TRA LE DITA – A Trame per Paesaggi di Poesia 2020 Fabio Orecchini presenta Figura (Oèdipus)

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Venerdì 24 gennaio alle 18,00 alla libreria Trame in via Goito 3/C a Bologna per Paesaggi di Poesia 2020 Fabio Orecchini presenta Figura (Oèdipus). Vito M. Bonito e Lorenzo Mari ne parlano con l’autore.

Si intitola Figura l’ultima raccolta di Fabio Orecchini, pubblicata da Oèdipus nel 2019.
Per il poeta e artista verbo-visivo romano, vincitore del Premio Pagliarani 2018 con l’installazione intermediale TerraeMotus (2016-2019), questo è il terzo libro, dopo Dismissione (2010) e Per Os (2017).
In Figura, la scrittura poetica di Orecchini muove i passi dal mito greco di Alcesti – come si evince dal sottotitolo, Alcesti/Studio –, così come viene messo in scena nell’omonima tragedia di Euripide.
Punto di partenza è Alcesti che si sacrifica per sottrarre a Thanatos il marito Admeto, re della Tessaglia, ed è poi riscattata dagli inferi come premio degli dei per la sua azione coraggiosa. Da qui Figura, esibisce e insieme trasforma tutti i grandi temi del mito greco in questione.
In particolare, a emergere con forza nella “tanatomorfosi” vissuta dalla “Alcestina” di Orecchini – ma che potrebbe allo stesso tempo essere una definizione adatta per la scrittura poetica in generale – è la sua afasia, dato con il quale entra dialetticamente in gioco la scrittura del poeta.
Dopo Chaucer, von Hofmannstahl, Savinio, Yourcenar e le opere musicali di Händel e Gluck, anche quella di Orecchini è dunque una rivisitazione del mito che ne trascende i confini storico-culturali per riproporsi, con tutto il suo carico di sottrazione e assenza, nel nostro presente.

Fabio Orecchini è poeta, antropologo, artista verbo–visivo. Tre i volumi di poesia pubblicati: Dismissione (libro + cd, Luca Sossella ed., post-fazione di Gabriele Frasca / prima ed. Polimata, Ex-tratione, 2010), opera testuale e verbo-sonora realizzata in collaborazione con il progetto musicale Pane; Per Os (Sigismundus ed., nota di Tommaso Ottonieri, 2017) e Figura (Oèdipus, collana Croma K, 2019).
Nel triennio 2016-2019 si dedica all’installazione TerraeMotus (Premio Elio Pagliarani 2018) in bilico tra performance di scrittura continua, body-art e paesaggi verbo-sonori.
Collabora con la rivista Argo, per la quale ha curato il volume Calpestare l’oblio (Cattedrale / Argo, 2010) e la prima edizione italiana di After Lorca di Jack Spicer (Gwynplaine / Argo, tr. Andrea Franzoni, 2018, Premio “Benno-Geiger” per la traduzione poetica), e dirige la collana “Talee” per la casa editrice Argolibri; ha inoltre curato il volume L’altra voce (Giometti & Antonello, tr. Andrea Franzoni, 2019), epistolario della poetessa argentina Alejandra Pizarnik.

Vito M. Bonito ha pubblicato in poesia: fabula rasa (Oèdipus, 2018) Soffiati via (Il Ponte del Sale, 2015 – Premio Pagliarani 2015), Fioritura del sangue (Perrone, 2010), La vita inferiore (Donzelli, 2004), Campo degli orfani (Book, 2000), A distanza di neve (Book, 1997). È presente in Parola Plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli (Sossella, 2005).
In ambito critico, ha pubblicato Pascoli (Liguori, 2007); Il canto della crisalide. Poesia e orfanità (Clueb, 1999); Le parole e le ore. Gli orologi barocchi: antologia poetica del Seicento (Sellerio, 1996); Il gelo e lo sguardo. La poesia di Cosimo Ortesta e Valerio Magrelli (Clueb, 1996); L’occhio del tempo. L’orologio barocco tra letteratura, scienza ed emblematica (Clueb, 1995). Negli ultimi anni ha scritto saggi su Samuel Beckett, Antonin Artaud, Eugenio De Signoribus, sulla Socìetas Raffaello Sanzio, il cinema di Artur Aristakisjan, Werner Herzog e Harmony Korine, Gaspar Noè. È redattore di “Versodove”.

Lorenzo Mari è insegnante nelle scuole secondarie della provincia di Bologna. Ha recentemente tradotto i Sonetti teologici di Agustín García Calvo (L’Arcolaio, 2019) e ha curato l’edizione di Zurita. Quattro poemi di Raúl Zurita nella traduzione di Alberto Masala (Valigie Rosse, 2019). Tra i libri di poesia, il più recente è Querencia (Oèdipus, 2019).