CALCIO – Bologna, centravanti sì o no? Il dilemma di Sinisa

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nella foto, Federico Santander si congratula con Rodrigo Palacio sotto gli occhi di Riccardo Orsolini

Puntero tradizionale o falso nove.

Nella solita e ormai storica crociata tra strenui difensori dell’ancien régime e modernisti discepoli di Pep Guardiola si inserisce anche il Bologna. Sì, Sinisa Mihajlovic e i suoi uomini sono davvero combattuti sul da farsi. Forse, per la prima volta dallo scorso gennaio. Non è un mistero che la svolta dei rossoblù nella seconda parte dello scorso campionato abbia coinciso -tra le altre cose- con la scelta di puntare su un attacco leggero, privo di totem e di autentici punti di riferimento per le difese avversarie. Orsolini e Sansone larghi, Soriano a rimorchio e soprattutto Palacio vertice alto di un quadrilatero magmatico e difficile da codificare secondo i canonici moduli tanto cari agli addetti ai lavori. Alla luce delle allora precarie condizioni atletiche di Mattia Destro e del lungo infortunio che tolse dai giochi Federico Santander per gran parte del girone di ritorno, non si sa (e probabilmente non si saprà mai) se la decisione dello staff tecnico fosse originata dalle contingenze del momento oppure se la nuova gestione volesse effettivamente cambiare a prescindere i connotati di una linea offensiva che il predecessore Inzaghi aveva costruito attorno alle robuste spalle del Ropero. Sta di fatto che da febbraio a maggio, senza poter contare su un vero centravanti di ruolo, il Bologna toccò vette nemmeno immaginabili nel girone di andata, con tanto di decimo posto finale a coronamento di una sensazionale cavalcata dalle paludi della zona retrocessione.

Le prime battute della stagione 2019/2020 stanno raccontando una storia diversa. Fin dagli albori del ritiro il Bologna ha dato l’impressione di voler voltare nuovamente pagina. In altre parole, si respirava l’intenzione di “congelare” la soluzione-Palacio come unica punta, che in un lasso di tempo limitato aveva assicurato ottimi frutti ma che veniva probabilmente giudicata poco futuribile. Al centro del progetto originale di Sinisa c’era infatti il recupero di Destro, considerato più funzionale di Santander alle idee tattiche del nuovo corso. A fronte di un’offerta di altissimo livello il Ropero avrebbe potuto persino salutare dopo un solo campionato, ma i sondaggi di Jiangsu Suning e Fenerbahçe non sono mai sfociati in trattative vere e proprie. Ed ecco che alla fine della fiera Mihajlovic ha apprezzato la sua conferma, pur non potendogli garantire lo stesso minutaggio e la stessa centralità dell’era Inzaghi. Destro grande scommessa, con Palacio e Santander in scia alla voce “usato sicuro” in caso di flop. E il nuovo anno è cominciato proprio sotto queste linee guida: Mattia titolare in due uscite su quattro, mentre nelle prime trasferte di campionato Sinisa ha preferito puntare sull’imprevedibilità di Palacio dal 1′. La mutazione genetica dell’attacco rossoblù comincia dunque da una semplice alternanza che ha fin qui visto Santander nei panni di terzo incomodo: pur essendo sempre subentrato in corso d’opera nelle prime tre gare di Serie A, il paraguaiano è ancora a caccia dell’esordio da titolare. Il calendario fitto di fine settembre sembra pronto a dargli una mano, il trittico Roma-Genoa-Udinese in una settimana imporrà un minimo di turnover e Santander figura tra i candidati a prendersi la scena. Se non già domenica nella sfida del Dall’Ara contro i giallorossi, la volta buona potrebbe essere mercoledì prossimo a Marassi.

Salgono comunque le quotazioni di un Bologna stabilmente più pesante in avanti fin dalla partita con la Roma, nella quale uno tra Destro e Santander dovrebbe partire dall’inizio. A supportare la svolta già pensata in estate sono i fatti: in questo inizio di Serie A il Bologna con il falso nove non ha funzionato. Male al debutto a Verona, malissimo nel primo tempo dell’ultimo turno a Brescia. E allora la giravolta è dietro l’angolo, non solo per una questione di ideologia o di rotazioni. Mihajlovic ci pensa e studia le alchimie giuste per non essere costretto a sacrificare Palacio, che dei rossoblù continua ad essere leader tecnico e morale. Al Rigamonti el Trenza ha fatto sfracelli soprattutto in veste di rifinitore dopo l’ingresso di Santander nella ripresa, ma da punta ad inizio partita si era visto poco. Il contemporaneo utilizzo di Palacio e di un centravanti puro significherebbe tuttavia panchina automatica per uno tra Sansone e Soriano, entrambi fedelissimi di Sinisa. Si profila pertanto un bel rompicapo per lo staff tecnico. Ma l’ombra del centravanti riaffiora con prepotenza dal laboratorio di Casteldebole.