CALCIO – Sinisa Mihajlovic, la vera garanzia del rilancio del Bologna

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Un’immagine e una firma.

Cinque mesi scarsi dividono la prima dalla seconda. E senza queste due componenti con ogni probabilità oggi Sinisa Mihajlovic non sarebbe l’allenatore del Bologna. L’immagine è Joey Saputo che scende dalla torre d’avorio e va a confronto con i tifosi inferociti in assetto da contestazione dopo lo 0-4 inflitto dal Frosinone al Dall’Ara a fine gennaio. Il Bologna ha un piede e qualcosa di più in Serie B, l’umiliazione appena patita spalanca un baratro sotto i piedi dei rossoblù: ed ecco il colpo di scena. I toni sono risoluti ma non minacciano mai di uscire dall’alveo della civiltà. Il vero tema è però legato al contesto: la strada, le sirene delle volanti che illuminano quell’infausto tramonto bolognese, l’assenza di un filtro. E’ il battesimo europeo di Saputo, è il chairman che si fa patron e viene ad abitare in mezzo a noi. Meglio tardi che mai, la chiosa obbligata. Se a Montreal, Boston o New York vedessero una scena del genere, penserebbero subito ad una Terza guerra mondiale imminente; ad est di Lisbona si archivia invece il tutto alla voce “ordinaria amministrazione calcistica”, quando le cose non girano. Così è, anche se non vi pare.

La firma è il sigillo definitivo sulla permanenza sotto le due Torri di Sinisa Mihajlovic, l’artefice della resurrezione rossoblù nel girone di ritorno. Tre anni di contratto a circa 2 milioni di € netti a stagione certificano l’apprezzabile sforzo economico di Joey Saputo, deciso a ripartire dall’unico barlume di luce generato dalla sua gestione sportiva nell’ultimo biennio. Chiaro, il clamoroso decimo posto finale con tanto di record di punti dell’era canadese (44) ha consentito al tecnico serbo di presentarsi alla trattativa con il coltello saldamente impugnato dalla parte del manico, ma conoscendo Sinisa il nocciolo della questione non era rappresentato dai soldi. E così Saputo ha sostituito il fumoso e propagandistico Fire and desire dell’anno scorso (più vari ed eventuali delle stagioni precedenti) con un poker di antipasti: Orsolini, Soriano, Sansone e l’innesto ormai ufficiale dell’iconico supervisore Walter Sabatini nel quadro dirigenziale. Basi concrete e solide prospettive per far sì che il recente exploit non resti un caso isolato, figlio delle contingenze. La mossa ha stuzzicato le ambizioni di Mihajlovic, che il calcio lo vede e lo vive ancora alla vecchia maniera. Dopo aver solleticato la piazza con pulsioni e appetiti ignoti da svariati lustri, Sinisa è consapevole di aver generato aspettative notevoli e ha voluto tastare il polso alla società: in assenza di reali indizi di crescita a breve termine avrebbe salutato. Dove per “reali indizi di crescita” si intende il decimo posto come nuova area di riferimento, con un occhio puntato al piano superiore e alle caselle che valgono l’Europa. Il nuovo Bologna riparte da qui e la garanzia è proprio Sinisa Mihajlovic. Non più uno slogan.

E’ a dir poco curioso che il piano di rilancio di un fiero magnate d’Oltreoceano si innesti su un anti-americano viscerale come il buon Sinisa. Un’avversione originata dalle bombe a stelle e strisce che dilaniarono la sua terra alla fine degli anni Novanta e acuita da una cultura sportiva esattamente agli antipodi rispetto a quella in cui ha sguazzato Saputo fino all’altro giorno. Fino a quel “mai più” scandito a più riprese nella conferenza stampa di fine anno e riferito ai mesi bui di inizio campionato, quando il patron canadese per la prima volta da quando si è insediato al timone ha davvero temuto di retrocedere. Sembra sincero, il buon Joey. E meravigliosamente europeo. Per non dire italiano. Garantisce Sinisa Mihajlovic, ancora una volta.