7/DIC/2022Stefano ZaneriniAttualità, Bologna Connect
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Ismail Azouzi, studente di farmacia fuggito dalla guerra in Ucraina, rifugiato a Bologna non può studiare né lavorare

Ismail Azouzi, 23 anni, studente di Farmacia in Ucraina con permesso di soggiorno regolare, allo scoppiare della guerra viveva già una vita completamente diversa da quella che faceva in Marocco. Era riuscito a coronare i suoi sogni, in un paese che gli aveva dato molte opportunità.

In poco più di un anno, Ismail, che parla cinque lingue, si era già costruito un futuro promettente: oltre a studiare, lavorava come cameriere e faceva il taxista, avendo conseguito la patente internazionale. Era anche riuscito a comprarsi un'auto propria. I suoi genitori, per consentirgli una vita migliore, hanno sottoscritto un mutuo di ventimila euro, senza avere la possibilità di pagarlo se non tramite il lavoro del figlio. Ismail, regolarmente, ogni mese, oltre a restituire la rata, mandava denaro alla famiglia per aiutare anche i due fratelli più piccoli.

Questo ragazzo, allo scoppiare della guerra, ha dovuto abbandonare tutto, come tanti altri ragazzi. I suoi coetanei, scappati insieme a lui in Francia, Germania e Spagna, sono stati inseriti nelle varie Università, sono stati accolti come si deve dai vari paesi. Anche in Italia, ma non a Bologna. L'assurdità maggiore infatti è che altre città italiane, nonostante il vuoto normativo, hanno accettato studenti "esteri" come lui dandogli un codice fiscale e la possibilità di studiare o lavorare. Ismail è ben nove mesi che è a Bologna, la nostra città. Ma qui non può lavorare, né studiare. Non può fare nulla ed ora versa in una profonda depressione. Gli sono già state rifiutate dalla Commissione Territoriale Asilo di Bologna due diverse istanze e il 7 Dicembre, tramite un legale, ci sarà il primo ricorso in Tribunale, denunciando l'ingiustizia di una legge che ha protetto solo i profughi ucraini, lasciando privi di tutela coloro che, come Ismail, vivevano regolarmente in Ucraina ma sono stati costretti a scappare dalla medesima guerra.

Chiediamo di dar voce anche a chi vuole far conoscere questo vuoto normativo italiano che distrugge le speranze di ragazzi giovani, pieni di voglia di vivere, che della guerra sono solo vittime.

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