CALCIO – Un armadio in bilico: Bologna-Santander, riflessioni in corso

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nella foto, Federico Santander, attaccante paraguaiano classe '91 e capocannoniere del Bologna nell'ultimo campionato a pari merito con Orsolini (8 reti per entrambi)

Mercati paralleli.

E’ lo scenario di queste ultime due settimane di trattative in casa Bologna. Anche i portici sanno che Bigon e Sabatini trattano alla luce del sole l’acquisto di un centrocampista (forse due) in grado di rimpiazzare la pesante lacuna lasciata dalla cessione di Pulgar. Casting apertissimo, con il nome della new entry Matias Kranevitter (argentino classe ’93 di proprietà dello Zenit S.Pietroburgo) schizzato in pole a scapito dei vari Cuéllar, Dominguez, Hendrix e Prcic. Al tempo stesso, però, a fari spenti e sottotraccia gli uomini mercato rossoblù lavorano per tenere aperto uno spiraglio anche in attacco, al netto di smentite per la verità mai troppo convinte. In che senso? Oltre alla partenza dell’esubero Falcinelli, seguito da mezza Serie B con il Frosinone in testa, il Bologna non scarta a priori l’idea di un addio eccellente. E il candidato a salutare è uno solo: Federico Santander, per tutti el Ropero. Con possibili ripercussioni anche sulle entrate in mediana.

Intendiamoci, Sinisa Mihajlovic non ha mai caldeggiato la cessione del panzer paraguaiano e accetterebbe di buon grado la conferma in blocco della prima linea dello scorso anno, essendo convinto che l’ennesima riedizione della “cooperativa del goal” di ulivieriana memoria (con conseguente rinuncia ad un bomber da 15-20 reti) possa garantire e supportare il salto di qualità del Bologna. Più semplicemente, il mister non annovera Santander tra gli intoccabili: lo considera un’opzione utile in quanto portatore sano di doti ignote al resto del parco attaccanti (fisicità, capacità di far salire la squadra, abilità nel gioco aereo), ma non si strapperebbe i capelli in caso di congedo. Del resto, da allenatore Mihajlovic ha già ampiamente dimostrato di non andare pazzo per i centravanti vecchio stampo: valga come esempio il rapporto conflittuale con Maxi Lopez -non troppo diverso dal Ropero a livello tattico- ai tempi della Samp e del Torino. Ed ecco che per Santander si annuncia in teoria una stagione da seconda scelta o quantomeno da precario, con possibilità limitate di far parte dell’undici titolare in pianta stabile. Situazione completamente capovolta rispetto alla prima parte dello scorso campionato, quando Inzaghi lo considerava imprescindibile per il suo gioco. Sinisa ha altri gusti. E -almeno a parole- tra le fondamenta di questa sua seconda esperienza bolognese ha posto il recupero di Mattia Destro, senza badare ai recenti numeri impietosi dell’ex sovrano assoluto di Casteldebole (10 goal in due anni!). Senza quel fastidioso infortunio alla spalla sinistra rimediato contro il Cagliari a metà girone di ritorno, Santander avrebbe quasi sicuramente impiegato un solo campionato per agguantare lo stesso bottino, in linea con quello che dovrebbe essere il fatturato minimo di un discreto attaccante. Un ribaltone gerarchico tutto passionale: di certo non meritocratico. Le statistiche non mentono mai.

L’estate che ci stiamo lasciando alle spalle ha certificato la scelta pro Mattia già nell’aria dall’ultimo scorcio della scorsa stagione. Il confronto vacanziero tra Mihajlovic e Destro in Sardegna e la conseguente decisione di affiancare al centravanti ascolano una sorta di preparatore atletico personale (l’ex pugile Vincenzo Cantatore) nel ritiro di Castelrotto hanno documentato una volontà precisa: priorità a Destro. Per il capocannoniere dell’ultimo Bologna con 8 reti alla pari di Orsolini, briciole o poco più. Anzi, di fronte al pressing di squadre estere nei confronti di Santander (prima lo Jiangsu Suning poi il Fenerbahçe) i vertici rossoblù non hanno fatto muro, ufficializzando di fatto l’instabilità della posizione del Ropero. La prima uscita ufficiale della nuova stagione, in Coppa Italia a Pisa, non si è allontanata dal solco tracciato: maglia da titolare a Destro al centro dell’attacco e panchina per Santander, subentrato poi a 20′ dalla fine. Il rientro tardivo dell’ex Copenhagen causa vacanze post Coppa America è una carta che Mihajlovic può calare sul tavolo come spiegazione valida, ma nel corso delle amichevoli pre-campionato contro avversari di rango Santander si è comunque fatto preferire a Destro a livello di apporto alla causa (e non solo per il 2-1 alla voce “goal realizzati”). La meritocrazia -insomma- sorride al paraguaiano. Come sempre.

L’unica ragione pienamente comprensibile che potrebbe spingere Santander lontano da Bologna è il suo status di extracomunitario: e qui emergono gli intrecci con l’innesto a centrocampo, essenziale per i rossoblù. Per tesserare a titolo definitivo Cuéllar o Dominguez -unica soluzione contemplata dagli attuali club di appartenenza, ovvero Flamengo e Velez- il Bologna dovrebbe liberare una casella riservata agli extracomunitari. Ed ecco che il sacrificio di Santander sarebbe dietro l’angolo. In tutti gli altri casi sopraccitati, l’addio al Ropero non sarebbe invece necessario sul piano “burocratico”. Al di là di questo ipotetico incastro mercantile, la rinuncia a Santander sarebbe difficile da argomentare con raziocinio, anche se l’ipotesi concreta di una conferma di Palacio in veste di falso nove unita alla disponibilità di un talento offensivo come Skov Olsen in grado -sulla carta- di agire anche da prima punta potrebbero evitare al Bologna l’acquisto di un eventuale sostituto. Queste sono le ipotesi sul tavolo a Casteldebole. A meno che non sia lo stesso Santander a chiedere la cessione negli ultimi scampoli di mercato, specie se gli imminenti impegni di campionato dovessero sancire in modo inequivocabile la sua retrocessione nella griglia delle preferenze dello staff tecnico. Tra Verona e Spal si capirà molto, se non tutto.