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Un racconto a metà, una ciambella senza buco, una storia da archiviare. 

L'ormai imminente sbarco a Bologna del centravanti paraguayano Federico Santander dal Copenhagen rappresenta soltanto un dettaglio, una piccola concausa nell'economia di una relazione che davvero non ha più ragione di esistere. Caro Bologna, caro Mattia Destro: finiamola qui, senza ulteriori strascichi. Tre anni non sono tanti, ma neppure pochi. Bastano e avanzano per farsi un'idea. Il credito più cospicuo mai concesso dal tifo rossoblù nei confronti di un singolo giocatore nella storia recente del club è davvero vicino all'esaurimento. L'errore più grande -per entrambe le parti in causa- sarebbe non prenderne atto.

L'addio di Roberto Donadoni ha regalato una piccola illusione a quella ormai sparuta porzione di popolo che continua ad identificare il n°10 come una sorta di martire moderno, vittima impotente di un destino beffardo e di circostanze avverse. Un'altra illusione, l'ennesima di un triennio costruito sui se e sui ma. Il rapporto sempre piuttosto burrascoso tra il tecnico bergamasco e Destro nell'ultima fase di convivenza aveva effettivamente toccato picchi negativi difficili da cancellare, ma guai a ridurre il succo della vicenda ad una semplice incompatibilità tra allenatore e giocatore. La verità è che a scaricare Destro è stata in primo luogo la stessa tifoseria che in un torrido pomeriggio di tre estati fa lo aveva accolto come un re sui binari della stazione. Un esodo costante e silente, privo di rotture clamorose: sta di fatto che oggi scettro, corona e consenso rappresentano un vago ricordo. A questo ragazzo giunto dalla Capitale con le stimmate del predestinato Bologna si è donata in tutto il suo splendore: calore, affetto, fiducia oltre ogni limite razionale. Più volte ha chiuso un occhio di fronte ai suoi privilegi monarchici (un esempio su tutti: il famigerato staff medico ad personam della prima fase), quasi sempre ha assistito bonariamente alle svariate, presunte rinascite tecniche benché condite da esultanze non proprio ortodosse. Le pacifiche e soporifere camminate del Bologna verso la salvezza hanno dato una bella mano a Destro in tal senso, se è vero che -per dire- ad un quasi innominabile predecessore come Rolando Bianchi bastò mettere un dito davanti alla bocca sotto al settore ospiti in quel di Bergamo per finire senza appello sulla lista nera del “Dall'Ara”. L'amara retrocessione fece il resto.

Il nuovo corso di Pippo Inzaghi non merita di ereditare un simile carrozzone di auspici e promesse, la stessa società confida di trovare una soluzione allettante per sé, per il giocatore e per i forzieri di Casteldebole. L'ennesima chance di rivalsa si ritroverebbe in partenza minata dalla diffidenza generale, a Destro servirebbe una specie di miracolo sportivo per riguadagnare quella centralità che prezzo del cartellino e stipendio quasi gli impongono a queste latitudini. Di opportunità ne ha avute a bizzeffe, il bilancio ricavato nel corso delle sue 87 presenze rossoblù è netto e consente di tracciare un identikit sufficientemente fedele, in linea con le precedenti esperienze. Destro resta un giocatore intrigante sul piano tecnico ma terribilmente “leggero”: si esalta quando il campo è in discesa e sparisce se le cose si mettono male. I suoi goal procedono di pari passo: bottino ragguardevole al cospetto di derelitti e disgraziati, zero assoluto o quasi contro l'élite della Serie A. Non inganni la doppia cifra centrata al termine della scorsa stagione: di 11 goal complessivi, ben cinque arrivarono nelle tre scampagnate casalinghe di fine anno contro Chievo, Udinese e Pescara. Amichevoli o poco più. Le copertine e le pagine di epica dovrebbero essere l'habitat naturale dei leader designati: se si escludono invece la doppietta casalinga al Napoli e la rete da cineteca di Udine (tutta roba del primo anno), in questo caso a beneficio dei posteri rimane ben poco.

In sintesi: non è andata secondo i piani. E il Bologna famelico, dinamico e scorbutico che alberga nei progetti di Inzaghi non suggerisce altri mesi di accanimento terapeutico. Ognuno per la sua strada, caro Mattia. Senza rancore. Per il bene di tutti.

 

Francesco Piggioli

 

Destro sconsolato

nella foto, Mattia Destro, indiziato a cambiare aria dopo tre stagioni in rossoblù

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