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A volte potrebbero ritornare. 

Al di là dell'asta legata a Simone Verdi, destinata -così pare- ad esplodere in estate più che in questa sessione di mercato, il vero tormentone di questo inizio gennaio in casa Bologna è rappresentato dal possibile rientro sotto le Due Torri del figliol prodigo Blerim Dzemaili con volo di sola andata da Montreal. L'ipotesi aveva cominciato a prendere corpo nelle scorse settimane, ma come semplice soluzione temporanea per consentire al nazionale svizzero di tenersi in ritmo partita in vista dei Mondiali di Russia durante la pausa della MLS americana. Un “parcheggio” di 2-3 mesi che dalle parti di Casteldebole non aveva raccolto grandi consensi. A cambiare le carte in tavola sono state le vicende familiari del giocatore, fresco di separazione dalla moglie Erjona e pertanto determinato a riavvicinarsi al figlioletto Luan, trasferitosi in Europa con la madre. Questa necessità ha fatto scaturire il pressing garbato dello stesso Dzemaili sui dirigenti canadesi e in particolare su Joey Saputo, comune patron di Bologna e Impact: l'obiettivo è un trasferimento definitivo nella cara vecchia Serie A, con ovvia priorità ai colori rossoblù onorati fino al maggio scorso (33 presenze e 9 reti complessive tra campionato e Coppa Italia). I vertici del Bologna hanno preso tempo e sfrutteranno l'imminente sosta per parlarne anche con Donadoni, nel frattempo l'eventualità ha spaccato in due fazioni il tifo. Senza addentrarsi troppo in questioni economiche relative alla sostenibilità dell'operazione, giova ricordare che in Canada Dzemaili guadagna su per giù 2 milioni di € annui, cifra distante dai parametri rossoblù. Detto che il primo passo concreto verso le esigenze della società spetterebbe dunque al buon Blerim, in questa sede proveremo ad analizzare pro e contro in merito al possibile ritorno di Dzemaili al Bologna.

 

PRO

Caratteristiche tecniche e valore del giocatore

Iniezione di qualità, muscoli, esperienza e personalità: sul piano tecnico-tattico Blerim Dzemaili non si discute. Probabilmente è il centrocampista più completo visto al “Dall'Ara” negli ultimi dieci anni, capace di fare la differenza in entrambe le fasi di gioco e di garantire un fatturato extra in termini di goal e assist. Punto fermo della Nazionale elvetica in vista dei Mondiali, vanta un curriculum di tutto rispetto all'interno di una carriera fin qui spesa interamente nella medio-alta borghesia del calcio italiano ed europeo (Napoli e Galatasaray ne rappresentano i picchi più alti). Allo stato attuale, non fosse per l'occasione che si è venuta a creare, il Bologna un profilo del genere se lo sognerebbe. E una mediana composta da Poli, Pulgar e Dzemaili più il duo Donsah-Nagy come prime alternative alzerebbe di qualche spanna quotazioni e aspettative della truppa di Donadoni, quest'ultimo grande estimatore di Blerim.

 

Modalità del trasferimento

Formula magica: a titolo definitivo. Solo a queste condizioni il ritorno di Dzemaili assume i contorni di un affare per il Bologna: l'idea del prestito fino al termine del campionato (o addirittura fino a marzo-aprile) non scaldava nessuno e avrebbe rischiato di generare confusione nello spogliatoio e nell'ambiente, ma fortunatamente si è sciolta come neve al sole. A queste condizioni il discorso cambia, eccome. Badate bene: parliamo di un giocatore di 31 anni, integro fisicamente e pronto a garantire ancora almeno 2-3 stagioni ad alto livello, candidandosi così ad accompagnare in veste di senatore la crescita della squadra. Con tanti saluti alla leggenda del vecchietto a fine carriera che viene a rubare spazio ai giovani!

 

CONTRO

Aumento spropositato della concorrenza

Come quasi tutte le credenze popolari, la vulgata appena citata un piccolo fondo di verità lo contiene: legato però al valore, non all'età. Prendere un forte e blasonato mediano di 36 anni per “panchinare” Nagy e soprattutto Donsah avrebbe poco senso, su questo tutti d'accordo. Un centrocampista sì esperto ma ancora nel pieno delle forze è tutta un'altra storia. L'inconfutabile dato di fatto è che l'ingresso di Dzemaili toglierebbe aria e minuti a Nagy e a Donsah, due che tra ottobre e dicembre si sono guadagnati fiducia a suon di prestazioni (più il ghanese del magiaro, a dire il vero). Al tempo stesso l'addio quasi certo di Taider obbliga il Bologna ad un innesto a metà campo. Senza la chance Dzemaili, il D.S. Bigon andrebbe dritto su un mediano di complemento, da inserire per ora in coda alle gerarchie pensate ad inizio anno per una stagione da 10°-12° posto, non oltre. I sondaggi per Mazzitelli (Sassuolo) e Cavion (Cremonese) danno riscontro a tale linea guida. In sintesi estrema, Dzemaili renderebbe “da Europa League” il centrocampo di un Bologna che per l'Europa League non si sente ancora pronto, società in testa. Domanda conseguente: il gioco vale la candela?

 

Ruolo della società nell'operazione

Aspetto che rischia di essere trascurato causa scarso appeal mediatico, ma state pur certi che nel calcio la differenza di polso tra società nei momenti decisivi continua a contare. Cosa c'entra questo discorso con la questione-Dzemaili, vi starete chiedendo? Risposta non semplice, che esula dal discorso tecnico. Visto da un determinato punto di vista, il possibile ritorno di Dzemaili conferma la sensazione di un Bologna non ancora in grado (lo diventerà?) di imporre la forza della programmazione sulla casualità degli eventi nei momenti cruciali. Nel calcio -si sa- le occasioni spuntano spesso dal nulla, come funghi: la capacità di coglierle è un merito, ci mancherebbe! Altrettanto auspicabile è la collaborazione tra società sorelle quali sono Bologna e Montreal Impact, unite da una forte proprietà comune. Dietro tutto questo, però, occorre una linea d'azione indipendente dalle contingenze del momento, un codice di valori che garantisca autorevolezza all'operato: il rischio è altrimenti quello di subire passivamente decisioni prese da altri (giocatori, procuratori, dirigenti avversari) senza poterle determinare. Per certi versi Dzemaili è il contraltare in positivo di Diawara: da un capriccio due estati fa nacque una dolorosa cessione mentre oggi può svilupparsi un'opportunità in entrata, ma il minimo comune denominatore è la subordinazione della società alle volontà dei singoli. Con pesanti ripercussioni sui piani dello staff tecnico, adesso come allora, dal momento che non parliamo di comprimari. La tendenza non riguarda solo il Bologna e negli ultimi tempi si sta estendendo a macchia d'olio, ma emerge qualche eroica eccezione: pensiamo ad esempio alla resistenza dell'Atalanta (mica il Real Madrid) di fronte alle bizze di Spinazzola unite al pressing della Juventus per far sbarcare il giovane esterno a Torino con un anno di anticipo rispetto a quanto sancito dagli accordi. Questione di coerenza: e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

Francesco Piggioli

 

Dzemaili ritorno Dzemaili Montreal

nelle foto, Blerim Dzemaili in maglia rossoblù (a sinistra) e impegnato con il Montreal Impact (a destra)

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