12/OTT/2022Stefano ZaneriniSpettacolo, Gente di teatro
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A Teatri di Vita Pompeo di Andrea Pazienza rinasce con lo spettacolo di Sosta Palmizi

Un romanzo, un diario, un fumetto, un poema visivo, insomma l'opera più folgorante, il testamento artistico di Andrea Pazienza: "Pompeo" arriva a teatro con la potenza di una narrazione incalzante e definitiva. A scommettere sulla forza teatrale di un racconto di corpo, danza e parole, è un formidabile terzetto, composto da Riccardo Goretti, Massimo Bonechi e Giorgio Rossi che di Pazienza fu amico e con cui ha collaborato artisticamente. Sono loro gli autori e interpreti di "Gli ultimi giorni di Pompeo di Andrea Pazienza", che va in scena da venerdì 14 a domenica 16 ottobre a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 333.4666333; teatridivita.it), venerdì ore 21, sabato ore 20, domenica ore 17.

Lo spettacolo, realizzato con l'amichevole consulenza di Marina Comandini in Pazienza, e che vede la partecipazione speciale di Lucia Poli e David Riondino, è prodotto da Sosta Palmizi, ed è programmato all'interno della stagione "Get up! Stand up!", realizzata con il contributo del Comune di Bologna, della Regione Emilia Romagna, del Ministero della Cultura.

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La discesa nel vortice dell'eroina, in un poema visivo in cui Andrea Pazienza riversa la sua autobiografia, trasfigurandola in racconto universale del disagio esistenziale. Gli ultimi giorni di Pompeo, creato negli anni 80, ha attraversato i decenni diventando uno dei libri più significativi del disegnatore ucciso proprio dalla droga a soli 32 anni, un capolavoro della graphic novel italiana che non smette di emozionare ed esaltare.

Ma che succederebbe se si togliessero le immagini e rimanessero solo le parole? È la domanda che si è posto Riccardo Goretti di fronte a questo "libro scomodo, feroce, commovente, sincero fino alla brutalità", scoprendo l'incredibile potenza del testo, e cercandone una sua attuazione nel teatro, insieme a compagni d'eccezione, come l'attore Massimo Bonechi e come il danzatore Giorgio Rossi che di Pazienza fu amico e con cui lavorò artisticamente. Ricorda Rossi: "Con Pazienza ci siamo conosciuti nel 1984 a Montepulciano, io stavo provando il mio primo spettacolo, lui si era appena trasferito da Bologna con la moglie. Frequentavamo lo stesso ristorante ed è nata un'amicizia fortissima per me. Mi disegnava mentre danzavo e ha realizzato per me la scenografia dello spettacolo Dai Colli per l'Inteatro festival di Polverigi, un fondale di sette metri per dodici. Abbiamo continuato a frequentarci, e siamo rimasti legati, l'ultima volta che l'ho visto è stato un mese e mezzo prima della sua morte".

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Note di regia di Riccardo Goretti

Qualche anno fa, a un laboratorio di drammaturgia, mi venne l'idea di portare, come testo da analizzare, proprio questo "Pompeo". Chiaramente, utilizzare solo il testo di una storia a fumetti, senza le tavole annesse, è un'operazione che nel 99% dei casi si rivela di interesse piccolo, o nullo. Ma, lo scoprii insieme ai ragazzi quel giorno, anche se lo sospettavo molto, NON in QUESTO caso. La storia (autobiografica? Fino a che punto? Se ne discute spesso. Ma ci interessa davvero?) degli ultimi giorni di un eroinomane convinto di togliersi la vita, se narrata senza l'ausilio degli stupendi disegni di Pazienza, non perde un grammo della sua epicità, della sua profondità, del suo dramma - nel senso più etimologico che si possa immaginare. Certo, diventa una cosa leggermente differente, e va saputa trattare coi guanti. Da qui l'idea di questa messa in scena, tanto ponderata, tanti anni dopo la prima volta che ho sfogliato quelle pagine. Il desiderio di una cura particolare mi aveva sempre fatto rimandare questo momento.

Ma i miei collaboratori di questo giro sono delle sicurezze: Massimo Bonechi, regista e attore con cui ho già affrontato svariate avventure progettuali, è intanto un grande appassionato di fumetti. Ma più che altro è un artista della cura. Meticoloso, attento, sensibile in ogni gesto. Giorgio Rossi è un danzatore e coreografo che non ha nessun bisogno ch'io lo presenti da queste poche righe. Ma a questo si deve aggiungere - e forse non tutti lo sanno - che era un grande amico di Andrea. E per questo anche lui è una garanzia di attenzione a ciò che andremo a fare. Infine, se ce ne fosse ancora bisogno, ci confronteremo costantemente con Marina Comandini, moglie di Andrea Pazienza e da trent'anni scrupolosa curatrice della sua legacy, artista a sua volta, straordinaria disegnatrice. Dunque voglio e vogliamo credere che dopo trentacinque anni questa opera straziante e meravigliosa vada a cadere, nella sua restituzione scenica, nelle migliori mani possibili, ora che ci siamo permessi di passare dal pensiero all'azione. Per me è un privilegio già solo scrivere questa breve presentazione, e ciò mi rende convinto che uno spettacolo su "Pompeo" - rispettoso del testo fino alla sillaba, trasudante amore per l'opera originale in ogni faro acceso e gesto scenico - sia in questo momento la cosa giusta da fare.

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