15/GEN/2023Stefano ZaneriniSport
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"Chiedi chi era John Fultz"

Chiedi chi era John Fultz potrebbe tranquillamente essere il titolo di una canzone. Perché non è esagerato dire che John Fultz è stato a Bologna come i Beatles a Liverpool. Almeno negli anni in cui giocava. Tanto da meritarsi un'esclamazione popolare. Quando uno qui da noi faceva una "magata", ecco che... "Ma chi sei? John Fultz?" scattava l'esclamazione.

Raccontare il campione, raccontarne le leggende, il cicaleccio del gossip, è facile. Perché Bologna può essere grande ma anche piccolina così e molto provinciale. Qui hanno detto di un calciatore di serie A malato terminale di Aids, pochi giorni prima che lui smentisse tutto - dotato di straordinaio sel control - davanti ai giornalisti.

Figuratevi se il bersaglio era un'icona della pallacanestro nella capitale del canestro! John ha vissuto molte vite, più di quelle che possiamo immaginare, è stato imbattibile e vulnerabilissimo, dio e uomo, uno che non sbagliava mai e che sbagliava tutto.

Ma io voglio raccontarlo agee, quando è venuto a presentare la sua autobiografia.

Voglio raccontare di una persona dotata di un'umanità non comune, di una grande sensibilità, di tanta semplicità. Una persona che ha imparato dai suoi sbagli e lo ha saputo ammettere nei fatti.

Ricordo nel suo libro quando racconta del bar di un amico campione, ad Amsterdam, che stava per tornare in Usa. John gli chiese: come fai col bar? Lo chiudo, fu la risposta. Ma ci sono tanti dipendenti, obiettò Kociss.

E di fronte al menefreghismo dell'amico, Fultz decise di comperarlo, quel bar. Dopo convocò i dipendenti per informarli. Aggiunse: ah, se per caso avete problemi di bollette da pagare, se non state dentro le spese, tranquilli, prendete pure i soldi dalla cassa.

Inutile dire che non si arricchì...

Un'altra storia dell'Uomo Fultz. Racconta nel libro di aver incontrato e raccolto un autostoppista americano, hippie, che era in Italia. Di fronte agli indugi e ai dubbi di quest'ultimo, contrario alla guerra in Vietnam, John gli disse: resta quanto vuoi. Certo non poteva immaginare che l'ospite rimase "occasionalmente" a casa sua per sei mesi!

Ecco, questo era John Fultz, campione dei canestri più bravo che fortunato, padre e nonno ben voluto dai figli, uomo straordinariamente sincero e autentico. Così io lo ricorderò, così lo custodirò nel cuore per sempre. Ringraziandolo per la grande lezione di cuore data fuori dal parquet che lo rese leggendario.

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