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Continuità nella discontinuità. 

L'intramontabile adagio democristiano è un titolo ad hoc, cucito su misura per chi vuole commentare la staffetta tra grandi bandiere rossonere sulla panchina del Bologna. Esce di scena Roberto Donadoni, pilastro del leggendario Milan di Arrigo Sacchi a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, e a subentrargli è l'icona probabilmente più suggestiva dell'ultima fase dell'era Berlusconi: Filippo Inzaghi, per gli amici Pippo e per tutti gli altri la personificazione del goal. La fumata bianca partorita dal conclave di Casteldebole non lascia infatti spazio a dubbi di sorta. Salvo clamorosi ribaltoni, l'ex attaccante piacentino sarà il prossimo allenatore rossoblù. Pronto per lui un contratto biennale, i crismi dell'ufficialità arriveranno al termine dell'avventura del Venezia (l'attuale squadra di Inzaghi) nei playoff di Serie B al via domenica prossima. Del Pippo Inzaghi giocatore si sa tutto: simbolo dell'età aurea del calcio italiano tra fine anni Novanta e primi anni Duemila, goleador seriale, vincente per definizione, tra le altre cose annovera in bacheca tre scudetti, il Mondiale 2006 conquistato con la maglia della Nazionale e due Champions League. Miglior realizzatore italiano della storia del massimo torneo continentale con 50 reti all'attivo, una sua memorabile doppietta regalò l'ultima Coppa dalle grandi orecchie al Milan di Ancelotti nella finale di Atene 2007 contro il Liverpool. Un bomber con vocazione europea.

Difficile dire cosa si sia portato dietro Inzaghi in questo primo scorcio di carriera da allenatore. Di certo, non le stimmate del predestinato. Dopo gli ottimi risultati raccolti alla guida della Primavera rossonera, il debutto da tecnico dei grandi si rivelò un fiasco: decimo posto e Milan lontano anni luce dalla qualificazione alle coppe europee con conseguente licenziamento in tronco di Pippo al termine della stagione 2014/2015. L'agonizzante calvario di una società ormai vicina allo storico addio di Silvio Berlusconi rappresentò un alibi forte, semplicemente Inzaghi e la sua modesta truppa non riuscirono ad evitare l'inevitabile. Curiosità: da gennaio a giugno in quel Milan militò senza particolare fortuna anche l'attuale centravanti rossoblù, Mattia Destro, giunto in prestito dalla Roma. Inzaghi lo volle fortemente nel corso del mercato di riparazione, ma un vero e proprio feeling tra i due non sbocciò mai: il precedente potrebbe incidere sulla permanenza o meno dello stesso Destro a Bologna. Chi vivrà, vedrà. Scottato dal battesimo con la panchina, Pippo ha in seguito esibito due doti in continuità con i suoi tratti da calciatore: l'umiltà e il fiuto. Accettando di scendere in Serie C, si è rimesso in gioco a Venezia sposando l'intrigante causa di una vecchia conoscenza rossoblù come Joe Tacopina. Bilancio momentaneo del biennio vissuto in laguna: ritorno in Serie B e stagione ai vertici al netto del rango di neopromosso.

A prescindere dall'esito finale dei playoff, a Venezia Inzaghi ha già ottenuto un lodevole successo personale, ovvero la progressiva e ormai marcata separazione del percorso dell'allenatore dalla carriera del calciatore. La romantica e quasi paranoica ossessione per il goal che ha accompagnato Pippo nel corso della sua esperienza da attore sul rettangolo verde aveva infatti etichettato in maniera superficiale i primi passi nella nuova veste, iscrivendo d'ufficio il nostro eroe all'esercito degli offensivisti. Per quanto possa sembrare paradossale, il calcio sviluppato da Inzaghi nell'ex Serenissima procede in direzione opposta: equilibrio, densità e grande cura della fase difensiva rappresentano i marchi di fabbrica di una squadra che vanta una delle retroguardie meno perforate della categoria. Zero manie pure a livello tattico: se il modulo con la difesa a quattro proposto spesso da allenatore del Milan può apparire come l'eredità di una carriera da giocatore vissuta per intero nel solco di questo telaio, ecco che nel tempo il suo Venezia ha adottato la linea difensiva a tre come sistema di riferimento. La sperimentazione potrebbe dunque proseguire a Bologna.

Stiano tranquilli, i nostalgici. L'adrenalina, la fame, la voglia di emergere e la passione sono ancora lì, appiccicate addosso all'eterno ragazzo che si sgola a bordo campo. Incuranti del tempo che passa, della giacca e della cravatta che nascondono quel numero 9 tatuato sulla pelle. Per certi versi, insomma, è il solito vecchio Pippo Inzaghi.

 

Francesco Piggioli

 

Inzaghi

nella foto, Filippo Inzaghi, di fatto nuovo allenatore del Bologna: a giorni l'annuncio ufficiale

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