Get Adobe Flash player

L'estate sta finendo, anche per i più utopisti tra i calciofili è tempo di tornare alla realtà. 

E la realtà del Bologna e dei suoi tifosi è attualmente più dura del tozzo di pane nascosto in un angolo della dispensa da oltre una settimana. Duecentosettanta minuti più recupero di campionato che lasciano un'eredità davvero misera: un solo punto, nemmeno l'ombra di una rete e diffusi sintomi di impotenza e mediocrità tecnica. A bocce ferme, emergono dunque le prime diagnosi. Innanzitutto, tra baldanzosi proclami sotto gli illusori raggi del sol dell'avvenire a Filippo Inzaghi è stata affidata una truppa muscolare e coriacea ma terribilmente priva di estro e qualità, specie da metà campo in su. La sensazione è che questo Bologna sia più solido di quello di Donadoni, tendenze e numeri delle prime tre giornate confermano l'idea: la Spal è riuscita a bucare Skorupski soltanto grazie ad un eurogoal estemporaneo, il Frosinone è rimasto a digiuno, l'Inter ha impiegato oltre un'ora di gioco per fare centro. Previsione conseguente: dietro si dovrebbe soffrire meno che in passato e -udite udite- questa squadra per caratteristiche sembra in grado di creare qualche grattacapo in più alle grandi del campionato.

Come anticipato sopra, il rovescio della medaglia è rappresentato dalla pericolosa carenza di talento e fantasia. In fase offensiva la manovra è risultata prevedibile e monotona, basata quasi esclusivamente sui lanci lunghi destinati all'ariete Santander, a sua volta chiamato ad un complicato gioco di sponda per gli inserimenti nello spazio dei compagni. Una strategia che ha dato frutti scarsi: pochissimi i tiri verso la porta avversaria e una manciata le azioni degne di nota contro Spal, Frosinone ed Inter. Per quanto non clamorosi, i margini di miglioramento ci sono e la gara contro i nerazzurri di Spalletti ha lasciato intravedere qualche timido spiraglio luminoso: al netto del pesante passivo finale ed escludendo gli ultimi 20' disastrosi, la partita di gran lunga più difficile del trittico iniziale ha regalato la prestazione più convincente. Il lavoro quotidiano di Inzaghi e del suo staff aiuterà in tal senso, ma difficilmente riuscirà ad andare oltre i limiti strutturali di una rosa piatta e povera di soluzioni alternative. Qui entrano in ballo le responsabilità della società in sede di costruzione e assemblaggio della squadra. Manco a dirlo, l'indagato numero uno è il D.S. Riccardo Bigon. Il capo d'imputazione principale va ricondotto alla mancanza di una via d'uscita, di un piano di riserva tecnico-tattico: nelle corde di questo Bologna sembra esserci soltanto il 3-5-2, con la possibilità di adottare piccoli accorgimenti (vedi 3-4-1-2 con l'innesto del trequartista) mortificata però dalla totale assenza di elementi in grado di fare la differenza nei ruoli non contemplati dal modulo preferito da Superpippo. In soldoni: il roster è sovraffollato di mezzali e attaccanti, mentre mancano i fantasisti e latitano gli esterni d'attacco. Dando per scontato che dietro questa scelta ci sia l'ok di Inzaghi, non si capisce perché la società non si sia cautelata in tal senso, andando ad esempio a riempire una delle quattro caselle offensive con un giocatore diverso da quelli già presenti in organico e risolvendo al tempo stesso e una volta per tutte quel gigantesco equivoco che risponde al nome di Mattia Destro. Vi pare possibile (e soprattutto sostenibile) che una compagine destinata a lottare per la salvezza si ritrovi a versare quasi 2 milioni di € di stipendio annuo ad un elemento confinato ai margini della rosa perché sostanzialmente incompatibile con le idee tattiche dell'allenatore? Succede solo a Bologna, o quasi.

Chi corre i rischi maggiori nell'immediato è comunque Pippo Inzaghi, sempre più prigioniero dei risultati che non arrivano. Altro che cardine di un fantomatico progetto: a decidere il destino dell'allenatore saranno i punti raccolti entro un lasso di tempo ragionevole e il cammino delle dirette concorrenti. Come è sempre stato (e sempre sarà) nel mondo del calcio, piaccia o meno. Guardando al recente passato rossoblù, gli ultimi due esoneri di inizio stagione hanno condannato Pierpaolo Bisoli e Delio Rossi, in rigoroso ordine cronologico. Ecco, ad Inzaghi sarà sicuramente concesso qualcosa in più rispetto alle cinque giornate che furono fatali a Bisoli nel 2011, ma non è affatto detto che si arrivi ai dieci turni di Rossi nel 2015. Dando un'occhiata alle pieghe del calendario, è possibile che la prima riga venga tirata al termine della settima giornata, ovvero in seguito allo scontro diretto interno con l'Udinese, ultimo atto di un mese infernale completato da Genoa, Roma e Juventus. Al limite, la prova di appello sarà fissata in concomitanza con la trasferta di Cagliari della settimana successiva, cui seguirà la prossima sosta per le Nazionali.

Quattro o cinque partite a cui chiedere risposte tangibili. Sarà un settembre decisivo, in un senso o nell'altro.

 

Francesco Piggioli

 

Inzaghi perplesso

nella foto, Filippo Inzaghi abbandona il campo a testa china: una costante di queste prime tre giornate vissute sulla panchina rossoblù

Share

Cerchi un articolo?
Inserisci una parola chiave.
Risultato a fondo pagina.

 

QUIBOLOGNA.TV

CONTATORE

 VISITE TOTALI: 8.843.878 dal 1.1.18   record contatti 5 giugno 2016: 81.433 media 2016: 53.008