CALCIO – Bologna, un sogno a centrocampo: Daniele De Rossi

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Il sogno di una notte di inizio estate.

Sette anni dopo Alberto Gilardino, il Bologna cova sotto sotto il desiderio di mettere le mani su un altro campione del mondo. L’ultimo reduce in attività ad altissimi livelli, in attesa di capire quale sarà il futuro di Gigi Buffon. Proprio lui, Daniele De Rossi, fresco di dolorosissima separazione -con conseguente codazzo di polemiche- dai colori della sua vita: il giallo e il rosso della Roma. L’ex capitano romanista sembrava intenzionato a spendere gli ultimi scampoli di carriera lontano dall’Italia, in una realtà esotica ma al tempo stesso allettante sul piano agonistico (si era parlato del Boca Juniors, vecchio pallino di DDR). E invece no. Stando agli spifferi di queste ore, De Rossi avrebbe deciso di valutare le offerte sul tavolo dando priorità assoluta alla Serie A. Sulla griglia Milan e Fiorentina sembrano in prima fila, con il Bologna pronto a recitare un ruolo da outsider.

La pista appare decisamente impervia da percorrere, inoltre le controindicazioni non mancano. Eppure Walter Sabatini un tentativo vuole farlo, sfruttando il grande rapporto che si è venuto a creare negli anni vissuti insieme all’ombra del Cupolone. A tal proposito, basti pensare al caloroso abbraccio tra i due nel pre-partita dell’ultimo Sampdoria-Roma, deciso proprio dal guizzo sotto porta di Daniele. Una testimonianza tangibile dell’enorme stima reciproca, capace di resistere senza graffi anche ai passaggi più turbolenti della comune esperienza capitolina (vedi ad esempio la gestione Zeman, mal digerita da De Rossi). Se davvero dovessero presentarsi i margini per l’affondo, Sabatini punterà quasi tutte le fiches sull’aspetto umano (relazionale e motivazionale), sapendo di non poter partecipare ad aste salariali: attualmente De Rossi viaggia sui 3 milioni di € di ingaggio annuo, una cifra totalmente fuori dai parametri del Bologna. Servirebbe la classica scelta di vita, o di cuore se preferite. Con la benedizione solenne di Sinisa Mihajlovic, che per De Rossi ha una vera e propria venerazione calcistica. Sul lato sportivo e tecnico, appare persino inutile sottolineare i benefici che una simile operazione porterebbe in dote al Bologna anche nel caso in cui De Rossi riuscisse ad esprimere il 60-70% del suo potenziale. Carisma e personalità da vendere, oltre a caratteristiche perfette per affiancare Pulgar nel 4-2-3-1 e in una piacevole rievocazione della diga Perez-Mudingayi: uno dei segreti dell’ultimo Bologna capace di andare oltre il decimo posto (correva l’anno 2012). Più che probabile anche un’incidenza su marketing e abbonamenti: al netto delle quasi 36 primavere sulle spalle, il nome di Daniele De Rossi continua a “tirare” parecchio tra i tifosi. Di fatto l’ex Capitan Futuro dei tempi giallorossi diventerebbe il giocatore immagine del nuovo Bologna, bisognoso di un restyling propagandistico dopo l’ormai sfumata epopea di Destro. Del resto, il calcio vive anche di questo: immagini, volti, simboli. E a DDR il ruolo di icona calza a pennello.

Per quanto riguarda i contro, oltre al già citato stipendio troviamo sicuramente l’età (De Rossi è un classe ’83) e un profilo non esattamente in linea con la filosofia che club e tifoseria si attendono dal corso Sabatini. Daniele è peraltro reduce da una stagione assai complicata per via dei noti problemi al ginocchio destro (menisco più cartilagine) e francamente pare difficile ipotizzare che da qui in avanti possa garantire 40 partite a campionato. D’altro canto però le statistiche smentiscono tutte le malelingue sul conto della tenuta fisica del ragazzo di Ostia: De Rossi non è infatti mai sceso al di sotto delle 20 presenze stagionali negli ultimi quindici anni, ovvero da quando la sua carriera spiccò il volo sotto la sapiente guida di Fabio Capello. Insomma, i pro stravincono.

E per un membro sicuro del podio tra i mediani italiani più forti degli ultimi 20 anni nonché capocannoniere della Nazionale (da centrocampista!) tra i giocatori in attività con 21 reti ufficiali in 117 gettoni non occorre davvero sprecare altro inchiostro virtuale. Agli sparuti detrattori, evidentemente, la storia rossoblù di Rodrigo Palacio non ha insegnato niente. A meno di richieste folli a livello economico e in presenza di garanzie di affidabilità fisica e mentale, i campioni si accolgono sempre a braccia aperte. Soprattutto se ti chiami Bologna e nel breve periodo hai un unico vero obiettivo: distinguerti dalla massa grigia dei vicini di banco. Palla a De Rossi e soprattutto a Sabatini.