia il suo conto alla rovescia quando i cortigiani, “vili e dannati”, fanno giungere al Duca la notizia che quel relitto umano, buffone di corte dal nome (già beffardo) di Rigoletto nasconde un’amante (Gilda, in realtà la sua adorata figlia).
Gilda viene rapita per essere consegnata al Duca, il quale però aveva già corteggiato la ragazza fingendosi uno studente squattrinato ( ah, la vita di bohème!) e l’aveva coinvolta in un colpo di fulmine fatto di sguardi.
A Rigoletto non resta che raccogliere la disperazione di Gilda che esce disonorata dalle braccia rapaci del Duca. “Vendetta, tremenda vendetta..” (Atto II)
Dopo la prima notte senza nozze la protagonista entra in scena come una bambola di porcellana, pallida, con un simbolico strascico rosso. Gilda, vittima sedotta e abbandonata canta il suo strazio pur chiedendo al padre perdono anche per il Duca. La voce, intensa, disperata e fragile interpreta perfettamente la drammaturgia.
Rigoletto tenta di consolarla ma ciò che brama non è che la vendetta totale, la distruzione del Duca.
Il sicario prezzolato che dovrà ucciderlo è Sparafucile che ha una locanda ed una sorella, nuovo trastullo erotico del Duca. Maddalena implora Sparafucile di risparmiare il Duca e uccidere Rigoletto ma il sicario ha un suo codice d’onore: non si uccide il committente.
Ecco allora il baratto, al posto del Duca si sacrificherà il primo che entra in taverna prima di mezzanotte.
Gilda, travestita da uomo e non riconoscibile, invece di andare a Verona al sicuro, come ordinato dal padre, avendo ascoltato Maddalena e Sparafucile, si offre come vittima sacrificale al posto del suo seduttore.
E sotto queste spoglie viene consegnata in un sacco a suo padre, perché lo getti nel Lago di Mezzo.
Rigoletto passa da una diabolica soddisfazione all’abisso della disperazione quando sente provenire dalla taverna la voce del Duca. Atterrito apre il sacco e Gilda, insanguinata, ha ancora un pò di fiato in corpo per chiedergli perdono.
Solo ora Rigoletto prende coscienza che l’odio, la deformità dell’animo, gli hanno impedito di proteggere veramente chi ama, concentrato solamente sulla vendetta.
Interessante la scelta di tralasciare la deformità tradizionale del corpo di Rigoletto trasformandola in quel suo braccio, esposto dalla camicia strappata, accartocciato, incapace di accarezzare, proteggere, difendere.
Dalla scena finale si allontana la taverna di Sparafucile, collocata simbolicamente su un barcone scuro come le acque di quel Lago simile ad un infernale Acheronte.
Geniale messinscena pop, drammatica e contemporanea, patetica ed eroica, voci straordinarie ed interpretazioni perfette. Regia, scenografia e direzione innovative e al tempo stesso tali da trasmettere un pathos universale, come sicuramente avverrà nella tournée in Giappone dal 15 al 23 giugno 2019.