CALCIO- Destro o Santander? Bologna riscopre la concorrenza

0
142

Grandi epopee, regimi autoritari e rarissimi vuoti di potere.

La storia recente dell’attacco del Bologna in Serie A concede davvero poco alla sorpresa e all’alternanza. Dal patriarca Di Vaio al primo Destro, passando per la luminosa parentesi di Gilardino e per l’infausto interregno di Bianchi. Un uomo solo al comando, sempre e comunque: nel bene e nel male. Ora, la musica sta cambiando. A modificare lo spartito è stato Sinisa Mihajlovic a metà della scorsa stagione, in un campionato che fino alla fine del girone d’andata pareva impostato sulla falsariga dell’ultimo decennio: scettro in mano al neoarrivato Federico Santander, intoccabile e indispensabile nei piani di mister Inzaghi. Per il calcio tutto catenaccio e contropiede di Superpippo, il panzer paraguaiano rappresentava un tassello cruciale, perfetto per caratteristiche fisiche e tecniche. Con l’avvento di Sinisa in panchina, la tirannide del Ropero ha progressivamente perso smalto: un po’ a causa del serio problema alla spalla sinistra che ha compromesso un bel pezzo di girone di ritorno dell’ex Copenhagen, un po’ per via dei gusti tecnico-tattici del nuovo allenatore. Fin dalla conferenza di presentazione, infatti, Mihajlovic ha esplicitato la ferrea volontà di rilanciare Mattia Destro. “E’ incredibile che uno con le sue qualità non giochi, per la mia idea di calcio sarebbe il titolare: dipende solo da lui”, le testuali parole.

A sporcare i primi mesi di convivenza sostanzialmente alla pari è stata la condizione atletica: con Santander a lungo fermo in infermeria e Destro lontano anni luce da una forma decente, Sinisa ha scelto di puntare ad occhi chiusi sull’attacco leggero e su Palacio falso nove. Su questa intuizione il Bologna ha innestato la favolosa cavalcata da febbraio a maggio, tanto che il paventato ballottaggio permanente tra i due centravanti puri è finito per qualche tempo in soffitta. Intendiamoci, Destro e Santander sono riusciti ugualmente a rendersi utili per il bene comune: Mattia ha piazzato qualche pesante bandierina lungo la tortuosa strada della salvezza (tra i 4 goal complessivi, memorabile l’inzuccata del definitivo 2-1 contro il Sassuolo a tempo scaduto, con spogliarello e infortunio post esultanza incorporati); al contrario, el Ropero si è preoccupato di aprire e chiudere quella meravigliosa pagina di sport durata quattro mesi con la rete all’Inter nel giorno dell’esordio-bis di Sinisa e con la doppietta al Napoli all’ultima giornata. Gloria part-time per entrambi, ecco.

Adesso sta tuttavia per scoccare l’ora della verità. Tutto lascia pensare che il Bologna versione 2019/2020 partirà con una prima punta di ruolo nel cuore dell’attacco e il designato non può che uscire dalla tanto agognata sfida: Destro o Santander. Una corsa a due senza mezze misure. Mercato permettendo. Già, perché mentre Destro gode della benedizione dello staff tecnico (che su richiesta di Mihajlovic gli ha addirittura assegnato una sorta di preparatore personale, al secolo Vincenzo Cantatore), ecco che da qui al 2 settembre qualcosa potrebbe ancora muoversi attorno all’Armadio rossoblù, il quale non più tardi di qualche giorno fa ha respinto con fermezza le sirene cinesi del Jiangsu Suning attraverso un’intervista alla trasmissione paraguaiana Cardinal Deportivo. Il punto è questo: Santander piace a Mihajlovic e ai suoi uomini, ma non rappresenta una priorità assoluta. Lo dimostra il fatto che ad inizio sessione estiva il Bologna abbia sondato il terreno con una certa insistenza sia per Roberto Inglese (Parma) sia per Christian Kouamé (Genoa): nel caso in cui Sabatini fosse riuscito a mettere le mani su uno dei due, con ogni probabilità Santander sarebbe stato messo ufficialmente in vendita. Sfumate le opzioni sopraccitate, il Bologna è entrato nell’ordine di idee di andare avanti con il parco attaccanti dello scorso anno: evidentemente, si ritiene che i servigi di Destro e Santander possano bastare per accompagnare la crescita graduale di una squadra che si prepara a nuotare attorno alla boa del decimo posto. Senza dimenticare l’intramontabile jolly Rodrigo Palacio, più indirizzato tra esterni e trequarti in queste prime prove ma pronto all’uso anche in veste di unico riferimento offensivo in caso di necessità.

Bologna è dunque pronta a riscoprire il bello della staffetta, anche perché i due contendenti interpretano lo stesso ruolo in modo diverso e sono pertanto in grado di assicurare a Mihajlovic più soluzioni, soprattutto a seconda della partita (e dunque del tipo di partita) che di volta in volta dovranno affrontare i rossoblù. Destro è partito sparato a Castelrotto: la continuità di allenamento e il lavoro extra svolto sotto lo sguardo attento di Cantatore gli hanno consentito di sfoggiare una condizione e una tenuta che mancavano ormai da parecchi anni; la palma di capocannoniere del ritiro altoatesino con tre reti in due test amichevoli -per quanto quasi insignificante sul piano agonistico- rappresenta un ulteriore mattoncino per la ricostruzione della fiducia perduta. Reduce dalla Coppa America, Santander si aggregherà al gruppo soltanto nelle prossime ore ed è costretto a rincorrere per recuperare terreno: conoscendo la sua tempra e le sue doti da guerriero, impiegherà poco tempo a mettersi in pari e a creare difficoltà nelle scelte allo staff tecnico.

Una sana concorrenza -in fondo- potrebbe giovare sia a Destro sia a Santander. E soprattutto al Bologna.