21/MAG/2024Francesco PiggioliFeatured, Sport, L'Angolo del Piggio
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Bologna, torta senza ciliegina: la Juve rimonta da 3-0 a 3-3!

Tutto e il contrario di tutto, in fin dei conti è festa a metà.

Tavola apparecchiata per una notte da raccontare ai nipotini al Dall'Ara. Pienone, fuochi d'artificio, partenza a razzo del Bologna che trita la Juve con un primo tempo più avvio di ripresa da manuale del calcio: 3-0 senza storia, tabù bianconero in procinto di crollare, sorpasso praticamente blindato e terzo posto dietro l'angolo. Calafiori in versione iradiddio sforna una doppietta da scolpire in archivio sotto gli occhi dei corteggiatori bianconeri, in mezzo segna anche Castro: valzer di prime volte, come a Napoli. Sì, la classica ciliegina da mettere sulla torta di una stagione già straordinaria e consegnata alla storia. Poi, all'improvviso, il blackout. Fermare il cronometro al minuto 76, quando inizia un'altra partita nella partita. Clic: una leggerezza in disimpegno di Lucumì genera la maxi rimonta della Juve, durissima a morire per questione di dna. Dall'abisso alla rinascita nel giro di otto minuti che coincidono col suicidio sportivo del Bologna. Chiesa cambia l'inerzia, i neoentrati Milik e Yildiz fanno esplodere di gioia mister Montero a bordo campo. Per poco non ci scappa addirittura il ribaltone, ma Aebischer mura lo stesso Chiesa evitando che la macchia diventi davvero incancellabile. La Vecchia Signora esce incredibilmente indenne da una notte con premesse terribili e lo fa grazie ad un pirotecnico 3-3, ovvero quanto di più lontano possa esistere dal pragmatismo allegriano. Il passato è metaforicamente spazzato via in 90', mentre il Bologna si lascia alle spalle la beffa per tuffarsi nel party finale. L'inno della Champions League che risuona nel catino del Dall'Ara, del resto, è balsamo in grado di sanare ogni ferita.

E' la notte di Thiago Motta, senza dubbio. Colpa del destino, al solito inarrivabile regista: da un lato c'è il possibile futuro bianconero che alimenta voci e sospiri crescenti, dall'altro uno scintillante presente rossoblù da onorare fino in fondo. Aspettando l'incontro decisivo tra il mister e Joey Saputo in programma nelle prossime ore, l'ultimo atto al Dall'Ara semina per forza punti interrogativi e puntini di sospensione. Domina comunque l'aria di festa, in attesa della sfilata di mercoledì in centro col pullman scoperto: non c'è maltempo che tenga. Migliorare ulteriormente una stagione così magica e indimenticabile sembra impossibile per il Bologna, che rimette piede in casa per la prima volta con la Champions League in tasca. A pensarci bene, però, un modo ci sarebbe: battere la Juventus tra le mura amiche dopo 26 anni e lasciarsela così alle spalle in classifica senza possibilità di replica, con l'aggiunta di una mezza ipoteca sul terzo posto. Dietro il manifesto ufficiale del congedo alla truppa resiste in penombra questo sogno. Nemmeno troppo inconfessabile, per i bolognesi: a tal proposito, Dall'Ara esaurito in meno di 48 ore di prevendita online. Intento che più chiaro non si può: cercasi ultima ciliegina. La Juve uscita vincente ma scombussolata nell'animo dalla finale di Coppa Italia per le note intemperanze che hanno portato all'esonero di Allegri pare avversario di tutto rispetto ma lontano dalle sue versioni migliori. Guida affidata al traghettatore nonché ex bandiera bianconera Paolo Montero per questo epilogo di campionato, in attesa di quel successore che radiomercato indica nell'inquilino dell'altra panchina. In soldoni, lo spazio per l'ennesimo colpaccio c'è. A patto di vedere un Bologna che rasenti la perfezione, come spesso è accaduto contro le big. Thiago, forse per l'ultima volta al Dall'Ara da allenatore rossoblù, non può contare sull'infortunato Zirkzee e sceglie per la prima volta Castro come riferimento offensivo. La solita bagarre sulle ali si risolve a favore di Odgaard e Ndoye, mattatori a Napoli nel pomeriggio che ha consegnato la Champions. Conferma anche per Urbanski, trequartista puro con doppio compito: legare il gioco e infastidire Locatelli. Dietro, fari puntati su Calafiori, al centro dei desideri di Giuntoli per la Signora che verrà. Montero non smarca la sua prima Juve dalle linee guida di Allegri e prosegue sulla strada del 3-5-2, con Vlahovic affiancato a Chiesa e Miretti titolare a centrocampo al posto di McKennie; l'ex Cambiaso presidia la fascia destra. Data cerchiata in rosso per Fagioli, di nuovo disponibile dopo la lunga squalifica per il caso scommesse: la sua redenzione riparte dalla panchina. Pronti via, è un Bologna che abbaglia. La Juve finisce fin da subito nel tritacarne, quasi senza accorgersene. Szczesny è chiamato al miracolo immediato su Freuler, ma capitola sul corner conseguente: sviluppo caotico, Castro rimette in mezzo e Calafiori risolve la mischia sparando sotto la traversa. Vecchia Signora in bambola, rossoblù con la faccia dei giorni migliori. E il bis è lì che arriva. Cross perfetto di Ndoye, Urbanski e Castro sgusciano tra Bremer e Danilo in versione belle statuine, palla in fondo al sacco: il primo tocco di testa è del polacco, ma l'inzuccata vincente porta la firma del puntero argentino che si sblocca così in Serie A. Il Dall'Ara s'infiamma sotto al diluvio, la Juve semplicemente non c'è e il Bologna imperversa senza pietà. Dall'uragano sbuca ancora Castro, Szczesny fa gli straordinari ma non può opporsi al tap in di Odgaard. Solo il fuorigioco del danese evita il terzo goal in un quarto d'ora scarso. Montero non sa a che santo votarsi, tira aria di batosta e la curva bianconera invita i giocatori a tirare fuori gli attributi. Dopo la sfuriata, scocca il momento del controllo. Bologna in amministrazione serena, anche perché Vlahovic e Chiesa vagano come corpi estranei. Trama trionfale e ormai scontata, o almeno così sembra.

Diciamo la verità. Quando Calafiori a inizio secondo tempo divora Vlahovic per l'ennesima volta per poi dirigersi ad ampie falcate verso la gloria eterna con la doppietta personale tramite “cucchiaio” da numero dieci, neanche lo juventino più ottimista può immaginare che questa gara abbia ancora qualcosa da raccontare. Montero ha sfruttato l'intervallo per cambiare Cambiaso e Miretti, entrambi ammoniti e piallati dal rullo rossoblù: dentro Weah e Alcaraz per una mossa dalle sembianze conservative. Meglio evitare di rimanere in inferiorità, in una serata del genere: è questo il ragionamento che si scorge dietro la mossa. Ma sta per iniziare la girandola delle sostituzioni, un dettaglio che cambia radicalmente volto al match. Motta sceglie di rinunciare al peso offensivo di cui dispone in un batter d'occhio: azzardo che presenta un conto salatissimo. Richiamando prima Castro e poi Odgaard per Saelemaekers e Orsolini, l'attacco si alleggerisce fino a sgonfiarsi. Volendo levare riferimenti alla già stordita retroguardia bianconera, il Bologna li toglie innanzitutto a se stesso. L'effetto è disastroso, un patatrac in piena regola. Chiesa approfitta di un insolito errore di Lucumì per infilzare Skorupski, confermandosi cecchino spietato contro i rossoblù: settimo centro in carriera. Numeri identici per Arek Milik, che ci tiene a non essere da meno. In campo per uno spettrale Vlahovic, l'ariete di riserva sfrutta la prima occasione per colpire. Punizione dal limite, il solito sinistro educatissimo beneficia di una sfortunata deviazione di Fabbian. Tre a due, inerzia capovolta. Il Bologna non ritrova il filo, Yildiz approfitta di uno scarabocchio da matita blu di Beukema e indovina l'angolo giusto. Harakiri rossoblù, reazione d'orgoglio di Madame che rientra in partita dalla finestra. Nulla che possa rovinare la festa, nulla che riesca a scalfire il cammino galattico del Bologna. Un pizzico di amaro in bocca però resta, mentre i sogni proibiti di sorpasso e terzo posto evaporano come per incanto. Non c'è proprio verso di spezzare la maledizione del 1998, anno dell'ultima caduta della Juve sotto le due Torri. L'imbattibilità resiste. Thiago ci proverà fino all'ultimo, nella tana del suo caro vecchio Genoa: ma il peccato rimane e minaccia di pesare. Pazienza. Le note dell'inno della Champions, liberate sul Dall'Ara dopo il triplice fischio di Ayroldi, restituiscono abbracci e sorrisi. Occasionissima buttata alle ortiche, ma Bologna non può essere terra di musi lunghi. Ci mancherebbe.

 

 

Di seguito, le pagelle della gara.

 

BOLOGNA (4-2-3-1)

Skorupski 6; Posch 6.5, Lucumì 5.5, Calafiori 9 (75' Beukema 4.5), Kristiansen 5.5; Freuler 7 (75' El Azzouzi 5), Aebischer 6.5; Odgaard 7 (70' Orsolini 5.5), Urbanski 7.5 (70' Fabbian 5.5), Ndoye 7; Castro 8 (63' Saelemaekers 5.5).  all.: Thiago Motta 6.5

 

JUVENTUS (3-5-2)

Szczesny 6.5; Gatti 5 (57' Yildiz 7.5), Bremer 5, Danilo 4.5; Cambiaso 4 (46' Weah 6), Miretti 4.5 (46' Alcaraz 6.5), Locatelli 5, Rabiot 5.5 (71' Fagioli 6.5), Iling-Junior 5.5; Chiesa 6.5, Vlahovic 4 (64' Milik 7).  all.: Montero 6.5

 

BOLOGNA-JUVENTUS 3-3 (2' Calafiori, 11' Castro; 53' Calafiori, 76' Chiesa, 83' Milik, 84' Yildiz)

 

Francesco Piggioli

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