CALCIO – Bologna e la pazza idea Ibrahimovic: Saputo avrà il suo Baggio?

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nella foto, Zlatan Ibrahimovic, classe 1981 e una carriera finora spesa per intero nell'élite del calcio mondiale: Malmo, Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Psg, Manchester United sono le squadre in cui ha militato prima del trasferimento in MLS ai Los Angeles Galaxy

Un sogno o poco più, per ora.

Il peccato originale risiede in quelle inaspettate dichiarazioni rilasciate in esclusiva alla Gazzetta dello Sport di sabato scorso. Zlatan Ibrahimovic lascia intendere un imminente addio ai Los Angeles Galaxy (contratto in scadenza tra un paio di mesi) e tira in ballo due possibili pretendenti italiane: Inter e Napoli. Più l’outsider che non ti aspetti: il Bologna di Sinisa Mihajlovic, amico fraterno dai tempi nerazzurri. Allora Ibra era la punta di diamante dell’Inter di Mancini, nella quale Miha muoveva i primi passi in panchina come vice-allenatore dopo aver appeso le scarpette al chiodo. “A Bologna andrei solo per Sinisa”, la frase che ha infiammato la settimana all’ombra delle Due Torri.

Il punto è questo: Ibrahimovic vede avvicinarsi il rettilineo del traguardo e muore dalla voglia di giocarselo nel palcoscenico che gli ha regalato (e a cui ha regalato) gli anni migliori della carriera. La Serie A, manco a dirlo. A 38 anni appena compiuti, il fenomeno svedese vuole dimostrare di poter ancora dire la sua. Guai a parlargli di comparsate scenografiche e poco competitive: Zlatan si sente in grado di fare la differenza sul serio. Ai massimi livelli, a suon di goal. E ad un signore capace di realizzare oltre 500 reti ufficiali in carriera che hanno portato in dote qualcosa come 11 scudetti ai club nei quali ha militato (più uno revocato dalla giustizia sportiva, con la Juve) vale la pena credere. Per tanti motivi, la destinazione ad oggi più accreditata e probabile sembra essere Napoli: Ibra riabbraccerebbe Carlo Ancelotti, con cui legò tantissimo al Paris Saint-Germain; lotterebbe per obiettivi altissimi, come campionato e Champions; col suo incredibile spessore tecnico e caratteriale andrebbe a colmare la lacuna più evidente nell’organico azzurro, dal momento che per ragioni diverse né Milik né Llorente sembrano possedere il physique du role necessario per ricoprire il ruolo di centravanti titolare di una realtà ambiziosa quale è il Napoli. Dal canto suo, non potendo reggere il confronto sul piano della competitività e del budget, il Bologna ha a disposizione una sola carta. Che a ben vedere è una sorta di asso nella manica, in grado di ribaltare il tavolo. Si chiama Mihajlovic, ovviamente. Il fortissimo rapporto instauratosi negli anni tra i due potrebbe addirittura convincere Ibrahimovic alla prima, vera scelta di vita di una carriera fin qui spesa per intero tra ingaggi al rialzo e ambizioni sfrenate. Come quella di quasi tutti i grandi professionisti, beninteso. Sinisa ha iniziato a pressare, a sondare, a stimolare l’ego smisurato del fuoriclasse scandinavo seguendo una linea ben precisa. L’unica disponibile per provare a centrare un più che clamoroso bingo, peraltro. “Vieni ad aiutarmi, fai sei mesi da re con una squadra al tuo servizio e poi valuti”, il succo della strategia sinisiana.

In questa fase, la telenovela del momento confina giocoforza il Bologna alla finestra. La questione è tutta tra Zlatan e Sinisa, al club rossoblù mancano proprio i presupposti per entrare da protagonista nella contesa. Per capire: con ogni probabilità Ibra si libererà gratis dai Galaxy, ma vanta un ingaggio annuo superiore ai 7 milioni di dollari. E ha 38 anni. Numeri a dir poco incompatibili con i parametri di Casteldebole, tanto sul piano finanziario quanto su quello progettuale. Dopo anni di gestione oculata dei conti e di “razionalismo tecnico” portato fino all’estremo, Joey Saputo deve vedersela con una diabolica tentazione che bussa con insistenza alla sua porta. Avrà un cedimento, il chairman? Da più di vent’anni un’occasione del genere non si avvicina al pianeta rossoblù. Lasciate perdere i Di Vaio, i Signori e i Gilardino: solo Roberto Baggio regge (a testa altissima) il confronto con Zlatan Ibrahimovic. Correva l’anno 1997 quando la passione sfrenata e la garanzia di eterna gloria ebbero la meglio su Giuseppe Gazzoni Frascara, che portò a Bologna l’alieno col codino. Pur approcciando la materia con principi diversi se non addirittura opposti, Joey prova affetto e ammirazione per l’illustre predecessore al soglio di Casteldebole (che del suo Bologna è pur sempre presidente onorario). Ecco: cavalcando l’idea Ibra, il magnate canadese lancerebbe un simbolico guanto di sfida al regno dorato di Gazzoni. Attraverso una scorciatoia che solo Sinisa Mihajlovic può trasformare in sentiero percorribile. La storia aspetta -impaziente come sempre- davanti all’uscio di Casteldebole.