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Una Virtus a tratti straripante perde di un solo punto (87-88) al termine di una vera e propria battaglia contro i Campioni d’Italia in carica della Reyer Venezia.

Sconfitta che naturalmente non fa piacere, visto che per quasi tutta la partita le V nere sono state davanti nel punteggio ed hanno controllato il ritmo dell’incontro, tenendo testa non solo a i campioni dello scorso anno, ma mostrando un bel gioco ed un gran affiatamento.

Purtroppo nel finale di gara, complici magari le rotazioni più corte in casa bolognese e degli errori (che si sono poi rivelati “fatali”) nel finale di gara, da parte delle due stelle bianconere, Pietro Aradori ed Alessandro Gentile.

Per quanto riguarda l’aspetto delle rotazioni e della lunghezza della panchina, anche se questa non vuol’essere certamente la scusante per la sconfitta, va ricordato che la Virtus continua a giocare con 9 giocatori, 5 dei quali parte del nucleo della scorsa stagione, mentre Venezia ha 11 giocatori con minuti in campo, buona parte dei quali sono gli stessi che l’hanno scorso hanno conquistato il titolo. Una differenza non di poco conto, che può per l’appunto influire anche sulla condizione dei giocatori nei finali di partita.

Naturalmente il roster di Venezia è stato costruito con la consapevolezza di essere campioni e di dover affrontare, in questa stagione, l’impegno di una coppa europea.

Ma si può tranquillamente dire, alla luce della prestazione di ieri sera, che tra la Virtus Segafredo Bologna e la Reyer non vi è certamente una gran differenza di valore, e può giocarsela benissimo.

Partita comunque godibilissima per la qualità delle due squadre, le scelte tecniche degli allenatori e la meravigliosa cornice di pubblico, che come sempre rende l’atmosfera interna del Paladozza caldissima ed elettrizzante, sostenendo i giocatori dall’inizio alla fine. Insomma un vero spettacolo per la pallacanestro, sia dentro che fuori dal campo.

La partita, nel suo insieme, non è stata propriamente lineare, ovvero ha offerto spunti e situazioni completamente diverse tra loro nell’arco di tutti i 40 minuti. Infatti, per quanto la Segafredo Bologna sia stata a tratti superiore nel gioco, prendendo anche un discreto vantaggio, la combinazione di fattori quali il tempo rimanente, la maggior riserva di energia di Venezia (data dalla panchina più lunga), accorgimenti tattici di coach De Raffaele e, si può dire, certe fischiate non proprio chiare della terna arbitrale, non hanno mai permesso alla Virtus di gestire pienamente l’incontro.

Era più una costante “costruzione del vantaggio” cercando sempre di arginare le sfuriate di risposta degli avversari, che oltretutto si attestano miglior squadra al tiro da tre di questo inizio di stagione.

Infatti, se vogliamo analizzare il gioco di Venezia, si può dire che sia certamente basato in buona parte sul cercare (e spesso realizzare) il tiro dalla lunga distanza, mettendo magari in secondo piano il gioco dentro l’area, cosa che invece la Virtus cerca maggiormente, vista la maggior fisicità delle sue ali e centri rispetto, nel complesso ai veneziani.

Anche se, nella squadra orogranata, uno dei giocatori che più di tutti ha fatto male alla difesa bianconera è stato sicuramente Hrvoje Peric, autore di una prestazione eccellente ed una delle maggiori “spine nel fianco” per la difesa della Virtus. Infatti la sua fisicità unita ad una notevole velocità di piedi (cosa rara per un 4 di quella statura) hanno messo decisamente in difficoltà Ndoja e Rosselli, che soprattutto all’inizio, hanno subito diversi canestri dal lungo croato

Altra nota dolente per la difesa virtussina è stata la poca grinta ed aggressività in difesa di Pietro Aradori, a tratti apparso in vera difficoltà a contenere gli esterni veneziani, molto veloci ed agili, e soprattutto pericolosi da ogni punto del campo.

Il più pericoloso, ed infatti colui che ha dato il “la” al momento positivo di Venezia nel terzo quarto, è stato sicuramente Dominique Johnson. La guardia americana ha avuto sprazzi di partita in cui è stato letteralmente “on fire”, diventando il principale terminale offensivo per i suoi. Da tre ha segnato con buone medie (4/7), in linea poi con tutta la squadra di venezia, che ha terminato la partita con un 11/28 dalla lunga distanza, il 39% (leggermente sotto la media stagionale del 42%).

La Virtus al contrario ha cercato più il gioco dentro l’area, con il solito atletismo e lavoro duro sotto le plance di Slaughter, le penetrazioni di Ale Gentile ed anche tre bellissimi canestri da attaccante puro di Pietro Aradori. ma forse quello che ha stupito maggiormente per l’impatto avuto sulla partita è stato indubbiamente Kenny Lawso.

Il centro originario di Oceanside, CA. è subentrato nel secondo quarto, e proprio nel momento in cui ha calcato il parquet, si è realizzato il maggior parziale ed il maggior distacco della Virtus Bologna sugli avversari: +17 a 3’/2’30” dalla fine del secondo periodo di gioco. Lawson non solo ha tenuto benissimo il centro dei lagunari, Mitchell Watt, ma ha giocato superbamente in attacco (servito anche da ottimi passaggi ed assist dei compagni), catturando anche tantissimi rimbalzi. Nella seconda metà della partita Kenny è stato meno incisivo, ma comunque ha portato a casa un tabellino di tutto rispetto (16 punti; 8/10 da 2; 7 rimbalzi; 21 di valutazione), a dimostrazione della bella prestazione portata in campo.

Per Venezia invece, il giocatore che, uscendo dalla panchina, ha portato il maggior contributo alla squadra è sicuramente Gediminas Orelik. L’ala lituana è stata praticamente perfetta al tiro, segnando senza problemi tiri anche difficili e rispondendo sempre presente ogni volta che chiamato in causa. Magari meno efficace in difesa, dove ha subito la maggior agilità di Gentile, ma in attacco non ha sbagliato quasi nulla, confermandosi miglior tiratore da 3 punti del campionato italiano fino ad ora. Le statistiche parlano chiaro: per lui ieri sera 17 punti, 2/2 da dentro l’area, 3/4 da 3, 4/4 ai liberi e 6 rimbalzi. Tiratore preziosissimo per la squadra di coach De Raffaele, che ha aiutato tantissimo la Reyer ad aprire maggiormente il campo.

Chi invece ha deluso un pochettino rispetto alle prestazioni precedenti è stata la coppia di esterni americani della Virtus: Michael Umeh ed Oliver Lafayette. I due giocatori di coach Ramagli hanno tirato decisamente sotto le loro medie, complice anche un po’ di sfortuna su alcuni tiri. Michael ha segnato solo una delle 4 triple tentate, mentre Oliver ha avuto un deludente 2/8 al tiro dal campo (e solo 2 assist per il play virtussino). Va detto che, nella serata dove hanno brillato maggiormente le due stelle italiane Aradori e Gentile, è anche comprensibile un minor apporto alla squadra di questi due giocatori, certo è che le medie al tiro potevano certamente essere più alte.

E proprio con i due cardini offensivi della Virtus, Aradori ed Ale Gentile, andrei concludendo l’analisi della partita.

Perché è proprio tra le mani di questi due grandi giocatori che sono passati i palloni più importanti della partita, e di conseguenza il destino della vittoria o della sconfitta per la Virtus.

Autori entrambi di un’ottima partita (Pietro 18 punti, 4/7 da 2, 3/6 da 3, 5 assist; Alessandro 19 punti, 11 rimbalzi 7 falli subiti e 3 assist), con Gentile nuovamente in doppia cifra ed Aradori a tratti immarcabile in attacco, sono stati anche “croce e delizia” del popolo virtussino: per quanto abbiano fatto bene in attacco ed in fase di costruzione del gioco, sono apparsi a volte in affanno nei cambi difensivi (più Aradori) o magari in ritardo su un taglio dell’uomo o su un aiuto (vedi Gentile che, nonostante con grandi gesti atletici avesse stoppate per ben due volte delle conclusioni di Johnson e di MarQuez Haynes, sono state due stoppate irregolari che non hanno potuto evitare i due punti subiti).

Infine, i due giocatori italiani, che avevano attaccato così ben per 38 minuti, hanno perso il loro smalto, dovuto forse alla stanchezza ed a una difesa “estremamente fisica” (per usare un eufemismo) portata su di loro da Burno Cerella e Michael Bramos, due degli specialisti difensivi della squadra campione d’Italia.

Hanno sbagliato entrambi scelte ed anche canestri relativamente facili, in un momento in cui Venezia aveva smesso di segnare. Aradori con un sottomano abbastanza facile che si è spento sul primo ferro, e Gentile con un sanguinoso 0/2 ai liberi nel momento di maggior tensione, hanno decisamente fatto sfumare le prospettive di poterla portare a casa.

Il porbblema di Ale Gentile, che purtroppo rimane comunque a lato del suo straripante talento, è quello di voler risolvere spesso la partita da solo, o meglio, personalmente penso che lui senta il dovere di incaricarsi di prendere le azioni decisive nelle partite importanti (essendo lui nato come giovanissima promesse ed aver avuto fin da subito pressioni di questo tipo in carriera). Ciò probabilmente spiega perché, dopo i due liberi falliti, sul successivo possesso offensivo, abbia deciso di buttarsi dentro l’area avversaria cercando un tiro in equilibrio precario, che altre volte gli è entrato, ma stavolta si è stampato sul primo ferro.

Niente da dire, perché senza loro due non avremmo perso di 1 ma di 20 probabilmente, c’è da dire che ancora bisogna lavorare sulla gestione dei vantaggi e dei finali in partite nelle quali ci si confronta con avversari di primissimo livello (per ora le due sconfitte sono arrivate con le due finaliste scudetto, una in trasferta ed una in casa per un soffio, quindi “calma e sangue freddo” come si suol dire…)

Coach Ramagli, per quanto mi riguarda, non ha fatto grossi errori nella gestione dei suoi e del ritmo partita, unica cosa che gli si può imputare, forse, è quella di aver lasciato su un pochettino troppo a lungo il quintetto composto per 4/5 dai giocatori dello scorso anno all’inizio dell’ultimo quarto, quando Venezia è tornata a contatto con noi.

Per il resto io sono un po’ triste per non aver fatto il colpaccio, ma allo stesso tempo estremamente soddisfatto di come si sta amalgamando questo gruppo e di come i giocatori mettano sempre tutto quando scendono in campo con la canotta delle Vnere.

Niente tragedie, è una partita persa di no contro i primi della classe, deve arrivare il 4 (che sicuramente sarà un elemento scelto appositamente per incastrarsi alla perfezione con l’attuale gruppo e che potrà farci fare un ulteriore passo in avanti), e le facce sono quelle giuste.

Domenica prossima la seconda sfida più difficile dell’intero girone d’andata (e molto probabilmente la più difficile dell’intero campionato): si va a giocare al Forum di Assago, in casa della “corazzata” Armani Milano.

Oltre ad essere la sfida più storica dell’intero panorama cestistico italiano, è una sfida tra due grandi squadre, con Milano che è la squadra più “attrezzata” e solida della Serie A.

Ma la Virtus non ha nulla da temere, perché ha dimostrato di poter “stare al tavolo” con le grandi di questo campionato, e non ha nulla da perdere.

Perciò sosteniamo sempre i ragazzi, che lo meritano.

Forza Virtus.

Tabellini:

VIRTUS SEGAFREDO BOLOGNA – UMANA REYER VENEZIA 87-88 (25-16, 47-39; 75-68)
VIRTUS: Gentile A. 19; Umeh 5; Pajola NE; Petrovic NE; Ndoja 6; Rosselli 3; Lafayette 7; Aradori 18; Gentile S. 6; Lawson 16; Slaughter 7. All. Ramagli
VENEZIA: Haynes 8; Peric 18; Johnson 19; Bramos 8; De Nicolao 2; Jenkins 9; Orelik 17; Bolpin NE; Ress 0; Biligha 0; Cerella 0; Watt 7. All. De Raffaele

Giovanni Fornaciari

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